È in lutto il mondo dello sport italiano dopo la morte, comunicata ieri sera, dello sciatore Matteo Franzoso. Aveva 25 anni, sabato scorso era caduto in allenamento sulla pista di La Parva, in Cile, dove si trovava in ritiro con la Nazionale italiana per preparare la stagione agonistica. Troppo gravi le conseguenze del trauma cranico e del successivo edema cerebrale. A dare la notizia i sanitari locali, che hanno informato la commissione medica FISI e il Presidente federale.
Franzoso era di Genova, aveva esordito tra i professionisti nel 2017, era un atleta delle Fiamme Gialle. Era cresciuto sciisticamente al Sestriere, contava 17 presenze nel circuito maggiore da superG e discese. Aveva vinto la sua prima gara in Coppa Europa nel 2021 nel supergigante. Aveva anche esordito in Coppa del mondo nello stesso anno mentre nel 2023 aveva vinto il campionato italiano nella specialità della combinata. Avrebbe compiuto oggi 26 anni.
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Si stava allenando sulla pista a circa 50 chilometri dalla capitale Santiago. Con lui gli altri velocisti Mattia Casse, Florian Schieder, Guglielmo Bosca, Christof Innerhofer, Benjamin Alliod, Nicolò Molteni, Marco Abbruzzese, Giovanni Franzoni e Dominik Paris. Al piccolo salto del tracciato e finito sbalzato in avanti, ha oltrepassato due file di reti ed è finito contro una staccionata a sei, sette metri fuori dal tracciato. Era stato soccorso e ricoverato nel reparto di terapia intensiva, indotto al coma farmacologico.
“È una tragedia per la famiglia e per il nostro sport – le parole del Presidente FISI, Flavio Roda -, un dramma che ci riporta allo stato d’animo di poco meno di un anno fa, quando scomparve Matilde Lorenzi. È assolutamente necessario fare tutto il possibile perché non si ripetano più episodi del genereIn questo momento triste e doloroso voglio dire a tutti gli atleti e tecnici, di tutti gli sport, che la Federazione è al loro fianco e che troveranno tutto il supporto necessario. Chiedo il massimo del rispetto per la famiglia di Matteo, alla quale staremo vicini per tutto quanto sarà necessario”.
Cordoglio anche da parte del ministro dello Sport Andrea Abodi: “Abbiamo sperato e pregato perché Matteo Franzoso ce la facesse … purtroppo se n’è andato, alla vigilia del suo ventiseiesimo compleanno, per un tragico incidente mentre praticava il suo amato sport. Di fronte a tanto dolore non servono altre parole. Pensiamo solo a moltiplicare l’impegno per fare ancora di più per cercare di evitare queste tragedie. Un abbraccio alla famiglia di Matteo e a quella della Fisi”.
“È arrivato il momento di fermarsi. Le parole fatalità e disgrazia non sono presenti nel vocabolario di un atleta professionista. Non si può partire per andare a sciare e non tornare più a casa. Ciao Matte, salutami tanto Mati”, le parole di Lucrezia Lorenzi, sorella di Matilde, sciatrice della nazionale morta poco meno di un anno fa in Val Senales mentre si allenava con le azzurre. Sollevato anche un problema tecnico, strutturale, dello sport da un ex campione, il velocista Kristian Ghedina. “Se facessi ancora discesa libera oggi, confesso che non vorrei mai che i nuovi sci venissero cambiati, danno l’adrenalina della velocità: ma la verità è che sono troppo veloci, specie in curva. Ed è ora di cambiarli […] Impattare un muro o un albero può essere mortale a 40-50 all’ora in allenamento andiamo anche a 120: eliminare del tutto il rischio non è possibile ma bisogna fare qualcosa”.