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Perché Trump ha rimosso Bovino, il falco dell’ICE sostituito dallo zar dei confini Homan: “In Minnesota superata la linea rossa”

AP Photo/Angelina Katsanis

AP Photo/Angelina Katsanis

Fa fuori un super falco non più difendibile e manda in prima linea lo “zar dei confini”. È la de-escalation stile Trump. In gergo militare un “arretramento tattico”. Gregory Bovino è stato rimosso dal suo incarico di comandante del Border Patrol, riporta The Atlantic che cita alcune fonti secondo le quali Bovino – che si trova al momento a Minneapolis – tornerà al suo precedente incarico a El Centro, in California, e andrà in pensione a breve. The Atlantic cita tra le fonti un funzionario della Homeland Security e due persone a conoscenza della decisione.

Con il suo atteggiamento combattivo e l’abbigliamento militare l’alto funzionario della Guardia di Frontiera degli Stati Uniti, Gregory Bovino, è stato il volto duro delle campagne contro gli immigrati più aggressive del secondo mandato del presidente Donald Trump, che avrebbe deciso di toglierlo dalle operazioni a Minneapolis per calmare gli animi dopo la morte di Alex Pretti. Con il suo taglio di capelli rasato, la sua uniforme verde e un lungo cappotto a doppiopetto (paragonato all’abbigliamento della Wehrmacht tedesca nella Seconda guerra mondiale), Bovino ha diretto dall’inizio del mese il grande dispiegamento nella più grande città del Minnesota, dove due cittadini americani sono stati uccisi in meno di tre settimane dagli agenti federali. Bovino è apparso davanti alla stampa difendendo sempre l’azione dei suoi agenti, assicurando che in entrambe le uccisioni hanno agito “per autodifesa”, e ha classificato come eroe l’ufficiale i cui colpi hanno causato la morte di Renée Good il 7 gennaio.

Bovino, 55 anni, è nato nel 1970 nella Carolina del Nord in una famiglia di italo-americani e i suoi bisnonni sono arrivati negli Stati Uniti all’inizio del XX secolo. Dopo la rimozione di Gregory Bovino dall’incarico di comandante del Border Patrol, secondo The Atlantic, anche il segretario per la Sicurezza interna Kristi Noem e il suo stretto consigliere Corey Lewandowski, che erano i maggiori sostenitori di Bovino, rischiano di perdere il posto dopo l’uccisione di Alex Pretti a Minneapolis da parte degli agenti federali. Trump vuole “un ritiro dal Minnesota con onore, che non dia l’impressione che la sua ondata anti-immigrazione sia stata una sconfitta, causata dagli sforzi maldestri delle forze dell’ordine sotto Bovino e dal crollo dei sondaggi”, scrive Axios. Secondo il media americano, Trump ha trascorso la domenica lamentandosi della risposta maldestra della sua amministrazione all’uccisione di Pretti, comprese le conferenze stampa di Greg Bovino e Kristi Noem, in cui sono apparsi “insensibili” riguardo alla morte dell’uomo, ha detto ad Axios un confidente che ha parlato con Trump.

Ora la Casa Bianca vuole dare solide basi all’operazione immigrazione in Minnesota, mentre i Democratici del Senato minacciano di fermare il governo federale questo venerdì a causa dei controversi sforzi dell’amministrazione per far rispettare le leggi sull’immigrazione. Quindi ora, tocca “a Tom Homan intervenire” ha aggiunto la fonte. Sempre secondo la fonte, Homan ha intenzione di incontrare le forze dell’ordine, insieme al governatore del Minnesota Tim Walz e al sindaco di Minneapolis Jacob Frey. Entrambi hanno accusato gli agenti dell’immigrazione di terrorizzare i cittadini del Minnesota e hanno chiesto loro di andarsene. Ma il malcontento tracima anche in campo repubblicano e, soprattutto, in quel mondo degli affari al quale il tycoon è molto legato.

Il senatore repubblicano del Texas Ted Cruz ha criticato la reazione dell’amministrazione Trump alle uccisioni da parte di agenti federali ICE a Minneapolis, mettendo in discussione il tono utilizzato nella comunicazione ufficiale. “Quello che penso l’amministrazione potrebbe fare meglio è il modo in cui descrive questi episodi: immediatamente, quando succede qualcosa del genere, escono con le armi spianate dicendo ‘abbiamo eliminato un terrorista violento, evviva!’”, ha affermato Cruz nel suo podcast lunedì. “Il problema è che, soprattutto per chi non segue attentamente la vicenda, se ti viene detto che si tratta di una madre di tre figli e non c’è alcuna indicazione, non sta sventolando una bandiera dell’Isis né indossa una cintura esplosiva, l’escalation della retorica non aiuta e anzi fa perdere credibilità”, ha aggiunto il senatore.

Ancora più “persuasiva” è la presa di posizione delle più importanti aziende del Minnesota e nazionali. 60 delle più importanti aziende dello Stato, alcune nazionali o globali come 3M, Target, Best Buy, UnitedHealth Group, General Mills, Cargill (la più importante azienda privata americana), U.S. Bancorp, Medtronic o Mayo Clinic, insieme ad alcuni dei più importanti marchi sportivi professionistici come i Vikings, i Twins, i Timberwolves, i Lynx e i Wild hanno vergato una lettera “pepata”, sulla carta intestata della Camera di Commercio del Minnesota, spiegando a The Donald che, tra uccisioni -esecuzioni e bambini arrestati, la red line della sopportabilità è stata superata e che forse sarebbe stato opportuno se l’Ice se ne fosse andato dal loro Stato e dai loro affari. E quando si parla di affari, Trump è molto sensibile. In Minnesota, nel mondo.