L’ ultima pensata è di quelle che fanno accapponare la pelle e riportano la memoria indietro nel tempo, quando un criminale a Berlino pensò di deportare gli ebrei europei in Madagascar, prima di sterminarli nei lager nazisti. Israele avrebbe avviato colloqui con il Sud Sudan per esplorare la possibilità di reinsediare migliaia di palestinesi provenienti da Gaza nel Paese dell’Africa orientale, teatro di una delle crisi umanitarie e politiche più gravi del mondo. Lo riferiscono i media locali, secondo cui i negoziati, pur non giunti a uno stadio avanzato, sono reali e in corso.
A confermarlo, sia pure indirettamente, è lo stesso Netanyahu. Il premier ha dichiarato all’emittente israeliana i24NEWS: “Non li stiamo spingendo fuori, ma stiamo permettendo loro di partire”. “Diamo loro l’opportunità di lasciare, innanzitutto, le zone di combattimento, e in generale di lasciare il territorio, se lo desiderano”, ha detto, citando i flussi di rifugiati durante le guerre in Siria, Ucraina e Afghanistan. Nella Striscia di Gaza, Israele ha controllato rigidamente i confini per anni, impedendo a molti di uscire. “Lo permetteremo, innanzitutto all’interno di Gaza durante i combattimenti, e certamente permetteremo loro di lasciare Gaza”, ha aggiunto Netanyahu.
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Intanto l’esercito israeliano non dà tregua a Gaza dove, in attesa dell’annunciata offensiva destinata nella mente di Netanyahu a «liberare Gaza City da Hamas», non si placano i raid aerei e non si smette di contare i morti. Secondo il ministero della Salute della Striscia sono 89 quelli delle ultime 24 ore, 31 dei quali freddati ai centri per la distribuzione degli aiuti. L’Onu parla di 300mila bambini a rischio malnutrizione acuta. Israele nega, ma fonti mediche e numerose testimonianze smentiscono, tanto da far firmare a vari Paesi Ue, tra cui l’Italia, ed extra Ue, tra cui Australia e Giappone, un documento in cui si chiede al governo israeliano «di autorizzare tutte le spedizioni di aiuti delle Ong internazionali e di consentire agli operatori umanitari essenziali di svolgere le loro attività».
Ma per Gaza non c’è che morte e distruzione
Il capo di Stato maggiore delle Forze di difesa d’Israele (Idf), Eyal Zamir, ha approvato il quadro generale per i prossimi piani operativi nella Striscia di Gaza. Lo riferiscono le Idf con una nota su Telegram. “È stato presentato e approvato il quadro centrale del piano per le prossime fasi nella Striscia di Gaza, in conformità con le direttive dell’apparato politico”, si legge nella nota. Alla riunione erano presenti il vertice dello Stato maggiore, membri dello Shin Bet (agenzia di intelligence israeliana per gli affari interni) e alti comandanti. Zamir ha inoltre sottolineato l’importanza di «aumentare la prontezza delle truppe e la preparazione per il reclutamento delle riserve, svolgendo al contempo un addestramento di competenza tale da garantire alle Idf un margine di manovra più ampio in vista delle prossime missioni». Le Idf stanno “eseguendo incursioni aggressive” a Gaza City. Lo ha dichiarato all’Afp il direttore dell’ufficio stampa del governo di Hamas a Gaza, Ismail al-Thawabta, denunciando una “pericolosa escalation” da parte di Israele.
Queste incursioni si stanno verificando “in particolare nel quartiere di Zeitoun” e nell’area intorno Tal al-Hawa e sono “accompagnate da intensi bombardamenti, cerchi di fuoco e demolizioni di case”, ha affermato il funzionario, sottolineando che queste operazioni “si sono intensificate questa settimana”. “Queste aggressioni rappresentano una pericolosa escalation mirata a imporre una nuova realtà sul terreno con la forza, attraverso la politica della terra bruciata”, ha aggiunto alThawabta. Dall’alba di di ieri le forze israeliane hanno ucciso almeno 24 palestinesi a Gaza, tra cui cinque bambini e cinque richiedenti aiuti: è quanto scrive l’emittente qatarina Al Jazeera, che cita fonti mediche palestinesi e della Mezzaluna Rossa. Fra le vittime, scrive al Jazeera, 12 persone hanno perso la vita in un attacco aereo israeliano su una casa nel quartiere Zeitoun di Gaza City, secondo una fonte dell’ospedale al-Ahli Arab.
Secondo un economista dell’Università Ebraica di Gerusalemme citato dal Times of Israel, il piano recentemente approvato dal governo israeliano per conquistare Gaza City avrà un prezzo elevato per l’economia del Paese e per la qualità della vita dei suoi residenti. Se Israele decidesse di procedere con il piano per Gaza City, il costo stimato potrebbe aggirarsi intorno ai 100 miliardi di NIS (29,2 miliardi di dollari), ovvero il cinque percento del PIL del Paese, ha affermato Esteban Klor, professore di economia all’Università Ebraica. La somma include l’aumento delle spese militari, oltre a un impatto negativo sulla spesa civile e un potenziale significativo freno agli investimenti e alle esportazioni, ha osservato l’economista.