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Myrta Merlino intervista Fausto Bertinotti: “Il potere non ha più regole, comandano gli imperatori”

Myrta Merlino intervista Fausto Bertinotti: “Il potere non ha più regole, comandano gli imperatori”

Parigi. Nella città che più di ogni altra ha fatto dell’educazione, della cultura e del dialogo internazionale un simbolo globale, è tornata nei giorni scorsi la nuova edizione del Change the World Model United Nations Paris, organizzata dalla Change the World Academy. Quattro giorni di lavoro, confronto e diplomazia giovanile dedicati al tema centrale “Empowering Education for a sustainable future”, che quest’anno esplorerà il ruolo dell’istruzione come chiave per affrontare le sfide globali legate alla sostenibilità, alla trasformazione digitale e alla resilienza sociale.

Durante l’evento è stato annunciato che Myrta Merlino sarà il nuovo portavoce ufficiale del programma internazionale. «I giovani non bussano più alla porta del futuro: la stanno spalancando», ha affermato Myrta Merlino. «Il nostro compito è dare loro le chiavi per farlo con consapevolezza, coraggio e visione. Il Change the World è questo: un luogo dove il domani prende parola.» Claudio Corbino, fondatore e Presidente della Change the World Academy, sottolinea l’impatto formativo dell’iniziativa: «L’educazione non è un accessorio del futuro, è la sua infrastruttura fondamentale». Nel corso dell’iniziativa, alla quale hanno partecipato oltre 1000 studenti, Myrta Berlino ha intervistato Fausto Bertinotti. Pubblichiamo una sintesi dell’intervista.

Myrta Merlino. Presidente Bertinotti, oggi due parole – guerra e democrazia – hanno cambiato significato. La mia generazione ha vissuto la guerra come memoria, i giovani come cronaca. E intanto la partecipazione democratica crolla: dal 90% al 60%, fino al 40% delle regionali. Cosa vede lei in questo passaggio d’epoca?

Fausto Bertinotti. Parlo da uomo di parte. La mia generazione è stata fortunata: nana sulle spalle dei giganti. Ma quella storia si è chiusa con una sconfitta. È finito il Novecento, è finita la modernità. E quando finisce un mondo, chi ne ha fatto parte dovrebbe smettere i panni del maestro e indossare quelli dell’allievo. Per capire un tempo nuovo, dominato da un’altra parola: guerra. Papa Francesco è stato il primo a vedere la “terza guerra mondiale a pezzi”. Non capi di Stato, non grandi teorici: un uomo di fede.

Merlino. Guerra e capitalismo: che rapporto c’è tra questi due elementi nel mondo di oggi?

Bertinotti. I capitalismi non sono mai stati un blocco unico. Cambiano: dalla prima industrializzazione, al neocapitalismo fordista, a ciò che viviamo oggi. Nel Novecento il movimento operaio li costringeva a fare i conti con un avversario. Da quel conflitto è nata la democrazia matura: diritti, welfare, Costituzione. Ma quella democrazia è stata sconfitta. Poi è arrivata la globalizzazione con la promessa dello “sgocciolamento”, (cioè lo sgocciolamento della ricchezza dall’alto verso il basso: più ricchi i ricchi e di conseguenza più ricchi per “sgocciolamento” anche i poveri). Ma era un’illusione. Il risultato reale? L’aumento delle diseguaglianze, la vera cifra del nostro tempo. E quando la globalizzazione va in crisi, ognuno si prende il suo pezzo di mondo: ecco gli imperi, ognuno nella propria area di influenza. Da qui nascono le guerre: Ucraina, Palestina, e ogni luogo in cui un impero vuole imporre la sua legge. Le Nazioni Unite sono finite, restano solo i rapporti di forza.

Merlino. Gramsci direbbe: “nel crepuscolo nascono i mostri”. Chi sono i mostri di oggi?

Bertinotti. Sono gli imperi contemporanei. E gli imperatori. Non conquistano il mondo intero: dominano un’area. E il potere non risponde più a nessuna regola. Non esiste un impero democratico. Vale per Putin, vale per Trump. Sono leader che ascendono dal governo alla sovranità assoluta. Intanto la politica, debole, finge che non stia succedendo nulla: in Italia vota il 40% ma nessuno apre un dibattito. Si torna ai vecchi rituali, come se la democrazia non stesse crollando.

Merlino. Lei parla anche di “tecno-feudalesimo”, una formula che usano figure diversissime come Bannon e Varoufakis. È un’analogia che la convince?

Bertinotti. È un’immagine suggestiva perché coglie un punto: il potere economico tecno-scientifico è diventato talmente grande da avvicinarsi alla struttura del feudo. Il Medioevo aveva signori e sudditi; noi abbiamo pochi potentati tecnologici con ricchezze pari a Stati. Ma manca una categoria decisiva: l’impero. Senza considerare la dimensione statuale, non si capisce il sistema di dominio. E poi c’è una nuova “religione” laica che nasce dalla tecnologia e dall’individualismo assoluto: niente Stato, niente democrazia, niente legame sociale. Non un socialismo né un cristianesimo, che parlano di universalità dell’altro. Qui c’è solo l’Io.

Merlino. Però lei, in questa analisi drammatica, a un certo punto introduce la parola “fede”.

Bertinotti. Perché alla fine, di fronte al capitalismo totalitario, il punto da cui ripartire è proprio la fede. San Paolo dice: “Ho combattuto la giusta battaglia, ho mantenuto la fede”. E la fede, in forma laica, io la vedo nei giovani. È la prima generazione che non si muove per interesse ma per indignazione. I ragazzi che guardano Gaza e dicono: “non nel mio nome” esprimono una fede nell’umanità, nel diritto, nell’eguaglianza. È da lì che nascerà il nuovo.

Merlino. Negli Stati Uniti, come mi diceva il cardinale Zuppi, alcuni ambienti cattolici hanno capovolto il Vangelo: chi è ultimo è colpevole. E intanto il potere tecno-oligarchico entra fisicamente nella stanza dei bottoni: Musk, Trump… Che cosa sta accadendo in Occidente?

Bertinotti. Sta accadendo che la punta più avanzata dell’Occidente è diventata la punta dell’attacco alla democrazia. Il capitalismo americano, portato alla sua massima potenza, mostra la sua incompatibilità con la democrazia. Non sono conciliabili. Bisogna scegliere: o questo capitalismo, o la democrazia. Non basta difenderla: va reinventata. Perché un mondo che entra nell’era dell’intelligenza artificiale non può vivere con le forme della democrazia novecentesca. La classe è disgregata, la persona rischia di essere inghiottita dalla macchina. Servono nuove forme, nuove culture politiche.

Merlino. Ai giovani che le chiedono come farsi ascoltare, lei risponde: “Inventatevelo voi”. Perché?

Bertinotti. Perché la mia generazione non ha più le categorie, e non ha vinto. La nostra storia è finita con una sconfitta. Non possiamo indicare la strada. Possiamo solo ascoltare. La novità, la speranza, la possibilità di un’altra democrazia, verrà da loro. E forse è la cosa più bella che ci resti: metterci al loro fianco, non davanti. I giovani oggi partono da un «foglio bianco», liberi da ideologie e apparati: una condizione rischiosa ma anche fertile, che può generare il nuovo.