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Bonus caldo per i rider, si muove la politica: “Serve un ammortizzatore sociale”

Foto by Marco Alpozzi/Lapresse

Foto by Marco Alpozzi/Lapresse

Per i rider, oltre ai sindacati, si sta muovendo anche la politica. Almeno nell’intenzione, visto che la volontà di dare ai ciclofattorini autonomi maggiori tutele ancora non si è trasformata in realtà. L’opposizione, ad esempio, si è sollevata il mese scorso contro ilbonus caldo” di Glovo: una maggiorazione percentuale irrisoria sul compenso per consegne effettuate con temperature elevate (si parlava di 5-20 centesimi in più).

Da qui era nata anche un’interrogazione di alcuni deputati del Pd alla ministra del Lavoro Calderone. Oggi quel bonus è stato ritirato. Raggiunta da L’Unità, la deputata del M5S in Commissione Affari Sociali Mariolina Castellone commenta così la condizione odierna dei rider non subordinati: “Nel 2019 Colin Crouch mise in luce i rischi della gig economy. Il sociologo britannico sottolineò come, al contrario di quanto si pensi, l’‘economia dei lavoretti’ non ha creato un rapporto di lavoro privo di implicazioni gerarchiche e quindi non bisognoso di norme per proteggere i lavoratori – spiega la pentastellata –  Per tale motivo, crediamo che sia necessaria la stipula di un Ccnl dei ciclofattorini che fissi una serie di regole inderogabili”.

Ma il governo sembra non preoccuparsene. Spiega Castellone: “Come M5S abbiamo avanzato alcune proposte al governo, tra cui quella di riconoscere anche ai rider le integrazioni salariali previste in caso di sospensioni o riduzioni dell’attività lavorativa. L’esecutivo le ha bocciate: per Meloni e i suoi, evidentemente, i diritti dei lavoratori sono un optional”. Ed è di parere simile la vicepresidente del Pd Chiara Gribaudo, che per i rider aveva presentato un emendamento alla Manovra 2025, la cosiddetta legge Griseri, pensata proprio per tutelare i ciclofattorini in condizioni climatiche estreme. Fu bocciata, ma a luglio 2025 è stata depositata una nuova pdl, la Griseri-Prisco, per istituire un fondo da 10 milioni di euro l’anno per tre anni per tutelare i rider nei giorni di allerta meteo.

“La proposta l’abbiamo intitolata a Griseri, un giornalista, che aveva dedicato il suo ultimo articolo ai rider, e Prisco, un sindacalista”, precisa anzitutto Gribaudo. Che aggiunge: “Con le delibere anti-caldo di Lazio e Piemonte, non si risolve il problema. I rider già guadagnano poco, non possono non avere un ristoro. Noi proponiamo per gli autonomi una misura sperimentale che preveda una copertura”. Poi c’è il discorso della direttiva 2024/2831 dell’Unione europea, da recepire entro dicembre 2026, che introduce una presunzione legale di subordinazione nei rapporti con piattaforme digitali. Un modo per limitare il falso lavoro autonomo. “L’Italia non ha ancora ratificato questa direttiva – dice Gribaudo – ma dovrà farlo. Per ora fanno orecchie da mercante. E noi abbiamo la necessità di un ammortizzatore sociale per i rider”. Conclude la vicepresidente dem: “Chiediamo la cassaintegrazione per i lavoratori dipendenti, mentre per gli autonomi proponiamo una soluzione di mediazione, una misura sperimentale, un fondo dedicato dello Stato per fare quello che succede nella cassaintegrazione”.