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Intervista a Roberto Morassut: “Reddito di cittadinanza? Abbiamo deriso il M5S e abbiamo sbagliato”

Photo credits: Sara Minelli/Imagoeconomica

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Roberto Morassut, parlamentare e membro delle Direzione nazionale del Partito democratico, Vicepresidente della Fondazione Giacomo Matteotti.

“Abituatevi, non vi faremo più il favore di dividerci. Vinceremo prima alle regionali e poi alle elezioni politiche”. Così Elly Schlein chiudendo la Festa nazionale dell’Unità a Reggio Emilia. L’unità come fine o come strumento?
Un po’ entrambe le cose per il vero. In questo momento è un fine, un fine intermedio strumentale e necessario per conseguire il risultato di vincere le elezioni e governare il Paese che va sottratto dalle mani di una destra che, sempre più, si sta dimostrando anticostituzionale, contraria agli interessi dell’Europa e dell’Italia, pericolosa per la pace, antipopolare. L’unità si sta costruendo, indubbiamente, nelle coalizioni che vanno al voto nelle regioni e anche a livello nazionale. Oggi il centrosinistra è decisamente più unito del 2022 e più competitivo. Occorre rafforzare il profilo di un programma comune che non sia solo di sbarramento verso la destra ma che abbia una credibilità e una capacità espansiva come programma di governo. Resto tra quelli che ritengono che noi dobbiamo puntare ad allargare la partecipazione al voto, soprattutto di quelle fasce sociali povere e più deboli che non credono più alla democrazia come strumento di promozione sociale, di riscatto della propria condizione. Si tratta di un problema che investe la democrazia nel suo complesso in tutto l’Occidente ma che non si può dare per scontato, magari teorizzando il fatto che occorre un partito e una proposta politica più adatta proprio a questo nuovo scenario. No, il Partito Democratico deve sempre avere l’obbiettivo di promuovere partecipazione e democrazia, portare alla lotta masse, donne e uomini in numero sempre maggiore con una coscienza sempre più forte delle nuove frontiere e dei rischi di esclusione, schiavitù e abbandono che questo mondo gerarchico e di uso verticale delle tecnologie e di organizzazione lavoro comportano, della frammentazione sociale che questa nuova epoca rischia di imporre per decenni recando in mano a poche migliaia di immensamente ricchi il destino di milioni di persone. Noi non dobbiamo perdere questo DNA e per questo avere un programma di governo che tocchi nodi e contraddizioni reali e che magari induca anche un confronto franco e aperto all’interno della coalizione non deve essere temuto, ma favorito con saggezza. Sulla vocazione maggioritaria del Partito democratico degli inizi si è molto frainteso. Un po’ come fu sul compromesso storico di Berlinguer, limitandosi alla pelle delle parole. Per me la vocazione maggioritaria, in questa epoca, è lottare per vincere l’abbandono, il rifiuto della scelta democratica soprattutto dei più svantaggiati perché lì sono congelate enormi energie per un cambiamento strutturale degli equilibri sociali, cambiamento urgente e necessario. La matematica non basta, insomma.

La segretaria Dem ha rilanciato le cinque priorità che erano state al centro dell’intervento conclusivo della festa dello scorso anno. Sanità pubblica, istruzione e ricerca, lavoro e salari, politica industriale per la conversione ecologica, diritti sociali e civili. Restano le priorità su cui il Pd intende continuare a battere. Ne ha altre da aggiungere?
Le condivido. Le condivido tutte. Ma aggiungo una questione: una politica di espansione dei diritti e delle tutele quale quella che noi proponiamo ha bisogno di una proposta credibile e coraggiosa di aumento delle entrate dello Stato, oltre che di riduzione degli sprechi. Ma sostanzialmente di aumento delle entrate. Probabilmente servono 20 miliardi all’anno in più. Se non affrontiamo questa questione anche le nostre priorità rischieranno di essere difficili da realizzare. E qui viene la questione fiscale ovvero la necessità di un’operazione che introduca forme di contributi di solidarietà se non vogliamo chiamarli “patrimoniale” che riduca le distanze, chieda alle grandissime fortune e patrimoni di partecipare di più allo sforzo del Paese. Bisogna prendere il toro per le corna e dire a chi si è avvantaggiato della globalizzazione finanziaria e immobiliare, non solo per merito, ma per posizioni di rendita di restituire una parte non enorme della propria fortuna per chi è rimasto indietro. Non è una cosa che rischia di spaventare il ceto medio. Al contrario, il ceto medio va ricostruito, messo in sicurezza. Anche perché è il vero punto di appoggio di ogni democrazia. Il caso Milano è un po’ un esempio di questo discorso, anche se non tutto si racchiude nel problema della rendita immobiliare ma riguarda i profitti da società di capitale e tanto altro ancora. Insomma, il discorso è chiaro e vanno vinte prudenze e timidezze. Ecco un bel tema identitario e radicale ma al tempo stesso espansivo in termini di consenso che può dare al centro-sinistra un profilo di riformismo radicale su cui misurarsi. In secondo luogo, credo che già dalla prossima legge di bilancio dobbiamo pensare a come rimettere da subito nei cassetti delle famiglie soldi freschi, veri, per affrontare il caro vita alimentare che, con il nuovo scenario dei dazi commerciali, sta già angosciando le persone davanti agli scaffali dei supermercati. Niente come questo problema merita una proposta da “bonus” e qualche miliardo di euro – forse più di qualche miliardo – per affrontare il tema della “spesa” settimanale al mercato potrebbe essere importante, accanto a misure – che però sono molto difficili da attuare – per combattere la speculazione dei prezzi.

Tutto questo mentre a Gaza si sta consumando il massacro dei palestinesi.
L’operazione di assedio militare di Gaza è una cosa alla quale non si assisteva da decenni, dalla Seconda guerra mondiale. Ricorda l’assedio di Masada contro i Sicarii, la frangia più estremista degli Zeloti che si batteva contro l’occupazione romana spesso ricorrendo al terrorismo. Alla fi ne, i romani scelsero la soluzione finale decidendo di cancellare Masada dalla carta geografi ca. Terroristi e popolazione civile. Abbiamo smarrito queste terribili memorie anche se ancora ci parlano attraverso le incredibili rampe di assedio realizzate in quel tempo e che sono ancora lì, nel deserto. Netanyahu vuole cancellare la questione palestinese rovesciando una montagna di odio che si trasmetterà per generazioni. Circa la condanna di questa invasione militare non vi possono essere dubbi. E la nostra presenza sulle unità di Sumud Flottilla, attraverso Arturo Scotto e Annalisa Corrado è la prova di un impegno di tutto il Pd al fianco delle popolazioni assediate che nessuna giustificazione offre al terrorismo di Hamas come abbiamo sempre e con chiarezza ribadito.

Quello che sta per entrare è un autunno politicamente caldissimo anche a livello parlamentare. A cominciare dallo scontro sulla manovra.
Ci prepariamo come ogni anno per la manovra di bilancio. Ho già detto cosa penso per l’immediato. Ma lasciami dire che la nostra preoccupazione deve essere di lungo o lunghissimo respiro. La questione sociale sta per aggredire tutto l’occidente democratico con una potenza distruttiva travolgente. Se in pochi anni l’impatto dell’intelligenza artificiale libererà milioni di braccia dal lavoro manuale e milioni di menti da quello intellettuale cosa resterà del valore stesso del lavoro? Intendo del valore materiale come mezzo di sostentamento e del valore morale e civile dal lavoro che hanno così profondamente segnato la cultura della sinistra e del socialismo? Non andiamo nella direzione indicata o sperata dall’utopia di Marx – che era pur sempre un uomo dell’800 intriso di romanticismo e di umanesimo – che nelle pagine dell’Ideologia Tedesca vedeva l’uomo reinventarsi come uomo totale, libero dal macchinismo, indirizzato allo spirito. Andiamo verso la schiavitù dei pochissimi in danno dei moltissimi. Esiste il problema delle forme di sostegno dei redditi e delle pensioni decrescenti, della riduzione degli orari di lavoro e del riallineamento delle opportunità e dei profitti che lo sviluppo tecnologico produce. L’incubo del tracollo nella povertà è già dentro la coscienza di milioni di persone. La consapevolezza che il riequilibrio delle opportunità non sia possibile nell’arco ristretto della propria vita o di quella dei propri figli produce rabbia e violenza. In ultimissima analisi il ritorno della guerra dipende anche da questo perché la “guerra sta nella vita, nella rabbia perché è finita”. Parlo anche della rabbia e della violenza quotidiana e minuta. Tanta gente non vede l’ora di fare a schiaffi , la conflittualità, l’ostilità personale si tocca palpabilmente nelle strade. Aggiungiamo a tutto questo che il Covid ha aperto un’epoca nuova quella di continui attacchi virali, sconosciuti e pericolosi ai quali siamo esposti. Gli antichi dicevano che quando l’uomo si macchia di “ubrys”, cioè dell’illusione di aver raggiunto una potenza assoluta, gli Dei lo puniscono scatenando contro disgrazie e cataclismi imprevisti. Roma raggiunse il massimo dell’espansione nel II’ secolo sotto gli Antonini, sognando la pace assoluta, ma arrivò la “peste partica” perché si erano toccati mondi lontani e sconosciuti…. L’Occidente è davanti ad uno specchio e vede scivolare via la sua anima. C’è bisogno di immaginare da subito grandi programmi davvero rivoluzionari di ribaltamento sociale, delle ricchezze prodotte e producibili con le nuove opportunità tecnologiche, mettere a fuoco meglio le indispensabili misure di sostegno reddituale per chi resta fuori che devono diventare strutturali e rendere quella che chiamiamo “assistenza” parte essenziale delle politiche redistributive. I Cinque Stelle hanno avuto il merito di individuare questo tema anche grazie alla personalità visionaria e contraddittoria di Casaleggio e noi, sbagliando, li abbiamo derisi. Ma il tema c’è tutto e va affrontato in sede politica e di proposte che superino i limiti stessi del “reddito di cittadinanza” per come lo abbiamo applicato fino ad ora. Anche qui la prossima manovra potrebbe essere un laboratorio di idee e proposte.

Si apre anche, con il voto nelle Marche, una importante stagione elettorale. In gioco c’è anche la leadership di Elly Schlein?
Rispondo seccamente. Queste regionali si possono vincere e la leadership di Elly Schlein comunque non è in discussione.