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“Riportiamo gli elettori al voto, serve un campo largo che vada oltre la coalizione PD-M5S-AVS”, parla il segretario del Psi Maraio

“Riportiamo gli elettori al voto, serve un campo largo che vada oltre la coalizione PD-M5S-AVS”, parla il segretario del Psi Maraio

“La festa dell’Avanti! è per noi un appuntamento fisso per elaborare una nuova proposta politica. Un momento di riflessione per discutere dei temi principali in agenda, a partire dalle prossime elezioni regionali. Queste saranno un momento dirimente per capire che aria tira nel paese e quanto le promesse da marinaio del governo stanno cambiando il sentire degli elettori”. Enzo Maraio, segretario del Psi, dopo la prima giornata della Festa dell’Avanti! in corso a Bologna. “Una festa insomma che è soprattutto un luogo dove ci si incontra davvero. Dove le idee non si consumano in un post sui social, ma si costruiscono insieme per diventare qualcosa di concreto e duraturo. Non come gli slogan a cui ci ha abituato Meloni e il governo che vivono giusto lo spazio di un tweet”

E lo farete in che modo?
Partendo da un concetto essenziale: quello che tre simboli non bastano a far vincere il centrosinistra alle elezioni. Quando il centrosinistra si presenta unito vince, quanto al contrario prevalgono le divisioni perde. La lezione delle ultime elezioni politiche è ancora valida. La stessa lezione, una volta capita, ha permesso al centrosinistra di tornare a conquistare molte delle regioni dove si è votato nelle scorse tornate elettorali e che deve essere replicata a livello nazionale. In questa direzione le prossime regionali sono strategiche: si è fatto un buon lavoro, si è costruita unità nei territori al netto di fisiologici distinguo. Va invertito, ora, l’ordine dei fattori. Dobbiamo partire dalle cose che ci uniscono per mettere a punto un programma elettorale condiviso e quindi realizzabile. Vi è una fetta consistente di elettori che ha smesso di votare. Non si interessa più alla politica e non crede più nei partiti e nella loro capacità di dare risposte al Paese

E quindi? Se perde il centrosinistra è colpa degli elettori?
No, è colpa della incapacità di sentire il bisogno e trovare soluzioni per emancipare le persone da quella condizione. La destra è bravissima a descrivere i problemi, farli sembrare delle emergenze e a scaricare sugli altri la colpa di quanto non funziona o funziona male. Ma qui si ferma, perché è del tutto incapace a dare delle risposte. Gli esempi non mancano, non stiamo qui a fare gli elenchi ma basta ricordare il caso dei centri migranti in Albania per capire quanto sia ipocrita una certa politica fatta di annunci e di mancate risposte. I centri sono lì, vuoti e inutilizzati. Miliardi buttati al vento per la propaganda del governo

Insomma riportare gli elettori al voto è il modo per vincere alle regionali…
Sì, ma con delle proposte e un’alternativa seria. Un piano casa per le giovani coppie e per chi non è in condizione di acquistare un’abitazione. Poi la scuola pubblica da rafforzare. Un nuovo welfare che tenga conto dell’invecchiamento della popolazione. La sanità da riportare all’efficienza nel momento in cui vi è una tendenza strisciante a privatizzare. Vogliamo che le persone continuino a recarsi nei pronto soccorso con la tessera sanitaria e non con la carta di credito. Poi vi è l’economia schiacciata dalle crisi internazionali e dalle dissennate politiche protezioniste di Trump: è evidente che il governo, subalterno agli Stati Uniti, non stia facendo nulla se non il vassallo del presidente americano.

Il riformismo sembra qualcosa di altri tempi. Ricorda le divisioni con i massimalisti che hanno dilaniato la sinistra per decenni. Una sinistra che ora non c’è più…
Il riformismo non è un pensiero politico, è un sistema, un approccio metodologico che permette di affrontare i problemi con una visione: quella del possibile, che è l’esatto opposto della politica urlata. È più attuale che mai in un momento storico, non solo in Italia, dove prevalgono i populismi inconcludenti. C’è qualcosa che, piano piano, la classe dirigente ha smesso di fare: ascoltare, discutere, confrontarsi senza gridare. Cercare le ragioni comuni è l’unica strada percorribile. Da qui come socialisti sentiamo forte la responsabilità di dare spazio e voce alle istanze di un riformismo radicale, capace cioè di affrontare di petto le situazioni.

Sì, ma in quali forme? Campo di gioco?
Serve un campo largo che non si chiuda in formule già scritte: aprirsi all’associazionismo, tanto laico quanto cattolico, è condizione per costruire ponti e non muri. Una coalizione limitata a PD, M5S e AVS non basta a vincere. La partita politica è tutta da giocare, e richiede coraggio, visione e la capacità di includere energie nuove e diverse. La sfida è ricostruire una prospettiva di governo che sia insieme riformista, popolare e sociale

Va bene, però per farlo serve che Pd, Avs e M5s rinunciano a qualche cosa. O no?
Non si tratta di rinunciare o di cedere pezzi di sovranità. Si tratta di costruire mettendo il naso fuori dai propri confini.Tutti abbiamo delle responsabilità, ma i partiti maggiori della coalizione ne hanno qualcuna in più e sono, però, ottimista se penso ad alcune mosse di Elly Schlein e Giuseppe Conte. Sta a loro, più di altri, dare sostanza a questo percorso che è ineludibile se si vuole tornare a governare.

E il Psi che ruolo vuole avere in questo percorso?
Il Psi è un partito con una grande storia. In un sistema elettorale come il nostro ogni voto conta. Il nostro compito è quello di aggregare quella parte di elettori che si sente riformista e che ha smesso di votare perché non si sente più rappresentata oppure perché non ha più voglia di partecipare a uno spettacolo degradante in cui prevalgono gli insulti al confronto. L’astensionismo è figlio dello svuotamento del ruolo dei partiti. Un fatto tragico. Ridargli forza e centralità è un modo per riportare gli italiani a interessarsi di politica e quindi di tornare a votare. Insomma la politica, quella vera, quella capace di dare risposte nasce da qui: dal coraggio di affrontare la complessità, senza scappare dietro agli slogan. In questo percorso le regionali diventano una tappa, dove mettere a frutto l’intuizione politica nata nel nostro congresso di Napoli.