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Morto Giorgio Forattini, vignettista irriverente e feroce: maestro della satira e dello sberleffo dei politici

Morto Giorgio Forattini, vignettista irriverente e feroce: maestro della satira e dello sberleffo dei politici

Il vignettista che più di tutti ha segnato la vita politica del Paese e della politica, in particolare durante la cosiddetta “Prima Repubblica”. È morto a Milano all’età di 94 anni Giorgio Forattini, la cui matita per anni ha caratterizzato la prima pagina di La Repubblica, ma anche di La Stampa, Il Giornale, Quotidiano Nazionale e Panorama, oltre alla direzione de Il Male.

Campione della satira, irriverente e mai tenero con i protagonisti dell’agone politico, fece il suo esordio come vignettista nel 1971 per Paese Sera, quotidiano romano che lo assunse come disegnatore e grafico dopo aver partecipato e vinto un concorso indetto dal giornale romano.

La carriera continua su Panorama, con cui continuerà sempre a collaborare nei decenni seguenti, e infine approda al nascente quotidiano La Repubblica, a cui sarà sempre legato nonostante una fine complicata dei rapporti. È proprio per il giornale di Scalfari che Forattini crea nel 1979 l’inserto Satyricon, il primo di un periodico italiano dedicato interamente alla satira: lì darà spazio a tante firme poi diventate storiche, da Sergio Staino ad Ellekapa, fino a Vauro ed Altan.

Con Repubblica il primo addio è nel 1982, quando Forattini passa a La Stampa e le sue vignette finiscono stabilmente in prima pagina, quindi ritorna al quotidiano di Scalfari nel 1984 fino al 2000. I rapporti si rompono a causa della mancata solidarietà del giornale, ed in particolare del suo direttore Ezio Mauro, a seguito dell’attacco e della querela sporta nei suoi confronti da Massimo D’Alema: l’allora presidente del Consiglio gli chiede 3 miliardi di lire di risarcimento per una vignetta in cui Forattini l’aveva raffigurato intento a cancellare col bianchetto alcuni nomi dalla lista Mitrokhin, contenente l’elenco degli informatori dei servizi segreti sovietici operanti in Italia nel corso del tempo. Il leader della sinistra ritirò poi la querela “solo dopo che me ne ero andato da Repubblica: ormai aveva raggiunto il suo obiettivo”, racconterà successivamente Forattini.

Torna a La Stampa, quindi nel 2006 passa a Il Giornale della famiglia Berlusconi ma anche lì i dissapori col direttore Maurizio Belpietro, in particolare per una vignetta proprio su Silvio Berlusconi, spingono Forattini a lasciare: la stagione finale della sua carriera è nei giornali del gruppo QN Quotidiano Nazionale.

I suoi bersagli erano spesso i politici, raffigurati attraverso caratterizzazioni macchiettistiche audaci e irriverenti: Giovanni Spadolini nudo, Piero Fassino scheletrico, Giuliano Amato come topolino, Silvio Berlusconi e Amintore Fanfani bassi di statura, Romano Prodi come un prete comunista, Massimo D’Alema come un Hitler in veste comunista, Bettino Craxi visto come Mussolini.