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La Grazia, di cosa parla il nuovo film di Paolo Sorrentino: il Presidente della Repubblica, l’eutanasia, la morale in politica

Director Paolo Sorrentino and Toni Servillo attend the “La Grazia” photocall during the 82th International Venice Filmfestival, August 27 2025, Venice, Italy (photo by Gian Mattia D’Alberto/Lapresse)

Director Paolo Sorrentino and Toni Servillo attend the "La Grazia" photocall during the 82th International Venice Filmfestival, August 27 2025, Venice, Italy (photo by Gian Mattia D’Alberto/Lapresse)

Ad aprire l’82esima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, il nuovo film di Paolo Sorrentino. Si chiama La Grazia, interpretato dall’attore feticcio del regista napoletano, Toni Servillo, e chiamato a raccogliere l’eredità di Parthenope che è stato il film italiano più visto del 2024. A fine novembre dell’anno scorso aveva superato i sette milioni e 300mila euro di incassi superando anche La Grande Bellezza – premiato agli Oscar – diventando il maggior successo commerciale nella carriera del regista.

La Grazia è stato anche scritto da Sorrentino, uscirà nelle sale il 15 gennaio 2026 con PiperFilm. Le prime notizie sul film erano arrivate nel dicembre del 2024, Variety scriveva genericamente di una storia d’amore ambientata “da qualche parte” in Italia. Il protagonista è Mariano De Santis, un ex giurista, in passato democristiano, vedovo, diventato Presidente della Repubblica, accompagnato nella vita di tutti i giorni dalla figlia, anche lei giurista. Sorrentino ha già spiegato che non si tratta di Sergio Mattarella ma che è una figura ispirata a politici, preferibilmente Capi di Stato, di una politica d’altri tempi. Rigoroso, autorevole, saggio, appassionato.

La Grazia è un film d’amore. Questo motore inesauribile che determina il dubbio, la gelosia, la tenerezza, la commozione, la comprensione delle cose della vita, la responsabilità. L’amore e le sue articolate diramazioni sono viste e vissute attraverso gli occhi di Mariano De Santis, Presidente della Repubblica verosimile ma rigorosamente inventato. Mariano De Santis ama la moglie che non c’è più, la figlia e il figlio e le loro distanze generazionali, ama il diritto penale che ha studiato per tutta la vita. Mariano De Santis, dietro il suo aspetto serio e rigoroso, è un uomo d’amore”, ha spiegato nelle note di regia il regista. La trama si svolge in pieno semestre bianco, alla fine del mandato. Il protagonista è assillato dal dilemma morale: concedere o no la grazia a due assassini, una donna che ha ucciso il marito violento nel sonno e un uomo che ha ucciso la moglie malata di Alzheimer. Questi dilemmi morali si intersecano con la vita intima e privata del protagonista. “Non è semplice tenere fede ai propri principi”, è una frase chiave del film.

La Grazia è un film sul dubbio. E sulla necessità di praticarlo, soprattutto in politica, soprattutto oggi, in un mondo dove i politici si presentano troppo spesso col loro ottuso pacchetto di certezze che provocano solo danni, attriti e risentimenti, minando il benessere collettivo, il dialogo e la tranquillità generale. Mariano De Santis è un uomo mosso dal dubbio. La Grazia è un film sulla responsabilità. Un’altra dote che dovrebbe riguardarci tutti ma che, in modo particolare, dovrebbe caratterizzare l’essere politico, la figura che rappresenta gli altri e che guida o determina le scelte. Anche della responsabilità sentiamo la mancanza, quasi una latitanza, che lascia oggi il posto a inutili esibizionismi, a bordate muscolari, dannose, quando non apertamente pericolose. Mariano De Santis è un uomo responsabile”.

La Grazia è un film sulla paternità. Un politico può definirsi tale se incarna la dote alta e rassicurante della paternità, non se indossa i panni, cari a certi politici di oggi, del figlio scapestrato. Mariano De Santis è un padre nobile. Ma, da uomo intelligente e animato dal dubbio, sa quando è il momento di tornare a essere figlio. Quando l’età avanza e il presente diventa incomprensibile, anziché disprezzarlo o perdersi in vani rigurgiti nostalgici, si mette in ascolto del presente, attraverso i figli, che hanno una maggiore attitudine alla comprensione del mondo circostante. E si fida di loro. Mariano De Santis è un grande padre” .

“La Grazia è un film su un dilemma morale. Concedere o meno la grazia a due persone che hanno commesso degli omicidi in circostanze, però, forse, perdonabili. Firmare o non firmare, da cattolico, una legge difficile sull’eutanasia. Da ragazzo rimasi folgorato dal Decalogo di Kieslowski. Un capolavoro tutto incentrato sui dilemmi morali. La trama delle trame. L’unico intreccio davvero appassionante. Più di un thriller. Non penso di essermi neanche minimamente avvicinato all’altezza del genio di Kieslowski, alla profondità di come affrontava i temi morali, ma ho sentito la necessità di farlo comunque, in un momento storico in cui l’etica, alle volte, sembra essere opzionale, evanescente, opaca o comunque tirata troppo spesso in ballo solo per ragioni strumentali. L’etica è una cosa seria. Tiene in piedi il mondo. E Mariano De Santis è un uomo serio”

Servillo è al suo settimo film con Sorrentino. Del cast fanno parte anche Anna Ferzatti, Orlando Cinque, Massimo Venturiello, Milvia Marigliano, Giuseppe Gaiani, Giovanna Guida, Alessia Giuliani, Roberto Zibetti, Vasco Mirandola, Linda Messerklinger e Rufin Doh Zeyenouin. Alla prima al lido il film ha riscosso un lungo applauso. La data dell’uscita sembrerebbe precludere al momento la possibilità di correre per i Premi Oscar.