Sono quattro i carabinieri a rischio processo nell’ambito delle indagini seguite alla morte di Ramy Elgaml, il 19enne morto in scooter dopo un lungo inseguimento da parte dei militari avvenuto nella notte dello scorso 24 novembre a Milano, nel quartiere Corvetto, terminato con uno schianto contro il palo di un semaforo.
La procura di Milano ha notificato l’avviso di conclusione indagini preliminari per depistaggio nei confronti di due carabinieri del III Reggimento Carabinieri Lombardia della squadra di intervento operativo coinvolti nel caso: si tratta di due carabinieri diversi da quelli già indagati a luglio, uno anche per omicidio stradale in concorso con Fares Bouzidi, il 22enne amico di Ramy che guidava lo scooter T-Max che non si era fermato all’alt dei militari.
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Il provvedimento è stato notificato ai difensori degli indagati dai pm Marco Cirigliano e Giancarla Serafini. I carabinieri indagati per frode processuale dalla procura sono accusati di aver manipolato il “corpo del reato” al fine di “impedire, ostacolare o sviare l’indagine” sull’incidente stradale in cui aveva perso la vita il 19enne Ramy.
In particolare i due carabinieri, di 27 e 38 anni, avrebbero obbligato un testimone a “cancellare dal proprio telefono cellulare” un video contenente le “fasi” dell’incidente, si legge nel provvedimento citato dall’agenzia LaPresse. I destinatari del provvedimento, che anticipa la richiesta di rinvio a giudizio, non facevano parte del gruppo di tre pattuglie del Radiomobile di Milano che avevano inseguito Ramy per 8 chilometri e quasi 20 minuti per le vie di Milano. Ora hanno 20 giorni di tempo per presentare memorie o chiedere di essere interrogati
Oltre ai due militari che si sono visti notificare l’avviso di conclusioni indagini, vi sono altri due carabinieri che per i pm milanesi avrebbero costretto un testimone a cancellare il video che riprendeva lo schianto in cui il 19enne di origine egiziana perse la vita.
Secondo la procura i due carabinieri del nucleo Radiomobile avrebbero distrutto “documenti utili” ad accertare la verità sull’”omicidio stradale” di Ramy minacciando un testimone oculare: “Cancella immediatamente il video… fammi vedere che lo hai cancellato… adesso sali in macchina perché ti prendi una denuncia”, gli avrebbero detto intervenendo sul luogo dell’incidente.
Rispetto ai due colleghi indagati solo per frode processuale, per essere giunti sul posto più tardi e aver costretto un ragazzo che passava in zona a cancellare “9 files” con dei “video” dell’incidente, la loro posizione è aggravata dal fatto di aver visto con i propri occhi l’accaduto perché presenti e rispondono quindi anche di favoreggiamento personale del collega indagato per omicidio stradale già da inizio luglio.
“Ti carico in macchina e aspetti che finiamo, dammi il documento che ti becchi una denuncia”, avrebbero detto a un secondo testimone oculare che, sul proprio smartphone, aveva registrato un video dell’incidente. Il 37enne avrebbe fotografato con il cellulare il “documento d’identità” del testimone e, dopo “alcune ore”, l’avrebbe cancellata dalla “memoria” per “ostacolare le indagini” e impedire la “tempestiva identificazione” del “principale testimone oculare presente ai fatti”.