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Gaza, la tregua è senza aiuti: Israele blocca gli ingressi nella Striscia

AP Photo/Jehad Alshrafi

AP Photo/Jehad Alshrafi

Una tregua senza aiuti. A un mese dall’entrata in vigore del “Piano Trump” per Gaza, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa) afferma che Israele continua a impedire al suo personale internazionale e agli aiuti umanitari di entrare nella Striscia. Tuttavia, circa 12 mila dei suoi dipendenti locali stanno portando avanti la fornitura di «assistenza sanitaria, supporto psicosociale e istruzione alla popolazione, spesso in condizioni inimmaginabili», ha affermato l’agenzia in un post su X, riportato da al-Jazeera.

L’anno scorso Israele aveva vietato all’Unrwa di operare nel territorio sotto il suo controllo, sostenendo che diversi suoi dipendenti erano membri di Hamas, scrive ancora la testata araba. La Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito la scorsa settimana che Israele, in quanto potenza occupante, deve sostenere gli sforzi di soccorso forniti dalle Nazioni Unite e dalle sue entità, tra cui l’Unrwa. Nel suo post, l’Agenzia ha affermato che «un cessate il fuoco da solo non è sufficiente. Cibo, kit igienici, tende e altri rifornimenti sono disperatamente necessari», ha aggiunto. Circa 473 mila palestinesi sono tornati nel nord della Striscia di Gaza dal cessate il fuoco del 10 ottobre, secondo i dati diffusi dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha). Il rapporto indica che i civili rientrati stanno affrontando condizioni estremamente difficili, con diffusa distruzione delle abitazioni, carenza di acqua potabile e cibo, e mancanza di servizi essenziali. Molti si trovano ora a vivere tra le macerie, in aree contaminate da ordigni inesplosi. L’Ocha sottolinea che ampie zone del territorio costiero sono state trasformate in una distesa di rovine a causa della guerra condotta da Israele nella Striscia.

“Israele blocca l’ingresso degli aiuti a Gaza, violando le condizioni della tregua”: è l’allarme lanciato da Oxfam e da altre 40 organizzazioni al lavoro nella Striscia. Tra il 10 e il 21 ottobre, si legge in una nota, è stato negato a ben 17 Ong internazionali la possibilità di portare alla popolazione acqua pulita, cibo, tende e medicine. 50 milioni di dollari di aiuti, in questo momento, sono bloccati ai valichi di frontiera. Da qui l’appello “urgente” al Governo israelianoperché rispetti i termini del cessate il fuoco e consenta la circolazione degli aiuti umanitari da cui dipende la sopravvivenza di 2 milioni di persone allo stremo, in gran parte donne e bambini”. Secondo la nota il 94% di tutti i rifiuti da parte delle autorità israeliane è stato rivolto alle Ong internazionali. In tre quarti dei casi il blocco è stato motivato dal fatto che le organizzazioni “non sono autorizzate” a fornire aiuti umanitari a Gaza, mentre sono in corso nuove procedure di registrazione.

Anche se questo riguarda organizzazioni che operano a Gaza da decenni e sono registrate come Ong sia presso le autorità palestinesi che israeliane e sono quindi legalmente autorizzate, “È evidente perciò che le nuove limitazioni imposte da Israele – sottolineano le organizzazioni firmatarie dell’appello – sono determinate da una precisa volontà politica, che viola sia i termini che lo spirito dell’accordo di tregua. Le forniture sono imballate, il personale umanitario è pronto per una risposta umanitaria su larga scala, ma le autorità israeliane non rispettano gli impegni presi”. “Sempre tra il 10 e il 21 ottobre, infatti ben 99 richieste di Ong internazionali di fornire aiuti a Gaza sono state respinte – si legge ancora – assieme a 6 richieste presentate dalle agenzie delle Nazioni Unite. Uno stop alle forniture di aiuti, che è iniziato con l’assedio totale imposto da Israele a marzo e con l’introduzione del nuovo sistema di registrazione delle Ong internazionali”. Sistema di cui le organizzazioni chiedono la revoca.

Israele blocca l’ingresso degli aiuti a Gaza, violando le condizioni

“I bisogni della popolazione a Gaza restano altissimi: la nostra clinica è affollata di persone in cerca di cure, anche per i loro bambini malnutriti. Vediamo circa 1.500 persone a settimana. Ma l’ingresso di aiuti è a singhiozzo, non la svolta che speravamo, facciamo ancora fatica a reperire alcuni farmaci”, racconta Alessandro Migliorati, Capo progetto di Emergency nella Striscia. “Qui il 90% degli edifici non esiste più. Le persone non hanno più una casa. Il sistema sanitario è al collasso. Le necessità umanitarie nella Striscia di Gaza rimangono enormi. Ora più che mai bisogna continuare ad aiutare la popolazione palestinese. La pace continua a essere un miraggio.”, conclude Migliorati.

Otto morti e 13 feriti sono stati trasportati negli ospedali della Striscia di Gaza nelle ultime 48 ore: lo ha dichiarato ieri il ministero della Sanità del territorio palestinese controllato da Hamas, portando il bilancio delle vittime dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, il 10 ottobre, ad almeno 93 morti e 337 feriti. Secondo il conteggio del ministero, pubblicato quotidianamente su Telegram, 68.527 persone sono morte e 170.395 sono rimaste ferite nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre 2023. Oltre l’80 per cento, secondo fonti indipendenti, sono civili e circa 20.000 i bambini. Gli aiuti col contagocce, le uccisioni continuano. Sì, la pace a Gaza continua a essere un miraggio.