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Israele vuole cancellare la Palestina, sì a 3mila nuovi insediamenti di coloni che taglieranno in due la Cisgiordania

AP Photo/Nasser Nasser

AP Photo/Nasser Nasser

Tremilaquattrocentouno unità abitative per spazzare via anche l’ultima illusione di uno Stato palestinese. Il ministro delle Finanze israeliano, falco dell’ultradestra Bezalel Smotrich, ha annunciato di aver approvato il nuovo piano di insediamento nella regione E1 della Cisgiordania, che consiste in 3.401 unità abitative per i coloni: un piano che, ha detto, «seppellirà l’idea di uno Stato palestinese». Smotrich ha rivelato che terrà una conferenza stampa oggi, accompagnato dal presidente del Consiglio di Yesha, Israel Ganz, e dal sindaco Guy Yifrach del comune dove sorgerà l’insediamento, Ma’aleh Adumim. Lo scrivono i media israeliani, fra cui Jerusalem Post, Times of Israel e Ynet.

Smotrich ha fatto appello al primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, affinché «applichi la sovranità israeliana in Giudea e Samaria, elimini per sempre dall’agenda l’idea di dividere la terra e si assicuri che entro settembre gli ipocriti leader europei non abbiano più nulla da riconoscere». Lo riporta il Times of Israel. In un discorso a un evento organizzato dal Consiglio Yesha, l’organizzazione che rappresenta le autorità locali negli insediamenti israeliani in Cisgiordania, Smotrich ha assicurato che Netanyahu sostiene il suo controverso piano di costruire migliaia di case per i coloni israeliani su un pezzo di terra che collegherebbe Gerusalemme Est al grande insediamento di Maale Adumim. Il primo ministro, ha affermato il ministro ultraortodosso, «mi sostiene in tutto ciò che riguarda Giudea e Samaria e mi sta permettendo di creare la rivoluzione». Per Smotrich il progetto è una risposta a un’ondata di paesi occidentali che hanno annunciato o proposto piani per riconoscere uno Stato palestinese alle Nazioni Unite il mese prossimo. «Oggi, chiunque nel mondo cerchi di riconoscere uno Stato palestinese riceverà una risposta da noi sul campo», ha dichiarato Smotrich, «oggi stiamo scrivendo un capitolo storico nella storia della redenzione del popolo di Israele nella sua terra».

Fanatici messianici, ultranazionalisti senza limiti, ecco chi governa oggi Israele. Nel loro vocabolario non esistono parole come “dialogo”, “compromesso”, “pace”. C’è solo spazio per la guerra. La guerra come fine. La guerra di annientamento. «Nella ricerca di un’alternativa alla vittoria, è emersa questa idea: quella che chiamano una “soluzione politica”, che non è altro che un altro termine per indicare sconfitta e resa». Così Netanyahu, durante il discorso di apertura di un evento ospitato dall’emittente televisiva Newsmax a Gerusalemme, come riporta Times of Israel. «Questo non accadrà. Non rinuncerò alla vittoria. Il popolo d’Israele non rinuncerà alla vittoria», ha detto Netanyahu. In questo scenario devastante, Elly Schlein chiede all’Italia di riconoscere immediatamente lo Stato di Palestina, seguendo l’esempio di Spagna, Norvegia e Irlanda, e in linea con quanto annunciato da Francia e Regno Unito. Critica la posizione della premier Meloni, giudicando «grave» definirla una scelta prematura: «Se aspettiamo, rischiamo che non resti nulla da riconoscere, visto che esponenti del governo Netanyahu parlano apertamente di cancellare Gaza».

Schlein condanna fermamente gli attentati del 7 ottobre compiuti da Hamas, ma sottolinea che la risposta israeliana «non è autodifesa, ma punizione collettiva di un intero popolo». Aggiunge che il riconoscimento della Palestina è necessario per rilanciare una soluzione a due Stati, ribadendo che «gli interlocutori in Palestina ci sono e non sono Hamas». Intanto, in un appello congiunto rilanciato dalla Bbc, più di 100 Ong internazionali – tra cui Oxfam, Medici Senza Frontiere e American Near East Refugee Aidaccusano Israele di impedire l’accesso degli aiuti umanitari a Gaza. Dal 2 marzo, denunciano, nessun carico è stato autorizzato nonostante oltre 60 richieste, mentre la carestia nella Striscia si aggrava. Le Ong criticano anche l’affidamento in esclusiva degli aiuti alla Gaza Humanitarian Foundation, ritenuta inefficace e pericolosa per i civili.

L’Unrwa lancia un nuovo allarme via X: a Gaza le temperature superano i 40°C, aggravando una crisi umanitaria già estrema. Con scarse riserve di acqua, cresce il rischio di disidratazione per la popolazione, mentre proseguono bombardamenti e sfollamenti forzati causati dalle operazioni militari israeliane in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. La situazione è resa ancora più drammatica dalla mancanza di elettricità e carburante. «Serve un cessate il fuoco», ribadisce l’agenzia Onu. Dal 7 ottobre 2023, l’esercito israeliano, in risposta all’attacco terroristico di Hamas, ha ucciso a Gaza oltre 61.000 palestinesi, in gran parte civili, quasi la metà dei quali minori e bambini. E la chiamano guerra difensiva.