La tregua era appesa a un filo. E ora quel filo si sta spezzando. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato di aver ordinato all’esercito di effettuare immediatamente “potenti attacchi” a Gaza, mettendo nuovamente alla prova il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti. Netanyahu ha fatto l’annuncio poco dopo che Israele ha riferito che Hamas aveva aperto il fuoco contro le forze israeliane nel sud della Striscia. La tensione era già alta dopo che Hamas ha restituito ieri dei resti che, secondo Israele, appartengono al corpo di un ostaggio israeliano che era già stato recuperato all’inizio della guerra.
Le truppe israeliane di stanza a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, sono state attaccate da miliziani palestinesi. Lo riferiscono i media dello Stato ebraico. I militari hanno risposto al fuoco contro gli aggressori. I media palestinesi hanno segnalato a loro volta raffiche di artiglieria israeliana nell’area di Rafah. La settimana scorsa, due soldati delle Idf sono stati uccisi in un attacco nella zona di Rafah. L’esercito ha attribuito l’attacco ad Hamas, anche se il movimento integralista islamico palestinese ha dichiarato di non essere responsabile delle azioni dei suoi combattenti nelle aree di Gaza controllate dalle Idf. In serata, aerei dell’aeronautica militare israeliana hanno attaccato la parte occidentale della città di Rafah, nella Striscia di Gaza meridionale. Questo è quanto riferisce il quotidiano israeliano Ynet, citando l’emittente Al-Aqsa. L’ala armata di Hamas ha fatto sapere che vista la «violazione della tregua da parte di Israele» verrà posticipata la consegna di uno dei corpi degli ostaggi morti a Gaza, che era prevista per ieri intorno alle 20 (19 in Italia).
Il corpo sarebbe quello dell’ostaggio israeliano Amiram Cooper: nato ad Haifa, era uno dei fondatori del Kibbutz Nir Oz, al confine con la Striscia, da cui fu rapito il 7 ottobre 2023 insieme alla moglie Nurit durante l’attacco di Hamas contro Israele. Nel dicembre dello stesso anno, Hamas diffuse un filmato in cui Cooper appariva come ostaggio insieme ad altri due cittadini israeliani, Chaim Peri e Yoram Metzger. Nel marzo 2024, Hamas annunciò che i tre uomini erano stati uccisi in attacchi aerei israeliani, mentre secondo la versione fornita dalle autorità israeliane, i tre sarebbero stati giustiziati dai loro rapitori a Khan Yunis a metà febbraio 2024. I resti restituiti lunedì sera da Hamas sono quelli dell’ostaggio Ofir Tzarfati, il cui corpo era stato recuperato due anni fa dall’Idf in un’operazione militare a Gaza. Lo riferisce l’ufficio del primo ministro israeliano, rilanciato dall’emittente Channel 12. Tzarfati, 27 anni, era stato ferito a colpi d’arma da fuoco mentre veniva rapito dal festival musicale Supernova il 7 ottobre 2023.
Fonti israeliane citate dai media locali riferiscono che il governo sta valutando una serie di misure calibrate per aumentare la pressione su Hamas, mantenendo al tempo stesso il coordinamento con gli Stati Uniti e i principali partner regionali. Tra le ipotesi in discussione figura la riapertura del valico di Rafah in uscita, consentendo a civili selezionati di lasciare la Striscia previo controllo di sicurezza, nel tentativo di ridurre la tensione interna senza compromettere la sicurezza nazionale israeliana. Un’altra opzione, già in passato utilizzata in contesti simili, riguarda il ritorno a operazioni mirate contro i quadri militari di Hamas, sul modello delle campagne di «neutralizzazione» adottate in Libano. L’obiettivo sarebbe colpire figure chiave dell’organizzazione impegnate a ricostruire le capacità operative, presentando tali azioni come interventi difensivi contro minacce imminenti. Parallelamente, il governo israeliano intende intensificare la comunicazione internazionale, evidenziando la violazione da parte di Hamas degli impegni assunti negli ultimi negoziati e preparando l’opinione pubblica mondiale all’eventualità di una ripresa dei combattimenti a Gaza.
I ministri di estrema destra israeliani tornano a chiedere a Netanyahu di intervenire per garantire la distruzione di Hamas. “Il fatto che Hamas continui a giocare e non trasferisca immediatamente tutti i corpi dei nostri caduti è di per sé la prova che l’organizzazione terroristica è ancora in piedi”, ha affermato il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben- Gvir, “ora non abbiamo più bisogno di ‘estrarre un prezzo da Hamas’ per le violazioni. Dobbiamo distruggerla completamente, una volta per tutte, in conformità con l’obiettivo centrale definito per la Guerra di Rinascita”. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha scritto a Netanyahu per chiedere “una discussione al fine di formulare un pacchetto di risposte energiche e determinate e per garantire la nostra adesione all’obiettivo centrale della guerra: la distruzione di Hamas e la rimozione della minaccia proveniente da Gaza verso i cittadini di Israele”.
Secondo un sondaggio di Channel 12 il 52% degli israeliani ritiene che Netanyahu non dovrebbe ricandidarsi. Se si votasse oggi, non riuscirebbe a ottenere una coalizione di 61 seggi. Per Netanyahu la guerra permanente sembra essere l’unica assicurazione sulla sua vita politica. E per l’estrema destra una missione “divina” da portare a termine.