Testimoni scomodi di una mattanza senza fine. Per questo vanno eliminati. Sono saliti a sei i giornalisti uccisi dall’attacco israeliano di domenica. «Il fotoreporter Mohammed Al-Khaldi è deceduto a causa delle ferite riportate (…)». Subito dopo l’attacco Al Jazeera ha annunciato la morte di due giornalisti e tre cameraman, oggi l’annuncio della nuova vittima.
Mohammed Al-Khaldi era un giornalista freelance che occasionalmente collaborava con i media locali. Secondo l’Idf l’attacco era diretto contro il giornalista Anas Al-Sharif «a capo di una cellula di Hamas»: ma i militari non hanno ancora fornito alcuna prova che lo dimostri. L’Idf sostiene però di avere molti documenti che lo dimostrano che includono «elenchi del personale, elenchi di corsi di addestramento terroristico, elenchi telefonici e documenti relativi agli stipendi». Ma tutto ciò che è stato reso pubblico sono alcuni screenshot di fogli di calcolo che apparentemente elencano gli agenti di Hamas della Striscia di Gaza settentrionale, annotando le ferite riportate dagli agenti di Hamas e una sezione di quello che si dice essere un elenco telefonico del battaglione di Jabaliya Est del gruppo armato, dice la Bbc. Che aggiunge che «non si possono verificare in modo indipendente questi documenti». È anche importante sottolineare, continua l’emittente britannica, che «finora non è stata fornita alcuna spiegazione israeliana per l’uccisione dell’intera troupe di Al Jazeera». I giornalisti locali hanno riferito che non si trovavano spesso tutti insieme, ma che l’attacco con drone israeliano è avvenuto subito dopo che si erano radunati nella tenda.
L’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha condannato l’uccisione da parte delle forze israeliane di sei giornalisti palestinesi, definendola una «grave violazione del diritto internazionale umanitario» in una nota pubblicata su X. «Dobbiamo rispettare e proteggere tutti i civili, compresi i giornalisti. Almeno 242 giornalisti palestinesi sono stati uccisi a Gaza dal 7 ottobre 2023», riferisce l’Ufficio Onu guidato dall’Alto commissario Volker Turk. «Chiediamo che tutti i giornalisti possano accedere a Gaza immediatamente, in modo sicuro e senza ostacoli», conclude la nota. Reporter Senza Frontiere (Rsf), organizzazione internazionale per la difesa della libertà di stampa, ha «condannato con forza e rabbia l’assassinio riconosciuto dall’esercito israeliano» nella Striscia di Gaza del giornalista di al-Jazeera, Anas al-Sharif, e di altri giornalisti e cameraman dell’emittente in un raid delle Idf.
«Anas al-Sharif, uno dei giornalisti più famosi della Striscia di Gaza, era la voce delle sofferenze inflitte da Israele ai palestinesi di Gaza», ha affermato Rsf in una nota inviata all’Afp, chiedendo «un’azione decisa da parte della comunità internazionale per fermare l’esercito israeliano». Il governo britannico è “molto preoccupato” per l’uccisione a Gaza in un raid israeliano di giornalisti e cameraman di al-Jazeera e di altri media. Lo ha dichiarato il portavoce del primo ministro, Keir Starmer, sottolineando che Israele deve garantire che i reporter possano lavorare in sicurezza e senza timore. Il portavoce, citato dalla Bbc, ha inoltre invocato “un’indagine indipendente” sull’uccisione di Anas al-Sharif e dei suoi colleghi, avvenuta in un raid che ha colpito la loro tenda nei pressi dell’ospedale Al Shifa.
A Gaza non c’è pietà neanche per i più indifesi
A Gaza la morte di 100 bambini per fame, da ottobre 2023, è un traguardo devastante che dovrebbe far vergognare il mondo e richiede un’azione urgente e attesa da tempo”. Lo afferma in un comunicato Save the Children. “Che tipo di mondo abbiamo costruito per permettere che almeno 100 bambini muoiano di fame mentre cibo, acqua e forniture mediche attendono a pochi chilometri di distanza, al valico di frontiera? – dichiara Ahmad Alhendawi, direttore di Save the Children per il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Europa orientale – I bambini di Gaza vengono fatti morire di fame intenzionalmente dalle autorità israeliane. Si tratta di una tragedia del tutto prevedibile ed evitabile, contro la quale le organizzazioni umanitarie mettono in guardia da mesi”. “Sapevamo che sarebbe successo; nessuno può dire di non saperlo – incalza – Poiché il ministero della Salute è in grado di fornire solo i dati relativi a ciò che resta delle strutture sanitarie di Gaza, sappiamo che queste cifre sono solo la punta dell’iceberg: chissà quante altre giovani vite sono state inutilmente distrutte. Sappiamo anche che, per i bambini, condizioni come la malnutrizione possono causare problemi permanenti come ritardi nella crescita e indebolimento del sistema immunitario”.