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Gentiloni e l’Europa ectoplasma politico: così lisciamo il pelo ai gangster Trump e Netanyahu

Photo by Cecilia Fabiano/LaPresse

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La perdizione più profonda è la mediocrità.
(S. Kierkegaard)

Preoccupato per la guerra Usa-Israele-Iran si dice Paolo Gentiloni, in un recente articolo su Repubblica. Non è, ovviamente, il solo: l’assillo pervade il mondo. Ma egli è angustiato soprattutto dalle “conseguenze disastrose” derivanti dal blocco dello stretto di Hormuz. Al che ci si aspetterebbe una sua forte reprimenda per l’inferno scatenato da Netanyahu e Trump. Macché: niente di niente. Così graziati i due Stati-canaglia – che hanno aggredito l’Iran e assassinato la “guida suprema” Khamenei contro l’abc del diritto internazionale – il Nostro spezza una lancia a favore dell’Europa. Scrive: “Sarebbe il caso di smetterla con le lamentele esasperate sulla sua assenza e di moltiplicare piuttosto gli sforzi per colmare il ritardo nella difesa”. I conigli europei, campioni di opportunismo, presentati come “leoni”.

Questa Ue, autoridottasi a ectoplasma politico, succube dei due gangster avventuristi, si guarda bene dal prendere una iniziativa di mediazione che favorisca la fine della guerra di aggressione, non fosse altro perché i suoi popoli sono i primi a subirne le conseguenze per l’aumento dei prezzi del petrolio e dell’inflazione conseguente, oltre al grave rischio di estensione del conflitto. “Colmare il ritardo nella difesa”: Gentiloni è allineato con quella parte del Pd che, insieme alle forze di destra, è d’accordo a sperperare circa 800 miliardi per armare ancora di più i singoli Stati dell’Unione, sottraendo quella montagna di risorse agli impieghi di utilità sociale. Al riguardo non si dimentichi che nel Parlamento europeo 10 eletti del Pd hanno votato a favore del riarmo e 11 si sono astenuti. Trump ha affermato di non avere alcun bisogno del diritto internazionale, dicendo: “L’unico limite al mio potere è la mia moralità”. Parole grottesche da parte di uno accusato di turismo sessuale con minorenni (v. Epstein files), che mente di continuo, che aggredisce Stati sovrani (il Venezuela prima dell’Iran), che sta strangolando Cuba, che appoggia il criminale di guerra Netanyahu e che si pone al centro della seduta spiritica dei pastori evangelici nello studio ovale della Casa Bianca.

Non è questo a turbare Gentiloni. Ciò che massimamente lo angustia è che una delle conseguenze dell’aggressione all’Iran determini “un rafforzamento di Putin in Ucraina”. Aggiunge: “Se si vuole un test del ruolo geopolitico europeo, eccolo: è l’Ucraina”. È l’invito perentorio a ruggire da parte dei “leoni” europei, che spingono l’Ucraina nella morsa tra la sconfitta adesso e la disfatta domani. Che, in omaggio al consueto uso dei due pesi e delle due misure, hanno inflitto alla Russia sanzioni a iosa, ma si guardano bene dal comminarne a Usa e Israele. Con tali esponenti dell’ “opposizione” non è chiaro che il governo delle destre in Italia può andare avanti tranquillo?

Paolo Gentiloni non è sempre stato così. Nella sua vita è registrata una parentesi ben diversa. Dicono le cronache che in gioventù fece parte, nel Sessantotto, di quell’ala del movimento studentesco romano collegata a quello milanese. Fu dunque un mio sodale. Bella cosa avere “tradito” la propria classe di appartenenza nobiliare, per abbracciare la lotta per il diritto allo studio, la solidarietà con i lavoratori, l’internazionalismo a sostegno dei popoli oppressi. Peccato che poco dopo a prevalere sia stato il richiamo della foresta. Si è ricordato di chiamarsi Paolo Gentiloni Silveri, discendente della famiglia dei conti Gentiloni Silveri, nobili di Filottrano, Cingoli, Macerata e Tolentino. E ha fatto molta carriera politica, fino a divenire capo di governo e poi membro della Commissione Ue. A riprova di quanto disse un maestro, secondo cui “è facile fare qualcosa di buono, ma è difficile fare cose buone per tutta la vita”.

Dei maliziosi sostengono che il Nostro, attualmente, sta operando sotto traccia, senza esporsi troppo, meticoloso nel dare un colpo al cerchio e uno alla botte (pare Paolo Mieli, onnipresente nei talk show televisivi, che quando parla sembra una pentola di fagioli in ebollizione): secondo loro sta acquattato perché sogna di diventare presidente della Repubblica. Via: è vero che questo è il tempo in cui trionfano i mediocri, ma c’è un limite a tutto.