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Aharon Haliva, il generale israeliano “progressista” che giustifica la morte di 50mila palestinesi come “eredità per il futuro”

Aharon Haliva, il generale israeliano “progressista” che giustifica la morte di 50mila palestinesi come “eredità per il futuro”

Gideon Levy è il giornalista delle verità scomode. Coscienza critica d’Israele. Lo è sempre stato – posso affermarlo per conoscerlo personalmente da oltre trent’anni – e non ha mai fatto sconti al governante di turno. Tantomeno oggi, quando al potere ci sono i fascisti messianici. Levy non narra la favola “consolatoria” di mele marce in un cesto-Israele sano. La realtà, se la si vuol davvero vedere e raccontare con onestà intellettuale, dice ben altro. Dice di ungenocidio come eredità per le generazioni future”. Lo scrive nel suo possente j’accuse su Haaretz. Forte già dal titolo: “I bambini di Gaza non contano più”, ha affermato il generale “moderato” dell’Idf.

Spiega Levy: “Bisogna ringraziare l’ex capo dei servizi segreti militari israeliani, Aharon Haliva, per il rapporto ‘Documento Haliva’, trasmesso l’altro giorno dal canale televisivo Channel 12. Tutti sono ora impegnati ad analizzare la vicenda e a rispondere alle voci che sono circolate, ma la questione principale è stata offuscata dai patetici sapientoni che hanno presentato questa storia. Il maggiore generale Haliva ha rivelato la verità sulla corrente dominante non solo nell’esercito, ma nella società israeliana in generale. È proprio Haliva, una sorta di eroe del centro-sinistra, a delineare il ritratto di un generale genocida. Si dissocia da Bezalel Smotrich, deride Itamar Ben-Gvir e attacca senza riserve il primo ministro Benjamin Netanyahu, da generale illuminato e progressista qual è. Ma pensa e parla esattamente come loro”.

Da qui la verità sconvolgente: “In definitiva, sono tutti sostenitori del genocidio. La differenza sta solo tra chi lo ammette e chi lo nega. Nel campo degli illuminati e degli autoadulatori a cui appartiene, Haliva si è rivelato uno dei pochi ad ammetterlo: abbiamo bisogno di un genocidio ogni pochi anni, uccidere il popolo palestinese è legittimo, persino essenziale. Parla così un generale ‘moderato’ dell’Idf. Non è come gli estremisti, il maggiore generale David Zini o il brigadiere generale Barak Hiram. Non è religioso né messianico, ma solo un bravo ragazzo di Haifa e del quartiere esclusivo di Tzahala a Tel Aviv. Per 40 minuti, Haliva ha parlato di cultura organizzativa e politica difettosa, per poi arrivare al nocciolo della questione: l’uccisione di 50.000 esseri umani era “necessaria”. Il genocidio come “eredità per le generazioni future”. Il genocida dal volto umano.

Continua Levy, citando Haliva: “Per ogni vittima del 7 ottobre, dovevano morire 50 palestinesi. Non importa se sono bambini. Non parlo per vendetta, ma per trasmettere un messaggio alle generazioni future. Non possiamo fare nulla; hanno bisogno di una Nakba ogni tanto, per sentire il prezzo da pagare”. Boom. Il moderatore Danny Kushmaro e i corrispondenti Yaron Avraham e Nir Dvori hanno ignorato questi commenti banali, perché per loro sono evidenti. Quando un direttore liberale del Direttorato dell’intelligence militare parla in questo modo, significa che la discussione sull’esistenza di un genocidio a Gaza e sugli obiettivi di questa guerra è chiusa. È stata fin dall’inizio e fino alla sua lontana fine una guerra di annientamento. Questo vale anche per ‘non importa se sono bambini’. Chi, in passato, parlava con sensibilità delle madri che dormono sonni tranquilli perché i loro figli non sono in guerra, al contrario di quelle che non riescono a dormire perché i loro figli sono a Gaza, ora sostiene con nonchalance l’uccisione dei bambini. Le madri palestinesi non hanno più cuscini su cui dormire; molte di loro non hanno più figli. Ma per Haliva i bambini ora non contano. È così che parla un generale che in precedenza era stato elogiato da Rami Yaron-Carmeli, portavoce del movimento pacifista Machsom Watch. Ha raccontato che, quando era comandante di brigata in Cisgiordania, il bravo Haliva si recò una volta a un posto di blocco chiamato ‘il posto di blocco dei bambini’ e disse ai soldati di comportarsi con rispetto. Gli mancavano solo le caramelle che aveva in tasca. E ora, ‘i bambini non contano’”.

“Se le parole del generale non bastassero – continua Levy – si possono trovare altre prove, non meno convincenti, nelle parole della moglie del capo di stato maggiore del 7 ottobre. Sharon Halevi ha dichiarato in un podcast che il marito, quella mattina, ha lasciato la loro casa indossando il tefillin e ha fatto una promessa alla moglie: ‘Gaza sarà decimata’. Questo è successo la mattina del 7 ottobre 2023. Cosa si fa con un esercito i cui comandanti ammettono di aver intrapreso una guerra di annientamento? Come si può convivere con il pensiero che il genocidio fosse l’obiettivo principale di questa guerra? Non un genocidio qualsiasi, ma uno che si commette ogni pochi anni?”. Conclude Levy: “No, Haliva, la tua colpa del 7 ottobre è nulla in confronto a un’altra questione. Sì, hai avvertito, no, non l’hai fatto, ma hai dedicato tutti i tuoi anni all’idea di governare brutalmente un altro popolo e ora dici che abbiamo bisogno di un genocidio ogni pochi anni. Per questo dovresti essere mandato all’Aia”.