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Perché l’inchiesta Hannoun è un attacco squadrista della destra ai ProPal: l’ordine da Israele e l’Italia verso lo Stato di Polizia

Photo credits: Sergio Oliverio/Imagoeconomica

Photo credits: Sergio Oliverio/Imagoeconomica

Viviamo un tempo difficile, un tempo di guerra che fa scivolare tutto verso lo stato di polizia. L’operazione “antiterrorismo” degli ultimi giorni, non ne è esente. Se è vero, come si legge, che le prove contro gli arrestati le ha fornite Israele, gli apparati di sicurezza di uno stato estero che, come incredibilmente scrivono i pubblici ministeri “ha commesso gravi crimini contro il popolo palestinese” ( non avevo mai visto prima un mandato di cattura scritto così ), beh allora è tutto poco limpido.

Sono le informazioni fornite dal Mossad e dallo Shin Bet, a motivare l’accusa contro Hannoun e gli altri arrestati in via preventiva: le associazioni umanitarie operanti a Gaza che venivano finanziate, sono articolazioni di Hamas e dunque, a prescindere, terroristiche. Quindi un primo dato: l’oggetto non sono presunte attività terroristiche in Italia, o in Europa, che gli arrestati si preparavano a compiere, ma presunte attività terroristiche, definite tali da uno Stato estero che nel mandato di cattura stesso è definito come responsabile di crimini contro l’umanità e sottoposto al giudizio ( con mandati di cattura contro Netanyahu e i suoi ministri che nessuna polizia di un altro Stato occidentale mai eseguirà) della Corte Penale Internazionale.

Ora io immagino, anzi lo so per certo, che molte persone e organizzazioni abbiano mandato fondi ad altrettante organizzazioni umanitarie che operano in Israele. Non parlo delle istituzioni vere e proprie, università, governo, fondazioni varie che pure lo hanno sempre continuato a fare. Non parlo di aziende, come quelle di armamenti o di spionaggio, che godono di fortissime relazioni con Israele, mai messe in discussione nonostante i crimini contro l’umanità che quest’ultimo continua a commettere. Parlo di gruppi più o meno sconosciuti, di associazioni di persone che inviano fondi per progetti gestiti da loro riferimenti in Israele. Se qualcuno dicesse che le associazioni umanitarie israeliane sono una articolazione dello Stato criminale di Israele, e dunque chi finanzia loro finanzia uno sterminio di gente innocente a Gaza? O finanzia indirettamente gli assalti armati dei coloni israeliani in Cisgiordania?

Le persone che inviano aiuti o soldi sarebbero perseguite anch’esse qui in Italia? Se dalle intercettazioni delle loro conversazioni telefoniche o ambientali, saltasse fuori che qualcuno avesse approvato i bombardamenti su Gaza, l’uccisione indiscriminata di civili, l’auspicio che i palestinesi “possano morire tutti”, sarebbero scattati gli arresti come per Hannoun? Si sono realizzati convegni in Italia, ad opera di associazioni di appoggio al governo israeliano, che hanno detto questo direttamente. Ci sono ministri di quel governo che lo dichiarano ogni giorno: “ dobbiamo ucciderli tutti”. Eppure la “polizia di prevenzione “ non applica lo stesso metodo. Ci sarà molto materiale per il Tribunale di sorveglianza e per gli avvocati della difesa degli arrestati di questi giorni. Io non sono d’accordo con loro penso su niente, ritengo che Hamas sia una organizzazione fondamentalista islamica legata agli Ayatollah iraniani e alle peggio petromonarchie assolutiste del medio oriente.

Il 7 ottobre per me è stata una carneficina orribile, ingiustificabile dal punto di vista umano prima che militare o politico. Ma allo stesso tempo penso che il governo israeliano usando gli apparati dello Stato di Israele, abbia commesso e stia commettendo crimini contro l’umanità, atti genocidiari, omicidi di massa, torture, stupri nelle carceri, arresti aribitari di bambini nella sua guerra “al popolo palestinese”, non solo ad Hamas. E dunque? Come Mediterranea siamo presenti fisicamente con attiviste ed attivisti in Cisgiordania, nella Massafer Yatta. Sosteniamo associazioni palestinesi. Lottiamo al loro fianco per impedire gli assalti armati dei coloni e dell’esercito. Non dubito che il Mossad e lo Shin Bet possano averci schedato come “fiancheggiatori dei terroristi”. Il caso Paragon poi, quello dello spionaggio operato dai servizi italiani nei nostri confronti, ci ha rivelato che tutto il “materiale” delle intercettazioni di anni, è in mano anche al Mossad, perché la “ cybersicurezza“ è stata appaltata dall’Italia ad Israele, e alle sue aziende d’eccellenza come Paragon Solutions dal 2020. Dunque a me sembra che su questa vicenda della “grande operazione antiterrorismo”, insistano alcune cose: primo la politica, non lo stato di diritto o la sicurezza. Si sono eseguiti arresti per procura, su mandato di uno Stato estero, e sulla base delle informazioni di servizi segreti esteri. Peccato che lo Stato in questione sia non solo in guerra, ma abbia i suoi apparati di sicurezza, militari e civili, in mano ad un governo criminale che continua a violare ogni norma del diritto internazionale e ogni principio di giustizia e umanità.

Secondo: il governo italiano, attraverso i servizi segreti che dirige e la polizia di prevenzione che agisce sotto il suo comando, ha “costruito le carte” e “convinto” dei magistrati ad emettere i mandati di cattura. Si vede da come sono scritti i mandati da quei magistrati, che c’erano dei dubbi e forti anche. Tanto da far infuriare la destra di governo. Dentro quei mandati, per come sono scritti, c’è “l’uovo del serpente”. Cioè un buon aggancio per la difesa degli arrestati, il passaggio sulle attività criminali di Israele, che qualcuno dei magistrati firmatari ha voluto inserire. Esternando anche i suoi problemi di coscienza difronte ad una forzatura che poco ha a che fare con lo stato di diritto. Terzo: il governo italiano, dopo la vicenda della flottilla e le grandi manifestazioni italiane contro il genocidio, ha deciso di agire ad ogni livello per “smontare” quel movimento. Significa agire legalmente e illegalmente, come fa uno Stato contro quella che viene definita una “minaccia alla sicurezza nazionale”. Legalmente mettendo sotto osservazione persone attive in quel movimento, illegalmente costruendo un immaginario e dei “teoremi giudiziari “ che possano portare in galera , privare della libertà, quelle ed altre persone.

Qual è lo scenario politico ideale sul quale agire per tentare di far dissolvere la protesta? La sbandierata saldatura tra il fondamentalismo islamico e il movimento di opposizione al genocidio, allo sterminio. Il target del governo non sono tanto i soliti noti, esponenti di una minoranza sociale, ma l’eccedenza che quel movimento, per un attimo, è stata in grado di muovere. La preoccupazione del governo sono le centinaia di migliaia di persone “normali” che nelle giornate di ottobre si sono unite, e hanno agito, praticando innovative forme di lotta come il blocco “pacifico e determinato” di strade, porti, ferrovie, città. Praticando dunque nuove forme di protesta, di sciopero sociale, fuori dai canoni classici e previsti. L’azione della flottilla ha avuto in terra, qui in Italia, qualcosa al suo livello in quei giorni. Una sua traduzione politica e sociale che non si era mai vista con quei numeri che hanno permesso l’agire e messo in un angolo, per un attimo, il potere costituito. Disarticolare quella movimentazione e convergenza, è diventato da allora, l’obiettivo politico del governo. Quale modo migliore di screditarlo, spaventarlo, ridurlo a “minaccia alla sicurezza nazionale “? Cosa di meglio che ridurlo a “area grigia” che favorisce fondamentalismo e terrorismo?

E’ una tecnica antica, ma anche nuova: una sperimentazione esemplificativa di questo processo di dissuasione e deterrenza della resistenza della società civile organizzata ai crimini commessi dagli Stati e dai governi, è ciò che è accaduto in mare con le ong e la pratica del soccorso civile dei migranti. Che se ci pensate è a livello “flottilla “ come azione. Una lotta fatta di soccorso, di aiuto, non di antagonismo. Nel tempo delle politiche necrofile dei governi, fatte di morti e massacri, e’ il tipo di “resistenza” che temono di più. È così, grazie a servizi segreti e giornali compiacenti, il governo nelle sue varie espressioni, ha costruito l’immaginario delle ong “area grigia” per il traffico di esseri umani. L’attività di soccorso è diventata “minaccia alla sicurezza nazionale “ come l’immigrazione, e il “favoreggiamento “ il reato sul quale poggiare i teoremi giudiziari.

Al netto di tutto, e questo vale anche per l’operazione sull’Imam di Torino Shahin, siamo in presenza di uno scivolamento progressivo verso lo stato di polizia. E’ d’altronde quello che meglio si addice allo stato di guerra, uno stato di eccezione. Tutto deve farci riflettere molto sul compito storico, oltre che umano e politico, che i movimenti sociali hanno in questo frangente della storia. Su come sia importante, fondamentale direi, non solo non farsi trovare dove loro ti aspettano, ma anche rielaborare ciò che accade proiettando verso l’altrove il nostro cammino. E intanto sconfiggiamo la paura e la babele che loro creano. Non perdiamo il senso di giustizia e mettiamo al bando l’odio e la chiusura su noi stessi come risposta alla violenza e alla repressione. Capisco Papa Leone quando parla di “pace selvatica” citando il poeta Amichai. Qualcosa che scaturisce imprevisto, in mezzo alla guerra eterna dei “tutti hanno torti, tutti hanno ragioni”. Quasi per stanchezza del dover percorrere sempre la stessa strada, e sempre giungere allo stesso punto di partenza.

P.s. Sembra che l’esistenza di gruppi che possano fare attentati e stragi in Italia di matrice fondamentalista islamica, sia quasi una necessità per giustificare il piano. Non trovate? Sembra che lo evochino, che facciano di tutto perché possa accadere. Come fosse una profezia che si autoavvera. Speriamo di no.