Il quarto primo ministro in poco più di un anno. Così il presidente francese Emmanuel Macron intende risolvere la crisi politica in cui è precipitato il Paese dopo le dimissioni in rapida successione di due premier, prima François Bayrou e poi Sébastien Lecornu, quest’ultimo rimasto in carica solamente 27 giorni e costretto a lasciare meno di 24 ore dopo la presentazione della sua squadra di governo.
Mercoledì 8 ottobre l’ufficio della presidenza ha annunciato infatti che Macron nominerà un nuovo primo ministro “entro 48 ore”. Una decisione arrivata al termine di un rapido giro di consultazioni tenuto da Lecornu con i partiti della destra gollista, del centro macroniano e aperto anche a socialisti e verdi: l’obiettivo era quello di allargare il perimetro della maggioranza.
Il primo ministro dimissionario si è presentato mercoledì sera in tv annunciando che “esiste in parlamento una maggioranza contraria allo scioglimento dell’Assemblea nazionale”. Visti i problemi nel campo dei gollisti, con lo scontro interno tra il capogruppo dei deputati dei Républicains Laurent Wauquiez e il presidente del partito, Bruno Retailleau, l’obiettivo dei macronisti è quello di guarda alla gauche ed in particolare ai socialisti di Olivier Faure.
Quello che potrebbe emergere è un “governo di scopo” guidato da un nuovo premier, che avrebbe come mandato quello di approvare la legge di bilancio per il 2026 entro la fine dell’anno. Potrebbero farne parte i partiti macronisti come Renaissance, Horizons, MoDem e una parte dei Républicains, oltre appunto ai socialisti: per allargare il perimetro al centrosinistra l’intesa potrebbe prevedere una maggiora tassazione per i redditi più alti o, in alternativa, lo stop alla contestatissima riforma delle pensioni.
Quanto alla scelta del premier, Macron potrebbe puntare ancora una volta su un profilo a lui vicino o tentare la carta della “coabitazione” con un primo ministro socialista, sulla scia di quella del 1986 tra François Mitterrand e Jacques Chirac. In questo modo tra l’altro Macron riuscirebbe a “scaricare” sul centrosinistra la gestione di un periodo che sarà certamente complicato per il Paese, alle prese con conti pubblici allo sfascio, e a spaccare la fragile alleanza tra socialisti e France Insoumise, la sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon.
Chi si è certamente tirato fuori è proprio Mélenchon e la sua controparte nel campo opposto, ovvero l’estrema destra di Jordan Bardella e Marine Le Pen: quest’ultima considera “assolutamente inevitabile» la dissoluzione dell’Assemblea o le dimissioni del Presidente, così come la leader dei deputati della France Insoumise Mathilde Panot, che promette che il suo gruppo censurerà “qualsiasi governo che continui la politica macronista”.