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Ospedale bombardato a Gaza, il raid deliberato oltre il “double tap” di Israele per uccidere i soccorritori

AP Photo/Maya Levin

AP Photo/Maya Levin

Una pratica criminale. Un “double tap” rafforzato. Un nuovo filmato ottenuto dalla Cnn dimostra che gli attacchi delle forze israeliane (Idf) sull’ospedale Nasser di Khan Yunis a Gaza, che hanno portato alla morte di 22 persone, tra cui giornalisti e soccorritori, sono stati tre e non due. Finora per il raid sul Nasser, che ha attirato su Israele la condanna della comunità internazionale, si era parlato di un “double tap”, un doppio attacco in cui il secondo, effettuato a distanza ravvicinata, mira a massimizzare il numero delle vittime.

Il video della Cnn rivela che proprio il secondo «colpo» consisteva in realtà in due attacchi quasi simultanei, che avrebbero causato il maggior numero di morti. Attaccare intenzionalmente soccorritori, giornalisti e altri civili costituisce una violazione del diritto internazionale umanitario e un crimine di guerra. Lunedì, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato di un «tragico incidente». Martedì, però, le Idf hanno difeso l’attacco all’ospedale, sostenendo che era diretto contro «una telecamera posizionata da Hamas» e che «sei terroristi» sono stati uccisi. Israele non ha portato prove a riguardo. A luglio scorso, l’uso di questa pratica nella Striscia era stato raccontato in un’inchiesta della testata indipendente +972 Magazine, formata da giornalisti israeliani e palestinesi. «Per aumentare la probabilità che un obiettivo venga eliminato, l’esercito effettua regolarmente attacchi aggiuntivi nell’area del primo bombardamento, a volte uccidendo intenzionalmente paramedici e altre persone coinvolte nelle operazioni di soccorso», scrive +972, che per l’inchiesta ha parlato con fonti di sicurezza israeliane, testimoni oculari e personale di soccorso palestinese.

Secondo le fonti di +972, la pratica del “double tap” viene impiegata nell’ambito di cosiddetti raid aerei “imprecisi”, quando l’Idf non è sicuro che l’obiettivo sia presente o sia stato colpito. Impedire il recupero dei feriti da sotto le macerie, inoltre, significa che il bersaglio, se presente, probabilmente morirà comunque per le ferite riportate, per soffocamento dovuto a gas tossici o per fame e sete. Il “double tap” è considerato illegale dal diritto internazionale, non solo perché prende deliberatamente di mira giornalisti, soccorritori e medici, ma anche perché mira a scoraggiare del tutto gli sforzi di soccorso e a causare ulteriori danni ai civili. I gruppi per i diritti umani condannano questa tattica, affermando che può costituire un crimine di guerra.

È salito a 62.966 palestinesi morti e 159.266 feriti il bilancio degli attacchi condotti dalle Forze di difesa israeliane (Idf) dal 7 ottobre 2023 nella Striscia di Gaza. Lo ha dichiarato il movimento islamista palestinese Hamas, al potere a Gaza, citato dall’agenzia di stampa palestinese Wafa. Esperti dell’Onu per i diritti umani hanno espresso allarme per le segnalazioni di «sparizioni forzate» di palestinesi in cerca di cibo nei centri di distribuzione gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation, esortando Israele a porre fine a questo «crimine atroce». Sette esperti indipendenti hanno affermato in una nota di aver ricevuto segnalazioni secondo cui diverse persone, tra cui un bambino, sarebbero state «fatte sparire forzatamente» dopo aver visitato i centri di distribuzione di aiuti a Rafah. L’esercito israeliano sarebbe «direttamente coinvolto nelle sparizioni forzate di persone in cerca di aiuto», hanno aggiunto.

Intanto, il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, sta cercando l’approvazione del procuratore generale per un documento politico che vieterebbe le proteste che bloccano le principali strade e quelle all’interno delle sinagoghe. Lo riportano i media israeliani, secondo cui il documento proibirebbe le manifestazioni che bloccano autostrade e vie principali, così come quelle dirette a ospedali, città isolate, percorsi di emergenza e l’aeroporto Ben-Gurion. La nuova direttiva, riporta Haaretz, prevederebbe inoltre che i manifestanti ottengano l’approvazione della polizia, sotto la supervisione di Ben-Gvir, per poter bloccare le strade all’interno delle città. Inoltre, sarebbero vietate anche le proteste nelle sinagoghe, sostenendo che ostacolano la libertà religiosa.

La Federazione nazionale della Stampa italiana aderisce alla manifestazione indetta dalla Cgil per Gaza in programma sabato 6 settembre prossimo. “Quanto sta accadendo nella Striscia – afferma in una nota Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi – non è solo la mattanza di giornalisti, ma è l’uccisione di un popolo: fra le vittime del massacro ci sono anche migliaia di bambini e per questo è giusta, corretta e necessaria una mobilitazione di tutta la società e non soltanto di una parte”. Il sindacato dei giornalisti si unisce alla Cgil nel chiedere che “si fermi la barbarie in corso” e che il governo italiano “si schieri dalla parte della pace, della giustizia e del diritto internazionale”. E invita i colleghi a dare voce alla protesta che si alzerà in tutta Italia. La Fnsi sostiene, inoltre, l’iniziativa umanitaria non violenta della Global Sumud Flotilla per la popolazione martoriata di Gaza. L’appello lanciato da l’Unità, con il sostegno dell’ex presidente della Fnsi Beppe Giulietti, ha avuto un primo, importante, riscontro. Una buona notizia.