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Hugo Pratt: 30 anni senza il padre di Corto Maltese, l’uomo che rese il fumetto “letteratura disegnata”

FOTO DA RSI

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A chi limitava e sminuiva il linguaggio del fumetto, Hugo Pratt rispondeva: “Sono coglionate”. Anzi lui parlava di “letteratura disegnata”. E oggi è letteratura per davvero, ispira film e serie tv, arriva in finale al Premio Strega. Era il 20 agosto del 1995, Hugo Pratt moriva in Svizzera e l’Italia, anzi il mondo, dei fumetti perdeva uno dei suoi più autorevoli e innovatori esponenti, uno di quelli capace di far passare questo linguaggio come la Nona Arte, il narratore per primo nella storia autore di quelle che oggi si chiamano graphic novel. “Non credo ci sia mai fine all’avventura. Avventura vuol dire domani, in fondo. Dovrebbe essere prerogativa dell’uomo avere questa curiosità, per forza di cose ha voglia di andare dall’altra parte della frontiera a vedere cosa si sta perdendo e cosa non ha ancora incontrato”.

Hugo Pratt è stato un figlio della Venezia cosmopolita dell’inizio del Novecento, la famiglia era di origine anglo-normanna, ugonotti rifugiatisi in Francia nel ‘600. Un nonno si trasferì a Venezia, l’altro nonno aveva lontane origini ebraiche ed era fascista, la nonna materna era arrivata 600 anni prima dalla Turchia sulla laguna per lavorare il vetro a Murano. Lui nacque nel 1927. Era appena un bambino quando lesse Omero, romanzi celtici e americani che lo avvicinarono alla narrativa di avventura. Era appena adolescente quando si trasferì con la famiglia in Etiopia, l’Abissinia fascista, per seguire il padre Rolando, camicia nera della prima ora, che nel 1941 lo arruolò di forza nella polizia coloniale e che morì per un’infezione in un campo di prigionia inglese.

Quando gli Alleati liberano l’Etiopia, Hugo Pratt venne detenuto con la madre prima di essere rimpatriato su una nave della Croce Rossa. A Venezia Pratt trovò una città sotto l’occupazione nazista. A 17 anni divenne interprete per le linee Alleate e quando gli Alleati liberano Venezia lui indossava l’uniforme dell’esercito scozzese. Alla fine della guerra continuò a fare l’interprete al porto di Venezia. Il disegno gli fu ispirato dai romanzi letti in gioventù, dai colori e dagli ambienti dell’Africa, dalla guerra. Asso di picche la prima rivista con cui cominciò a collaborare a soli 18 anni, una rivista passata alla storia che guardava alle innovazioni dei comics americani.

Per 13 anni, fino al 1962, visse in Argentina negli anni di Peron, visse da bohemien, viaggiò nella Pampa, frequentò locali di tango e jazz: ci arrivò per volere di Cesare Civita, imprenditore italo-argentino che aveva investito nei fumetti. Un altro colpo di stato e la crisi economica lo costrinsero a lasciare il Paese e a tornare in Italia. Lavorò al Corriere dei Piccoli, viaggiò spesso in Brasile, dove ebbe una figlia con una donna a Bahia: la riconobbe con tutte le figlie delle sorelle della madre. Passò venti giorni da solo con gli Indios Xavante. Alla fine degli anni Cinquanta esordì con una serie tutta sua, Anna nella giungla.

Decisivo l’incontro con l’imprenditore immobiliare appassionato di fumetti genovese Fiorenzo Ivaldi nel 1967 con il quale lancerà una rivista: sul primo numero compariranno le prime tavole di Una ballata del mare salato, considerato la prima graphic novel nella storia del fumetto, in cui comparirà Corto Maltese. È un marinaio e un pirata, romantico e ironico, impenetrabile, autentico e fedele agli amici, non sempre vincente, libero e poetico, è l’ultimo gentiluomo di ventura comparso al tramonto della modernità. Sempre in giro per il mondo, alle prese con avventure pericolosissime, circondato da altri personaggi indimenticabili. Un avventuriero ma anche un pirata che quando una cartomante gli dice che non ce l’ha, sul palmo della mano si incide da solo la linea della fortuna con un coltello.

“Ero stanco dell’eroe anglosassone – ha raccontato della nascita del personaggio in un’intervista all’RSI Svizzera – avevo bisogno di qualche cosa di più Mediterraneo. Il nome: corto in spagnolo vuol dire svelto di mano, maltese mi ricordava il falcone maltese, la casa del maltese, e in quel momento (l’isola, ndr) diventava anche indipendente dall’Inghilterra. Lui è alto e magro, io sono piuttosto grosso, completamente diverso da lui. È la somma di varie esperienze, dopo varie esperienze finalmente mi è riuscito un personaggio che mi ha accompagnato bene”.

Corto Maltese resta il suo personaggio più famoso ma non l’unico. Per Umberto Eco, suo grande ammiratore, l’idealizzazione grafica dell’autore. Pratt aveva una predilezione speciale per l’Irlanda, la sua letteratura, le fiabe e i personaggi fantastici, la natura dei cliff e delle scogliere. Una grande passione anche per esoterismo e magia, dalla cabala e alla cartomanzia. Pratt tornò a vivere a Venezia, a Malamocco, un piccolo borgo in passato popolato da pescatori. Ha scritto romanzi, si è raccontato in libri e interviste. È morto in Svizzera, nel reparto oncologico di un ospedale. Abitava dal 1984 a Grandvaux, paesino tra Montreux e Losanna.