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Gaza City, Israele dice ai residenti di scappare: “Useremo una forza senza precedenti”

AP Photo/Abdel Kareem Hana

AP Photo/Abdel Kareem Hana

Conoscono solo il “linguaggio” della forza. E a Gaza lo praticano senza soluzione di continuità. E senza limiti. L’esercito israeliano ha dichiarato che continuerà ad usare «una forza senza precedenti» a Gaza City, nel territorio palestinese settentrionale, dove sta conducendo una massiccia offensiva, invitando la popolazione a evacuare. «Le forze israeliane continueranno le loro operazioni con una forza senza precedenti contro Hamas e altre organizzazioni terroristiche», ha dichiarato il portavoce di lingua araba, il colonnello Avichay Adraee, su X, invitando la popolazione a evacuare e «unirsi alle centinaia di migliaia di residenti che sono stati evacuati nella zona umanitaria nel sud» della Striscia di Gaza devastata dalla guerra.

Secondo le ultime stime dell’Idf, circa 480.000 palestinesi sono finora fuggiti da Gaza City, dirigendosi verso il sud della Striscia. Si stima che oltre un milione di palestinesi risiedessero a Gaza City prima che l’Idf lanciasse una grande offensiva contro Hamas nella zona. All’inizio dell’offensiva l’Idf aveva stimato che a Gaza City ci fossero «circa 2.000/3.000 militanti di Hamas». Gli altri sfollati e cittadini palestinesi vittime dell’offensiva sono quindi civili, oltre il 99% del totale. Almeno 33 palestinesi sono stati uccisi e 146 feriti negli attacchi israeliani a Gaza nell’ultimo giorno. Lo riferisce il ministero della Salute della Striscia gestito da Hamas, aggiungendo di aver registrato anche quattro decessi dovuti a malnutrizione nelle ultime 24 ore, tra cui un minorenne. Il numero totale dei morti per fame dall’inizio della guerra di Israele a Gaza a 440, tra cui 147 minorenni. Un bilancio destinato a crescere.

Il veto Usa alla risoluzione ONU

A sostegno di Netanyahu c’è sempre il tycoon di Washington, Donald Trump. Gli Stati Uniti hanno posto il veto ad una bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu presentata dai dieci membri non permanenti su Gaza, rimanendo ancora una volta isolati. Il testo – che ha ottenuto 14 sì e il solo no americano – chiede a Israele di “revocare immediatamente e incondizionatamente tutte le restrizioni all’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza” e di garantirne la distribuzione sicura e senza ostacoli. Chiede poi un “cessate il fuoco immediato, incondizionato e permanente” a Gaza, e il “rilascio incondizionato, dignitoso e immediato di tutti gli ostaggi detenuti da Hamas”.

Realisticamente sembra che ci sia poco da fare, perché le grandi istituzioni, il Governo israeliano, gli Stati Uniti ma anche i Paesi arabi non sembrano seriamente interessati a porre fine questa situazione. Quindi, umanamente e realisticamente, non vedo che le cose possano cambiare a breve termine”. Così commenta la guerra a Gaza il cardinale Pierbattista Pizzaballa, in collegamento dalla Giordania con il festival di Open in corso a Parma. Il patriarca latino di Gerusalemme aggiunge: “Se anche dovesse finire oggi, questa guerra non sarebbe comunque la fine del conflitto e le conseguenze le pagheremo ancora per moltissimo tempo anche nella comunità Internazionale. Le ferite, la sfiducia, il rancore che l’odio che hanno creato resteranno ancora per molto tempo”, chiosa.

Le mobilitazioni in Italia

All’inerzia complice del Governo italiano, fa da contraltare la mobilitazione popolare. “C’è una lettera del segretario mondiale del sindacato a tutti i parlamenti, a tutti i presidenti del consiglio, compresa la nostra, dove si chiede il riconoscimento dello Stato palestinese, di bloccare l’invio delle armi e gli accordi commerciali ma soprattutto si dice no alla corsa al riarmo. Non è il momento di spendere per le armi ma per i diritti e la qualità della vita delle persone”. Così il leader della Cgil, Maurizio Landini, ieri a Catania a margine dell’assemblea della Cgil Sicilia sui temi dell’economia, del lavoro, dello sviluppo del Mezzogiorno e della pace. Il segretario chiede al governo di uscire dall’ambiguità sul Medio Oriente e attacca: “Io penso che quello del governo italiano non sia solo un atteggiamento morbido. Di fronte a quello che sta succedendo a Gaza devi decidere dove stai. Se non dici al governo israeliano che si deve fermare e le armi non gliele mandi più, ma invece gliele continuano a mandare, e non sospendi qualsiasi rapporto commerciale, in realtà diventi complice di quello che sta avvenendo”.

Mobilitazioni di solidarietà al popolo palestinese riempiranno l’Italia da Nord a Sud. Si è partiti ieri, venerdì con lo sciopero indetto dalla Cgil, seguito al momento da quello di lunedì 22 proclamato dai sindacati di base. Tra i settori interessati spiccano i trasporti, la logistica e le infrastrutture. “Quella cancellazione della dignità e del diritto del popolo palestinese come la dignità di qualsiasi altro popolo – ha aggiunto Landini – compreso quello israeliano di avere di uno Stato e quindi di avere una identità e di poter vivere in libertà e democrazia, oggi è messo in discussione. È necessario che si prendano dei provvedimenti”. “Siamo partiti, stavolta non ci fermiamo più”. Così Maria Elena Delia, portavoce della Global Sumud Flotilla, ha ufficializzato dalla rada di Portopalo di Capo Passero, nel Siracusano, la partenza di 42 barche dirette a Gaza per portare aiuti umanitari, assieme ad altre sei salpate dalla Grecia. Dalle piazze al mare. Per restare umani.