40 in tutto gli italiani che viaggiavano a bordo della Global Sumud Flotilla fermati da Israele ancora in acque internazionali, “tutti in buone condizioni” secondo quanto comunicato dal ministero degli Esteri. E così come lo sciopero generale indetto per oggi è una maniera per allungare il weekend, secondo le accuse della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, così quello del rimpatrio degli attivisti sta diventando una questione di soldi: chi paga insomma? C’erano in tutto oltre 400 persone a bordo delle imbarcazioni della missione umanitaria.
Tutti trasportati dalla marina militare al porto di Ashdod, città a sud di Tel Aviv, a una quarantina di chilometri da Gaza, come d’altronde le imbarcazioni della Flotilla. Tutti identificati prima di essere tutti trasferiti nella prigione ad alta sicurezza di Ketziot, nel deserto del Negev. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani aveva parlato di due voli che dovrebbero partire lunedì e martedì prossimi per rimpatriare gli attivisti. Non è ancora chiaro tuttavia incontro a quale tipo di procedura dovrebbe andare chi era già stato arrestato ed espulso da Israele in missioni simili.
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“Per gli italiani bloccati dalle forze israeliane nel Mediterraneo ci sarà un volo speciale organizzato dalle autorità italiane. Per cui al momento sembra improbabile che paghino e che su questo abbiano spese a loro carico”, erano state le parole del team legale di Sumud Flotilla Italia all’ANSA ieri, a poche ore dal fermo della flotta. La situazione sembra essere in realtà un po’ più complessa, ha a che fare con le procedure dello Stato Ebraico.
Due le possibilità per i fermati: l’espulsione volontaria immediata o il rimpatrio forzato. Come ricostruisce il Corriere della Sera, per i primi dovrebbe essere tutto più rapido, già esecutivo nella giornata di oggi o comunque in questi giorni, a patto che si firmi un documento in cui si ammette di aver violato le acque israeliane. Falso: il blocco è avvenuto in acque internazionali e anche il blocco navale delle acque che bagnano la Striscia da parte dello Stato Ebraico è considerato illegale. Firmato quel documento, gli attivisti dovrebbero comunque acquistare il biglietto.
Più lungo invece l’iter del rimpatrio forzato, che dovrebbe diventare esecutivo dopo il provvedimento giudiziario di espulsione di un tribunale speciale di funzionari degli Interni. Stimati in un arco tra le 48 e le 72 ore i tempi del provvedimento, il rientro previsto per l’inizio della prossima settimana. E in questo caso i costi dovrebbero essere a cura del governo israeliano. I voli charter dall’aeroporto David Ben Gurion dovrebbero arrivare a Madrid e Londra, anche se l’Italia è il Paese con più attivisti a partecipare dopo la Spagna.
I quattro parlamentari italiani a bordo – il deputato del Partito Democratico Arturo Scotto, il senatore del Movimento 5 Stelle Marco Croatti, la parlamentare europea dei Verdi Benedetta Scuderi e la parlamentare europea del Partito Democratico Annalisa Corrado – sono stati portati all’aeroporto di Tel Aviv. Rientreranno già oggi a bordo di un aereo di linea partito in mattinata. Al Tg1 l’ambasciatore italiano a Tel Aviv, Luca Ferrari, ha dichiarato che potrebbe essere emesso un unico provvedimento di espulsione coatta. Il diplomatico effettuerà due visite consolari, la prima questa mattina e la seconda domenica mattina.
All’attacco le opposizioni. “Meloni non vuole che l’Italia si faccia carico dei costi per il rientro degli attivisti da Israele – le dichiarazioni dell’ex sindaca di Torino, Chiara Appendino, vicepresidente del Movimento 5 Stelle – Il volo di Stato è necessario per il torturatore libico Almasri, mentre un charter per riportare a casa attivisti pacifici prelevati da uno Stato straniero in acque internazionali non è pensabile. Ecco l’ipocrisia di questi finti patrioti”.