Stop al trasferimento di altri detenuti ad Alligator Alcatraz, il famigerato carcere per migranti fatto costruire dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump nelle paludi delle Everglades in Florida. A emettere la sentenza una giudice federale di Miami, Kathleen Williams. La misura si basa su un’ordinanza restrittiva temporanea di due settimane fa, diventerà esecutiva entro 60 giorni. Presumibilmente il governo federale e lo Stato della Florida presenteranno ricorso. La notizia è stata riportata dal Guardian.
La struttura sorge in un’area infestata da serpenti e alligatori. A volere la costruzione il Presidente degli USA Trump, che l’aveva definita una prigione per “alcune delle persone più crudeli del pianeta”. Ha ospitato di recente fino a 1.400 detenuti, lo scorso luglio. Al momento ospita circa 400 persone accusate di immigrazione illegale ma che nella maggior parte dei casi non sono state condannate. Anche due cittadini italiani erano stati detenuti: Fernando Eduardo Artese e Gaetano Cateno Mirabella Costa.
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“Questo è un campo di concentramento. Ci trattano da criminali, allo scopo di umiliarci. Siamo tutti lavoratori e persone che badano alla loro famiglia”, aveva raccontato al quotidiano Tampa Bay Times Artese. “Siamo in gabbia come polli, 32 persone con tre bagni aperti, tutti vedono tutto. Non so di cosa mi accusano, non posso parlare con un avvocato né con un giudice”, aveva raccontato Mirabella Costa al TG2.
Già alcuni gruppi ambientalisti e una tribù di nativi americani avevano intentato una causa contro lo Stato della Florida e il governo federale. Per la giudice la struttura causa danni gravi e irreparabili alle Everglades, ha convenuto che la “frettolosa costruzione” della prigione, allestita in un aeroporto in disuso a fine giugno, ha danneggiato le delicate zone umide di una riserva nazionale e ha messo in pericolo specie protette.
“Questa è una vittoria storica per le Everglades e per innumerevoli americani che credono che questa natura selvaggia in pericolo debba essere protetta, non sfruttata”, le parole di Eve Samples, direttrice esecutiva di Friends of the Everglades, uno dei gruppi che avevano intentato la causa. Secondo la sentenza, entro 60 giorni dovrebbero essere rimosse le recinzioni e gli impianti di illuminazione.