La Cassazione ha confermato ieri l’assoluzione per Matteo Salvini dall’accusa di sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio per avere impedito, da ex ministro dell’Interno, lo sbarco a Lampedusa dalla Open Arms di 147 migranti soccorsi nel Mediterraneo durante tre operazioni di salvataggio. Con il rigetto da parte della V sezione della Suprema Corte del ricorso della procura di Palermo si chiude così questa vicenda giudiziaria iniziata nel 2019. Immediata e secca dal social X la reazione del leader della Lega: «Cinque anni di processo: difendere i confini non è reato».
Stavolta Salvini non può attaccare i magistrati per presunte accuse di invasione nella politica migratoria del Governo, essendo la sentenza di ieri a lui gradita. Invece è Oscar Camps, Fondatore Open Arms, a puntare il dito contro i giudici: “Non è una decisione tecnica, è una decisione politica. Neanche oggi (ieri, ndr) si è fatta giustizia, ma si è costruita una impunità. Dire che non c’è reato quando un ministro blocca per giorni persone salvate in mare significa legittimare l’uso della sofferenza umana come strumento politico. Quello che è successo oggi è preoccupante per lo stato di diritto. Questo precedente non solo cancella il passato, ma autorizza anche il futuro. Autorizza altri governi a chiudere i porti, a trattenere le persone sulle navi. Noi continueremo in mare, loro continueranno nei palazzi: la Storia giudicherà chi sta dal lato giusto”.
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Immediato anche il commento della premier Giorgia Meloni: “La soluzione definitiva di Matteo Salvini nel caso Open Arms è una buona notizia e conferma un principio semplice e fondamentale: un Ministro che difende i confini dell’Italia non commette un reato, ma svolge il proprio dovere. Forza Matteo”. Subito dopo a dichiarare è Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia: “Ero certo che Matteo Salvini sarebbe stato assolto in via definitiva. Ha agito nell’interesse dell’Italia, giustizia è fatta. Ora proseguiamo nella nostra azione di Governo, uniti e compatti, fino al termine della legislatura”.
Dalle opposizioni il primo a parlare è il deputato Angelo Bonelli di Avs: “Noi le sentenze le rispettiamo sempre. Ora la destra non potrà più sostenere che esista una magistratura “rossa” o politicizzata. L’autonomia e l’indipendenza della magistratura vanno salvaguardate in ogni momento: sono una garanzia fondamentale della nostra democrazia. Esattamente il contrario di ciò che fa questo governo, che quando le sentenze non gli piacciono attacca i magistrati accusandoli di essere politicizzati, come è avvenuto ancora oggi in Aula per bocca della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Resta però fermo il nostro giudizio politico sull’operato di Matteo Salvini, che è e rimane negativo: Salvini ha usato i migranti come strumento di propaganda e di consenso elettorale, non per difendere i confini dell’Italia”.
Per l’avvocato di Salvini, Giulia Bongiorno, “il termine soddisfazione esprime quello che sento in questo momento. Si tratta di un processo che non dovevamo nemmeno iniziare e questa soluzione di carattere definitivo evidenzia quello che ho sostenuto in aula: era totalmente fuori dal mondo il ricorso della procura, ma ciò che ci interessa è la correttezza dell’operato di Salvini”. Il difensore ha concluso: “Tutto questo è la conferma del fatto che è partito un processo che veramente non doveva nascere e ciò è stato confermato anche come dalle conclusioni della procura generale”. Proprio i pg di Cassazione ieri in aula avevano chiesto il rigetto del ricorso per “saltum” dei pm di Palermo e la conferma quindi dell’assoluzione perché il fatto non sussiste. La Procura generale, nel corso della requisitoria, si era anche riportata alla memoria depositata nelle scorse settimane in cui si affermava che il ricorso dei pm del capoluogo siciliano “non dimostra, nella prospettiva di censura della sentenza impugnata, la sussistenza di tutti gli elementi dei reati contestati, al fine di poterne dimostrare la tenuta della posizione accusatoria”. Dalle parti civili, invece, era giunta la richiesta dell’accoglimento del ricorso dei pm di Palermo, e, dunque, di annullare la sentenza impugnata poiché “la prova dell’esistenza del dolo c’è nei fatti e nelle testimonianze. A 140 naufraghi che si trovavano di fronte alle coste italiane non è stato permesso di sbarcare per giorni violando le norme internazionali e costituzionali e la loro dignità”, avevano sottolineato i legali.
Il leader della Lega non c’era ieri a piazza Cavour, ma sui social aveva rilanciato il suo slogan “A processo per aver fermato gli sbarchi e difeso i confini italiani. Rifarei tutto. A testa alta”. C’era invece Oscar Camps, fondatore di Open Arms. All’ora di pranzo i giudici erano entrati in Camera di consiglio da dove erano usciti alle 18:15. Il 20 dicembre 2024 Salvini fu assolto dall’accusa di sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio. La procura del capoluogo siciliano riteneva invece che l’attuale vice premier avesse l’obbligo di concedere un POS (place of safety) alla nave Open Arms. Le motivazioni furono depositate il 18 giugno 2025. Contro di esse la Procura diretta da Maurizio de Lucia decise di opporsi saltando il giudizio d’appello e ricorrendo direttamente al vaglio della Cassazione. Una procedura straordinaria detta “per saltum” con cui si contestava l’interpretazione giuridica della sentenza di primo grado, che ha assolto Salvini. Secondo i ricorrenti, i magistrati di primo grado hanno interpretato in modo errato le norme nazionali e internazionali sui porti sicuri e sulle responsabilità istituzionali. Avevano torto i primi e ragione i secondi.