È ben povera memoria quella che funziona solo all’indietro.
(L. Carroll)
È in quanto persona, prima ancora che come senatrice a vita, che Liliana Segre merita rispetto. Per le nefandezze subite nel campo di sterminio di Auschwitz e per la sua costante testimonianza sull’orrore della Shoah. È appena trascorso il giorno della memoria e lei lo ha celebrato insieme alle più alte cariche dello Stato. Preoccupata per il risorgente antisemitismo, a colpire in particolare è stata una sua affermazione: “Non si può usare Gaza ‘contro’ il Giorno della Memoria; non si può accettare che diventi occasione di una vendetta sulle vittime di allora”.
Il punto è: l’azione di sterminio antipalestinese a Gaza e in Cisgiordania, ad opera di Israele, sostenuto da Usa e Ue, proprio in quanto richiama l’aberrazione dell’olocausto, è a favore – non “contro” – il giorno della memoria. Nessuna vendetta sulle vittime di allora. Al contrario, incondizionata solidarietà. La stessa che bisogna avere nei confronti delle vittime di oggi. Senza questa solidarietà si renderebbe sterile il ricordo dell’atroce passato che adesso, in forme nuove, è divenuto ancora attuale.
Significa capire la profonda preoccupazione che assillava Primo Levi: poiché l’impensabile disumano è accaduto, può ripetersi. A riprova che la storia è sì maestra di vita, ma molti discepoli sono ottusamente immemori. La senatrice Segre è stata ripetutamente criticata, spesso in modo sguaiato, per il suo rifiuto di riconoscere come “genocidio” la mattanza di Israele contro i palestinesi. In particolare è stata attaccata dal novembre 2024, in seguito all’intervista rilasciata al Corriere della Sera, in cui rifiutava, appunto, la parola “genocidio”, pur riconoscendo, in sintonia con la condanna della Corte penale internazionale, i crimini di guerra e contro l’umanità commessi da Israele. Non credo sia giusto impiccare dialetticamente una persona all’uso o meno di una parola. È un dato di fatto, a proposito delle diverse sensibilità, che uno dei più prestigiosi intellettuali israeliani, David Grossman, ha fatto proprio il termine “genocidio” riferito ai crimini di Israele contro i palestinesi.
La critica alla Segre non sta tanto nel mancato uso di quella parola, ma piuttosto nell’insistere sulla unicità della Shoah, come se non ci fosse stato lo sterminio dei nativi americani – perpetrato all’insegna delle tre M (militari, mercanti, missionari) – e non ci fosse oggi, oltre ai palestinesi, quello dei curdi del Rojava.
Quanto al risorgente antisemitismo le preoccupazioni della Segre hanno ragion d’essere. L’odio antiebraico, essendo una variante fra le più sudicie del razzismo, va condannato e contrastato come un’aberrazione in sé. Ma, anche qui, non è forse vero che Israele – negando ogni diritto ai palestinesi e usando perfino la fame come arma di guerra, dopo avere ridotto Gaza all’età della pietra – è divenuto “la più indefessa fabbrica di antisemitismo” (ciò che ho rilevato nei miei scritti)?
Mi conforta il giudizio di una grande intellettuale ebrea, Edith Bruck. Anche lei deportata nei campi di concentramento nazisti e presente insieme alla Segre nella giornata della memoria, ha dichiarato nel 2024: “Il premier Netanyahu sta distruggendo Israele, nato sulle ceneri di Auschwitz. Le sue scelte hanno suscitato uno tsunami di antisemitismo, eppure nessuno lo ferma” (corsivo mio). Questo è un punto focale. Quando Netanyahu continua ad affermare che mai ci sarà lo Stato palestinese, e per impedirne la nascita persegue una sorta di “soluzione finale”, non è questo un incentivo spaventoso all’antisemitismo?
Per contrastare questa mortale deriva possono dare un contributo prezioso gli ebrei democratici della diaspora. Per esempio: va ammirato il coraggio di quei giovani ebrei americani, studenti e non, che si oppongono con forza alla politica del governo fascista di Israele e a quella della Casa Bianca e, per questo, vengono arrestati e imprigionati. Sorte che, per sua e nostra fortuna, non rischia Liliana Segre. Credo sia giusto chiederle tutto il suo aiuto possibile affinché siano realizzati i legittimi diritti pel popolo palestinese, dato che questa è l’unica vera garanzia perché anche Israele possa vivere in pace. E pure gli ebrei in ogni parte del mondo.