Leggo continue critiche al Pd e al suo gruppo dirigente fondate di solito su due accuse. La prima è quella di non avere una cultura di governo. La seconda è di essere scivolato su posizioni estremiste. Queste critiche vengono dai partiti e soprattutto dai giornali di destra, ma anche da settori del cosiddetto riformismo anche interni al partito. Proviamo a ragionare. Partendo dalla seconda accusa. Chiedo: in cosa consiste l’estremismo di Elly Schlein? Facciamo un elenco approssimativo delle posizioni assunte recentemente da Elly Schlein.
Primo, è schierata a difesa del popolo palestinese e condanna la ferocia e l’illegalità dei crimini di guerra dell’esercito di Netanyahu.
Secondo, chiede un salario minimo di 9 euro l’ora per tutti i lavoratori.
Terzo, propone una tassazione piccolissima sui grandi patrimoni.
Quarto, vuole che il governo investa più soldi nella sanità e nella scuola e riduca anziché aumentare le spese militari.
Quinto, è contraria alla deportazione all’estero dei migranti che chiedono asilo ed è contraria alle politiche anti-profughi che hanno prodotto migliaia di morti nel Mediterraneo.
Sesto, chiede conto a governo e ministri della liberazione dal carcere di Osama Almasri, killer libico sulla cui testa pende un mandato di cattura del tribunale dell’Aja.
Settimo, chiede che sia stracciato quel protocollo di collaborazione tra Italia e Libia che ha portato a finanziare campi di concentramento, torture, assalti armati alle barche dei migranti.
Infine si oppone a una riforma costituzionale che imponga il premierato, si oppone a una riforma delle autonomie che punisca il Sud, si oppone alla riforma della magistratura, e cioè alla separazione della carriere di Pm e giudici e al sorteggio per i magistrati che entrano nel Csm.
Non riesco a vedere tracce di estremismo. Oggi tutto il mondo, tranne poche frange estremiste e reazionarie, condanna Netanyahu. Compresa una parte importante del popolo e della intellettualità ebraica. La divisione è tra chi pensa che quello di Netanyahu sia genocidio e chi ritiene che non sia giusto usare quella parola e che bisogna parlare solo di crimini di guerra e di massacri di civili e di bambini. Il salario minimo è una misura base di un programma sociale. Minimo, appunto. Esiste praticamente in tutto l’Occidente e non credo che oggi l’Occidente sia in mano ai comunisti. Il sindaco di New York vuole portarlo a 30 dollari l’ora. In Svizzera è di 4000 euro al mese. Una forma incomprensibile di estremismo c’è, in questa vicenda: è l’estremismo di chi si oppone al salario minimo nel nome della difesa del potere illimitato degli imprenditori, e anche dei caporali.
La patrimoniale
Se ne sta discutendo anche in Francia. L’idea è quella di una tassa molto piccola sui patrimoni grandi. Che escluda la prima casa, che comporti un sacrificio quasi inavvertibile per i benestanti e per i ricchi e permetta di raccogliere qualche decina di miliardi per la sanità e la scuola. Se si può fare una obiezione è che questa è una proposta troppo soft. Io credo che non sarebbe sbagliato elevare anche al 5 per cento (e non all’1 per cento) la quantità del prelievo fiscale, in linea con la Costituzione. È accertato, e anche noto, che negli ultimi decenni il divario tra ricchi e poveri è enormemente aumentato e che ridurlo è urgente. Cosa deve fare un partito di sinistra? Dire: no, perché in questo modo si violerebbe la tranquillità esistenziale dei ricchi? Non riesco proprio a capire come si possa considerare estremista una misura socialdemocratica che anche Luigi Einaudi avrebbe approvato.
Sui migranti e l’accoglienza la posizione del Pd – del suo gruppo dirigente – è perfettamente in linea con la posizione della Chiesa cattolica (o forse addirittura un po’ più moderata), di papa Francesco e di papa Leone. Non credo che Francesco e Leone vadano considerati esponenti di Lotta Continua. Tralascio gli altri punti perché mi sembra che su quelli nessuna obiezione sia possibile. Dunque qual è il problema? Mi sembra di capire che la vera obiezione che viene fatta al Pd non è quella di non avere un programma di governo che renda credibile l’alternativa. L’obiezione è che questo programma, e questa alternativa, sono di sinistra. Di netto stampo socialdemocratico. E dunque non sono all’altezza delle politiche del centrodestra, che invece sono in gran parte politiche reazionarie. L’idea è che per avere la cultura di governo bisogna essere di destra. Ma allora, mi chiedo, non conviene dichiararsi direttamente di destra, e magari iscriversi alla Lega o a Fratelli d’Italia? E poi chiedo: ma la sinistra ha il diritto di esistere o è meglio che sparisca e lasci il campo libero?
Le critiche, dicevamo, vengono anche dall’interno del partito, dagli esponenti della cosiddetta ala riformista. Legittime in un’ottica di pluralismo. Però dovrebbero essere sostenute da argomenti concreti. Io non ho assolutamente capito quali siano le riforme che propongono i riformisti. Quale sia il loro programma. Vogliono stare dalla parte di Israele? Vogliono impedire il salario minimo? Vogliono bloccare l’ipotesi della patrimoniale? Vogliono risparmiare sulla scuola e sulla sanità, o magari spingere sulla privatizzazione della scuola e della sanità? Vogliono maggiori spese militari? Beh, se è così sarebbe bene che lo dicessero. Al momento mi pare che effettivamente le loro posizioni, puramente di schieramento, siano la vera palla al piede del Pd: non hanno uno straccio di programma di governo. E le poche e scarne linee politiche che talvolta indicano coincidono perfettamente con quelle della destra. Ma allora non si capisce bene che bisogno ci sia di alternativa: se quello che fa la destra è giusto, teniamocela.
In realtà dopo avere letto e riletto le polemiche, per quel che mi riguarda c’è un solo punto sul quale dissento dalle linee politiche del Pd. La riforma della giustizia. Si possono discutere sul merito tanti dettagli di quella riforma, si può spiegare con facilità che è una riforma monca, si può illustrare bene come sia stata varata dal governo meno garantista della storia della Repubblica: ma resta sempre il fatto che la separazione della carriere dei magistrati dell’accusa e dei giudici è semplicemente la realizzazione dell’articolo 111 della Costituzione. E che l’articolo 111 della Costituzione, odiato dai Pm, è un articolo eccellente.
P.S. Non ho mai capito quelli che dicono: così non andrete mai al governo. Magari hanno anche ragione. Io però non ho mai immaginato che l’obiettivo vero e unico della politica sia il governo e il potere. Se si vincono le elezioni si governa, sennò si fa l’opposizione. E fare l’opposizione è un mestiere dignitosissimo e molto utile. Sarà perché ho fatto parte per un po’ più di 20 anni di un partito che non è mai stato al governo ma ha influito sul governo dell’Italia forse più di tutti i partiti che avevano i ministri. Non è nostalgia: è una idea.