María Corina Machado sarà a sorpresa ad Oslo, dove era attesa per ricevere in prima persona il premio Nobel per la Pace, ma non parteciperà alla cerimonia. È questo l’inatteso sviluppo di quello che si è andato a configurare come un vero e proprio “giallo” riguardante la leader dell’opposizione venezuelana, che ha ottenuto il riconoscimento lo scorso 10 ottobre.
La “dama de hierro” (dama di ferro, ndr) che da anni “lotta per ottenere una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia”, come da motivazioni del comitato norvegese per l’assegnazione del riconoscimento, era stata data per assente dagli stessi organizzatori: un portavoce dell’Istituto del Nobel norvegese aveva detto di non sapere dove fosse Machado, ma “non in Norvegia”, e per questo al suo posto era prevista la presenza della figlia Ana Corina Sosa per il ritiro del premio.
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Tutto confermato, almeno in parte. Machado, ha reso noto l’Istituto Nobel, è ora attesa a Oslo, ma non parteciperà alla cerimonia di assegnazione del riconoscimento. “Sebbene non potrà partecipare alla cerimonia o agli eventi della giornata, siamo profondamente lieti di confermare che sta bene e sarà con noi a Oslo”, ha dichiarato l’Istituto Nobel sul suo sito web, descrivendo il viaggio come “un viaggio in una situazione di estremo pericolo”. “Maria verrà a Oslo, ma non sappiamo quando”, ha aggiunto il portavoce dell’istituto, Erik Aasheim.
La leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado, vincitrice del Premio Nobel per la Pace, dovrebbe arrivare in Norvegia tra questa sera e domani mattina, ha dichiarato il direttore dell’Istituto Nobel Kristian Berg Harpviken, troppo tardi per partecipare alla cerimonia di premiazione.
Machado da anni si oppone al regime di Nicolás Maduro in Venezuela, ma ormai da quasi un anno non si fa vedere in pubblico. Lo scorso ottobre, ricevendo la comunicazione della vittoria del Nobel, Machado aveva detto di essere ancora in Venezuela, nascondendosi della autorità.
Per lei raggiungere Oslo per la consegna del premio Nobel da una parte fornisce la vetrina internazionale per attaccare il regime di Maduro in un contesto di prestigio, dall’altra comporta molto probabilmente l’impossibilità di tornare in Venezuela e di essere costretta all’esilio.
Esponente della destra ultraconservatrice venezuelana, le fu vietato di presentarsi alle elezioni presidenziali del 2024: per questo la coalizione di opposizione Piattaforma Unitaria Democratica scelse al suo posto l’ex ambasciatore Edmundo González Urrutia, sostenuto dalla stessa Machado. Quel voto, secondo i conteggi indipendenti, fu vinto proprio da González Urrutia: Maduro dichiarò però la sua vittoria, falsificò i dati elettorali iniziando una campagna di repressione delle opposizioni. González Urrutia fuggì in Spagna, Machado fu brevemente arrestata e poi di fatto si rese irrintracciabile nel Paese.
Machado dopo la vittoria del Nobel ha esercitato una forte pressione sull’amministrazione statunitense di Donald Trump per rovesciare, anche con l’uso della forza, il regime di Maduro. Gli Stati Uniti hanno più volte bombardato da settembre alcune barche al largo del Venezuela, sostenendo senza fornire prove che fossero usate dai narcotrafficanti per portare droga nel Paese. La Casa Bianca ha anche concentrato nei Caraibi alcune navi portaerei, minacciando più volte di attaccare e invadere il Paese e “chiudendo” lo spazio aereo sopra il Venezuela: d’altra parte Trump ha indicato formalmente Maduro come capo di una organizzazione terroristica, il “Cártel de los Soles”.