La Biennale di Venezia, diretta da Pietrangelo Buttafuoco (che è uno dei pochissimi intellettuali di prestigio dei quali disponga lo schieramento di centrodestra) ha permesso alla Russia di partecipare all’esposizione del 2026. C’è stata subito una protesta dell’Ucraina, poi una lettera di 22 paesi europei che chiedono a Buttafuoco che la Russia sia messa alla porta, e anche il governo italiano si è detto in disaccordo con la decisione. La speranza è che Buttafuoco non si arrenda.
I paesi europei che hanno scritto a Buttafuoco hanno fatto un forte e sdegnato richiamo al dovere di rispettare ed esaltare la libertà artistica, che è un pilastro della tradizione della Biennale, dicono. Non spiegano però come si possa difendere la libertà artistica coi divieti. In genere la libertà e i divieti – se restiamo alla logica formale – sono incompatibili. Comunque ognuno può decidere come vuole. A noi sembra una scelta molto illiberale quella di chiudere le porte della Biennale ad alcuni paesi. Se però si dovesse prendere questa decisione, allora sarà necessario motivarla.
La motivazione può essere una sola: escludiamo la Russia perché il suo governo ha attaccato militarmente un paese sovrano, cioè l’Ucraina. A quel punto sarà impossibile non escludere dalla biennale tutti i paesi che hanno attaccato militarmente uno o più paesi sovrani. E quindi si dovranno chiudere le porte in faccia ad Israele, che ha attaccato Palestina, Iran e Libano. E naturalmente bisognerà rinunciare anche alla partecipazione degli Stati Uniti che hanno attaccato il Venezuela, prendendo prigioniero il suo presidente, e poi hanno attaccato due volte l’Iran. Se si sceglie questa via la Biennale di quest’anno sarà una mostra un po’ misera. Svizzera, Costarica, San Marino, Lussemburgo…