Ancora le mani di Israele sui territori palestinesi, in quello che è soltanto l’ultimo passo di un processo di occupazione, di appropriazione condannato dalla stragrande maggioranza della comunità internazionale. Lo Stato Ebraico ha infatti approvato un piano per autorizzare, per la prima volta dal 1967, un processo di registrazione dei terreni occupati in Cisgiordania. Potrebbe partire già quest’anno il piano. Condanna da parte dell’Autorità Nazionale Palestinese, che ha lanciato un appello alle Nazioni Unite a intervenire subito “per costringere Israele a rispettare il diritto internazionale”. Per Hamas è un piano “nullo e privo di valore” di “una potenza occupante illegittima”.
Ad avanzare la proposta il ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, quello della Giustizia, Yariv Levin, e quello della Difesa, Israel Katz. Lo hanno definito un passo avanti nell’istituzione di una “certezza giuridica” sui terreni. Il piano riguarda la cosiddetta Area C della Cisgiordania secondo quanto deciso dagli Accordi di Oslo: quelle terre, secondo la comunità internazionale, appartengono ai palestinesi anche se da anni sono di fatto controllati da Israele che esercita una completa gestione civile e militare. Ci vivono circa 300mila palestinesi.
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I territori diventeranno “proprietà statale” qualora i palestinesi non saranno in grado di dimostrare la loro proprietà. Prevedibilmente tanti di quei terreni andranno espropriati, anche perché molti documenti potrebbero esser andati ormai persi. Si prevede di procedere a registrare almeno il 15% dei territori entro cinque anni. Appena la scorsa settimane, il gabinetto di sicurezza del governo israeliano aveva approvato alcune misure per estendere ulteriormente il controllo sulla Westbank: una di queste cancellava il divieto di vendita dei territori agli israeliani ebrei, i non musulmani finora potevano acquistare terreni soltanto tramite società private e non a titolo personale.
Per l’ufficio del presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), Mahmoud Abbas, la decisione di Israele è “una grave escalation e una flagrante violazione del diritto internazionale”. Un’iniziativa che equivale a una “annessione de facto”. Condanna anche da parte dell’Egitto e del Qatar: Il Cairo “condanna con la massima fermezza” questi annunci che rappresentano “una pericolosa escalation volta a consolidare il controllo israeliano” sulla Cisgiordania e una violazione degli accordi internazionali mentre la diplomazia di Doha ha denunciato misure che ha definito “un’estensione dei piani per privare il popolo palestinese dei propri diritti”. Anche il governo dell’Arabia Saudita ha affermato che “Israele non ha sovranità sui territori palestinesi occupati” e ribadisce il proprio “rifiuto assoluto” di queste “misure illegali”, che costituiscono “una grave violazione del diritto internazionale, minano la soluzione dei due Stati e rappresentano un attacco al diritto intrinseco del popolo palestinese a stabilire il proprio Stato indipendente e sovrano entro i confini del 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come capitale”.
Diffusa oggi, dal The Times of Israel, la notizia della firma di un accordo da parte dei ministeri delle finanze e dell’edilizia abitativa israeliani e del Consiglio Regionale Benjamin della Cisgiordania che prevede la creazione di un nuovo insediamento che costituirà un’espansione verso est di Gerusalemme. Si tratterebbe, tecnicamente, un’espansione verso ovest dell’insediamento di Adam, che si trova molto vicino al confine nord-orientale di Gerusalemme, e i piani prevedono la costruzione di circa 2.780 unità abitative in un nuovo “quartiere”. Per l’ong Peace Now, “con il pretesto di un nuovo insediamento, il governo sta portando avanti un’annessione clandestina”.