Dopo la proposta di legge per abbassare da 14 a 13 l’età in cui i minori diventano penalmente imputabili (prima firmataria la deputata Marta Fascina), Forza Italia se ne inventa un’altra ma a Palazzo Madama. Il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri e il senatore azzurro Pierantonio Zanettin hanno annunciato un ddl per introdurre il reato di ‘attentato alla sicurezza dei trasporti con finalità di terrorismo’.
Lo spiegano così: “Il settore dei trasporti è sempre più spesso bersaglio di nuove strategie terroristiche, in particolare di matrice jihadista. Eventi recenti a livello internazionale hanno evidenziato come semplici veicoli possano essere trasformati in armi improprie per compiere stragi indiscriminate. Per questo abbiamo presentato un disegno di legge che introduce nel Codice penale la nuova fattispecie di ‘Attentato alla sicurezza dei trasporti con finalità di terrorismo’ (art. 280-quater del Codice penale)”. “La norma – hanno spiegato- punisce chiunque, con finalità di terrorismo, ponga in essere atti di violenza o sabotaggio che incidono sul sistema dei trasporti. Rientrano in questa fattispecie sia l’utilizzo di un veicolo come arma, sia l’attacco diretto a infrastrutture, mezzi o servizi di trasporto, sia la creazione di un grave pericolo per la sicurezza della circolazione. La pena prevista è la reclusione da dodici a venti anni”.
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Insomma da un singolo fatto di cronaca – in questo caso i sabotaggi che hanno mandato più volte in tilt la circolazione dei treni negli ultimi giorni perché qui in Italia di attacchi jihadista per fortuna non ne abbiamo subìti– è scattato il riflesso pavloviano di dar vita ad una norma legata ad una falsa emergenza. Quello che stupisce è che tutto ciò provenga da Forza Italia, che pare voler rincorrere, se non sorpassare, Lega e Fratelli d’Italia sull’autostrada del populismo penale. Proprio in un momento in cui il tema della sicurezza, tra falsi allarmismi e fake news, si lega a quello della riforma costituzionale: se si vota Sì, dicono a destra, avremo un Paese in cui le cattivissime “toghe rosse” non scarcereranno più ladri e manifestanti e non faranno più rientrare dai Cpr albanesi i migranti.
A proposito di referendum è partita in questi giorni la campagna di affissioni del Comitato per il Sì dell’Unione delle Camere Penali Italiane. I manifesti, in grande formato sulle facciate di alcuni edifici, sono visibili a Roma e Milano in diversi snodi urbani ad alta visibilità con un’immagine che richiama una storica battaglia culturale dell’avvocatura penale e lo slogan “Giocatore e arbitro non devono essere della stessa squadra”. La campagna riprende una celebre vignetta delle Camere Penali: un arbitro che indossa la maglia di una delle due squadre di calcio. “Un paradosso visivo che diventa messaggio politico e istituzionale: chi giudica non può appartenere alla stessa squadra di chi accusa”, spiega una nota. Di diverso parere Giovanni Zaccaro, Segretario di AreaDg: “Il processo penale non è una partita di calcio, non è un gioco. È sofferenza e sudore. Sofferenza degli indagati ed imputati. Sofferenza delle vittime. Sudore degli avvocati e dei magistrati. Queste vignette fatte con IA riducono sofferenza e sudore ad una PlayStation. Offendono imputati, vittime, avvocati e magistrati (e sono pure brutte)”. Insomma clima molto sereno sul campo di battaglia.
Intanto non si placano le polemiche per il fatto che l’Anm, non fornisca i dati dei donatori al Comitato “Giusto dire No”. “È giusto chiedere chi finanzia chiunque. Mensilmente escono articoli su alcuni giornali su chi finanzia la Lega in maniera trasparente, non mi offendo, è giusto” ha detto Matteo Salvini. Anche Filippo Blengino, segretario di Radicali Italiani, auspica maggiore trasparenza: “Tutti i partiti politici sono tenuti a pubblicare sul proprio sito web i nominativi di chi effettua donazioni superiori a cinquecento euro. La domanda è semplice: per quale motivo il Comitato per il No al Referendum, riconducibile all’Anm guidata da Parodi, un’associazione di diritto privato che esercita un’influenza rilevantissima all’interno di un organo che dovrebbe essere indipendente come la magistratura, dovrebbe sottrarsi a un principio elementare di trasparenza?”. Perché la legge dice altro e distingue tra partiti e comitati referendari.
Sempre il vicepremier e leader della Lega chiede di abbassare i toni della polemica puntando il dito pure verso il Ministro Nordio: “Come ho commentato le parole di Gratteri, commento anche quelle di Nordio. Evitiamo aggettivi, attacchi e insulti e parliamo del merito. Gli italiani non voteranno pro o contro Salvini, Nordio, Gratteri, il governo, la Schlein. Conto – ha concluso Salvini – che tutti hanno toni più tranquilli”. Intanto un sondaggio dell’Istituto ‘Only Numbers’ (Alessandra Ghisleri) per “Porta a Porta” fotografa questa situazione: il 40,3% degli italiani dichiara che il 22 e il 23 marzo andrà a votare per il referendum confermativo sulla riforma della giustizia, non andrà il 16,8%, indecisi il 42,9%. In particolare, il 47,2% degli italiani voterebbe sì alla conferma della legge di riforma della giustizia, erano il 46,6% nella scorsa rilevazione del 5 febbraio, mentre il 43,1% voterebbe no, quindi per l’abrogazione (erano il 42,2%).