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Anni di chemio ma il tumore non c’era, Daniela risarcita di 500mila euro: “Cosa me ne faccio dei soldi? Mi sento una donna finita”

FOTO DA PIXABAY (tungnguyen0905)

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Anni di chemioterapie, di visite e diagnosi, cure durissime e un fisico ormai compromesso da quelle stesse terapie prima di scoprire: quel tumore che gli era stato diagnosticato non era mai esistito. Sarà risarcita dall’Asl di Pisa di quasi 500mila euro Daniela Montesi, che ha 65 anni ed è di Pontedera, in provincia di Pisa, sposata e madre di due figli. “Cosa può importarmi dei soldi in più, se non c’è ancora un modo per farmi stare bene?”. La sua storia è stata raccontata dal quotidiano La Stampa, una storia clamorosa di malasanità.

“Avrei voluto esserci anch’io davanti ai giudici della Corte d’appello di Firenze per far vedere loro come sto, per far capire tutto quello che ho sofferto. Ero in ospedale, invece, a curarmi dalle malattie che stanno aggredendo il mio sistema immunitario, distrutto da quelle cure sbagliate. Mi sento una donna finita, purtroppo non c’è modo per essere sereni, neanche dopo la sentenza sul risarcimento”. Ha raccontato del suo sistema immunitario distrutto, di cure sempre più dure anche oggi.

La diagnosi nel 2006: linfoma intestinale all’ultimo stadio. “All’ospedale di Volterra mi è stato fatto solo il prelievo del midollo, nel settembre 2006, che poi hanno mandato a Pisa per ulteriori analisi. C’erano parametri incerti che risultavano dall’esame, al Santa Chiara presero quella patologia incerta per certa. Diagnosticarono un linfoma tipo Malt, a prevalente localizzazione intestinale. E mi sottoposero alle cure antitumorali, chemio, cortisone e farmaci, per troppo tempo”.

Cure, terapie invasive, chemio e anticorpi prima di una biopsia ossea a Genova che ha escluso “la presenza della patologia linfoide proliferativa clonale”. Ha perso anche il lavoro, non ha potuto più guidare. “Ho presentato il ricorso contro la sentenza del giudice civile – ha spiegato al quotidiano torinese l’avvocata Sonia Ticciati – perché ritenevo del tutto insoddisfacente la quantificazione dei danni. L’azienda ospedaliero universitaria di Pisa dovrà pagare altri 142 mila euro, dopo la somma del primo grado. Oltre a rifondere le spese processuali per entrambi i gradi di giudizio e pagare anche il consulente di medicina legale, il professor Gabrielli di Siena, che ha dato un contributo decisivo”.