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El Mencho, da poliziotto a re dei narcos in Messico: il boss individuato ed eliminato durante una visita all’amante

El Mencho, da poliziotto a re dei narcos in Messico: il boss individuato ed eliminato durante una visita all’amante

Che era stato un poliziotto, che era stato arrestato e detenuto negli anni ’90 negli Stati Uniti, che era diventato secondo diverse agenzie e media il narcotrafficante più potente e pericoloso al mondo. La morte di Nemesio Oseguera Cervantes, detto “El Mencho”, capo del cartello del narcotraffico Jalisco Nueva Generación (CJNG), considerato oggi il più potente in Messico, ha scatenato disordini e violenze indiscriminate nello Stato di Jalisco. E ha messo sotto i riflettori dei media mondiali il boss, ucciso a 49 anni in un’operazione che, secondo quanto rivelato dal ministero dell’Interno, aveva coinvolto in qualche misura anche gli Stati Uniti. A differenza di altri grandi capi del narcotraffico internazionale, di questo personaggio esistevano ed esistono però poche informazioni.

Secondo la scheda segnaletica era alto un metro e 72 e aveva capelli neri, era nato nella regione di Tierra Caliente, nello Stato di Michoacán, ma non si conosce con precisione la località esatta in cui è cresciuto. La famiglia coltivava avocado. A neanche 20 anni venne arrestato una prima volta a San Francisco, nel 1989 fu arrestato per crimini federali e trascorse tre anni in carcere prima di essere espulso dagli USA. In Messico lavorò come poliziotto per qualche anno prima di entrare nel Cartel del Milenio, un’organizzazione dello stato di Jalisco all’interno della quale scalò progressivamente le gerarchie. Fu così che in pochi anni arrivò alla fondazione del CJNG.

Dapprima alleato del cartello di Sinaloa nella truculenta guerra tra narcos con il cartello Los Zetas, il cartello del Mencho si contraddistinse per l’efferata violenza delle sue operazioni e per il traffico esclusivamente in droghe sintetiche come per esempio il fentanyl, l’oppioide che ha scatenato una vera emergenza negli Stati Uniti e cui il Presidente Donald Trump ha dichiarato guerra in questa sua seconda amministrazione. Difatti l’organizzazione ha raggiunto un assetto militare, anche nell’operazione che ha portato alla morte del capo è stato trovato un enorme arsenale di armi. Una potenza di fuoco che gli ha permesso un’espansione in tutto il Messico e oltre. Il cartello ha eliminato perfino il giudice che avrebbe dovuto processare il figlio di Oseguera e un ex governatore dello stato di Jalisco.

Scheda di El Mencho

Del Mencho esistevano pochissime foto, tra cui alcune segnaletiche risalenti agli arresti. Anche se negli anni la sua fama era comprensibilmente cresciuta esponenzialmente, le notizie su di lui avevano continuato a scarseggiare. Secondo il ministro della Difesa, il generale Ricardo Trevilla, il boss sarebbe stato individuato grazie a un infiltrato nella cerchia di conoscenti dell’amante a Tapalpa. “Sono state approfondite le relazioni di El Mencho fino ad arrivare all’individuazione di un’amante, è stato infiltrato un uomo e abbiamo avuto la conferma della sua presenza, il 21 abbiamo pianificato l’operazione e il 22 febbraio abbiamo dato il via”. El Mencho sarebbe rimasto gravemente ferito quando cercava di fuggire nella selva con i suoi uomini.

Trevilla ha trasmesso “le condoglianze alle famiglie dei compagni che hanno perso la vita e anche un riconoscimento al personale militare che ha realizzato una operazione di successo. La si può vedere da molti punti di vista ma è chiaro che hanno fatto il loro dovere. E cosa si è dimostrato? La forza dello Stato messicano”. Il ministro si è anche commosso nel parlare dell’operazione in conferenza stampa. Sono almeno 25 i membri della Guardia Nazionale morti nei sei attacchi separati che hanno portato all’uccisione del capo del cartello. Circa 30 i sospetti criminali, secondo i dati diffusi dal segretario alla Sicurezza del Messico, sono stati uccisi a Jalisco e altri quattro sospetti a Michoacan. La Presidente Claudia Sheinbaum ha negato una collaborazione con gli Stati Uniti nell’operazione. “Quello che c’è stato, è stato uno scambio di informazioni“. Smantellati i blocchi stradali. Comunque non abbastanza per il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che sul suo social Truth ha lamentato che “il Messico deve intensificare la lotta contro i cartelli e la droga!”