Il Libano è, nel terzo giorno di conflitto che infiamma il Golfo Persico, il nuovo epicentro degli scontri. È il Paese a nord di Israele il luogo in cui si è alzata la tensione nell’area, già sconvolta da tre giorni di attacchi missilistici scatenati in primo luogo da Stati Uniti ed Israele e che hanno portato alla morte dell’ayatollah Ali Khamenei e alla decapitazione dello stato maggiore politico-militare iraniano.
Nel terzo giorno di combattimenti, con la furiosa reazione di Teheran che ha attaccato le principali basi statunitensi nei Paesi del Golfo, dal Kuwait al Qatar, passando per Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Kurdistan iracheno, le attenzioni maggiori si stanno spostando in Libano.
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Dopo due giorni di intensi bombardamenti contro l’Iran, lunedì mattina l’IDF ha attaccato con forza il vicino Libano ed in particolare obiettivi riconducibili ad Hezbollah, il movimento politico-militare da sempre alleato dell’Iran e sostenuto dal regime sciita. Secondo le agenzie di stampa nazionali, dopo i bombardamenti israeliani è in corso una grossa fuga della popolazione dal sud del Libano: si tratta di un “massiccio esodo” dalla regione di Tiro verso Beirut e il nord del Paese. Anche l’Afp dà conto di un grande traffico di macchine con famiglie, alcuni con materassi sul tetto, verso la città di Saida. Le vittime in queste prime ore di bombardamenti sarebbero oltre trenta.
Raid che arrivano in risposta ai primi attacchi contro lo Stato ebraico compiuti domenica notte da parte degli alleati iraniani con razzi e droni. I bombardamenti israeliani non sono una novità: sin dall’autunno 2024 Tel Aviv attacca il vicino Libano sia con lanci di missili che con l’uso di forze di terra, fino al raggiungimento di un fragile cessate il fuoco più volte violato dall’IDF, che sporadicamente torna a bombardare il Paese.
Questa mattina l’esercito israeliano ha fatto saper di “non avere un piano immediato per un’invasione terrestre in Libano”, negando così le voci e ricostruzioni emerse nelle ore precedenti. Lo scenario era emerso tramite fonti della sicurezza israeliana al canale di notizie saudita Al-Hadath, rilanciate dal Times of Israel: la nuova offensiva, era emerso, “potrebbe includere un’invasione di terra”, aveva sottolineato la fonte, precisando che “non ci sarà alcuna immunità per nessun politico o figura militare di Hezbollah, e nemmeno per i suoi sostenitori”.
Al momento gli attacchi contro il Libano hanno provocato oltre trenta morti. In Iran invece la Mezzaluna Rossa iraniana (il corrispettivo della Croce Rossa nei paesi musulmani) ha scritto su Telegram che finora gli attacchi di Stati Uniti e Israele sull’Iran hanno ucciso almeno 550 persone: i raid congiunti hanno riguardato 131 città del paese, le stime sono provvisorie e difficili da verificare.
L’altro fronte che si è aperto spinge invece il conflitto in Europa. È a Cipro, l’isola nel cuore del Mediterraneo, che un drone, non è chiaro ancora se iraniano o di Hezbollah, ha colpito la pista della base britannica di Akrotiri, nella parte sud del Paese. Azione militare che sorprende solo in parte: in passato infatti Hezbollah, il “partito di dio” libanese stretto alleato di Teheran, aveva minacciato di prendere di mira Cipro e le basi britanniche proprio per la collaborazione tra le forze militari locali ed Israele.
In precedenza due droni diretti verso la basa britannica della Raf a Cipro erano stati intercettati in volo, come riportato da Sky News, costringendo al decollo alcuni velivoli militari britannici allo scattare dell’allarme aereo.
Proprio per la situazione d’allarme sull’isola, l’aeroporto internazionale di Paphos è stato evacuato: nella sua aerea era scattato un allarme dopo che un drone non identificato era stato rilevato nello spazio aereo riservato dello scalo.