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I socialisti salvano il premier di Macron

AP Photo/Thibault Camus


Associated Press / LaPresse

AP Photo/Thibault Camus Associated Press / LaPresse

I socialisti salvano, per ora, il governo di destra che con tanta fatica alla fine è riuscito a metter su Sébastien Lecornu, l’ultimo macronista doc rimasto che con tono quasi rassegnato aveva accettato di ritentare per conto di Macron l’impresa già fallita la settimana scorsa (13 ore dopo la diffusione della lista dei ministri e 27 giorni dopo aver ricevuto l’incarico).

Per non fallire stavolta il premier Lecornu ha accettato una delle tre condizioni poste dai socialisti: rimandare la riforma delle pensioni contro cui le piazze francesi si sono più volte infiammate. In cambio i socialisti non daranno i loro 69 voti per far cadere il governo. Ieri pomeriggio Lecornu ha detto: «Proporrò di sospendere la riforma delle pensioni fino alla prossima elezione presidenziale». La Francia quindi dovrebbe avere la sua legge di bilancio entro il 31 dicembre. L’accettazione delle altre due condizioni poste dal partito socialista non è stata da lui esplicitata, ma viene data per scontata. Chissà se proprio da lì verrà la sorpresa. Si tratta di misure fiscali e della non applicazione dell’articolo 49.3 della Costituzione che consente al governo di approvare una legge senza il voto dell’Assemblea Nazionale.

Domani l’Assemblea nazionale, il parlamento francese, voterà le mozioni di censura (una sorta di mozione di sfiducia) già presentate sia dalla sinistra, la France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, che dall’estrema destra, il Rassemblement national di Marine Le Pen. Sulla carta non possono ottenere più di 250 voti e per far passare la mozione ne servono almeno 289. Ma con l’aria che tira in Francia nulla è scontato, nemmeno i numeri.