Per Romano Prodi “i leader possono nascere. O farsi”. E proprio con la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein nelle scorse settimane ci sono stati frequenti contatti di chiarimento dopo le critiche dell’ex premier al “centrosinistra che ha voltato le spalle all’Italia”. Lo ha raccontato lo stesso Prodi in un’intervista al Corriere della Sera.
“La mia preoccupazione è che una parte dell’elettorato si allontani dal centrosinistra perché ritiene che dall’opposizione arrivi una lettura troppo ristretta della società, non sufficiente per un’alternativa concreta di governo. Ed è già tardi perché siamo oltre la metà legislatura. Le ho anche spiegato che a me non interessano i partiti, ma le coalizioni di governo. C’è tanto da cambiare, ma a dire il vero molti anche nel Pd vogliono semplicemente conservare il proprio ruolo”.
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E nel frattempo “nella mente di Conte, invece, non è ancora definito quello che lui pensa sia il suo ruolo. Se il centrosinistra uscirà vincitore dalle Politiche auguriamoci che non gli prenda la bertinottite. Alla fine, uno dei due leader, tra Schlein e Conte, dovrà riconoscere che l’altro ha vinto”. Prima di allora, tuttavia, ce ne sarà di strada da fare considerando il principale pregio del governo Meloni: la durata, è il terzo più longevo nella storia della Repubblica. Per Prodi intanto “Meloni non ha realizzato nulla e la manovra è per i ricchi. Segue intanto con interesse l’iniziativa dell’ex direttore delle Entrate Ernesto Maria Ruffini.
86 anni, economista, ex premier, per due volte (dal 1996 al 1998 e dal 2006 al 2008) ministro dell’industria e dal 1982 al 1989 al capo dell’Iri (Istituto per la ricostruzione Industriale), a capo della Commissione Europea dal 199 al 2004.“Per cominciare bisogna governare e per farlo serve il consenso della maggioranza della popolazione. Non è un dettaglio. Dobbiamo poter parlare di argomenti veri come tasse, immigrazione, sanità, scuola co le parole giuste, senza un radicalismo che spaventa gli elettori e che nella nostra storia non ha mai pagato […] senza slogan facili, ma con un riformismo concreto che impasti insieme realismo e coraggio”.
Zohran Mamdani, appena eletto sindaco a New York dopo la sfida del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump che aveva appoggiato l’ex dem Andrew Cuomo, “ha attratto i giovani, è stato capace di mettere in campo una campagna elettorale con pochi fondi. Ciò detto, la sua non mi pare esattamente la cifra del rivoluzionario”. Più sostanziosa invece la vittoria delle due governatrici democratiche, in New Jersey e in Virginia. Proprio Trump, invece, suscita “un allarme democratico. E mi stupisce che Meloni preferisca lui all’Europa”. A preoccuparlo però è soprattutto “l’incapacità dell’Europa di incidere”.