Anche lo scrittore israeliano Davi Grossman denuncia il genocidio compiuto da parte di Israele nella Striscia di Gaza nella sua campagna di militare in risposta ai massacri di Hamas del 7 ottobre 2023. “Per anni ho rifiutato di utilizzare questa parola – ha detto in un’intervista a Repubblica – Ma adesso non posso trattenermi dall’usarla, dopo quello che ho letto sui giornali, dopo le immagini che ho visto e dopo aver parlato con persone che sono state lì”.
Grossman è il più noto scrittore israeliano al mondo, ha scritto romanzi come Che tu sia per me il coltello, Vedi alla voce: amore, A un cerbiatto somiglia il mio amore e Qualcuno con cui correre. Ha scritto anche saggi e libri per bambini. Il figlio Uri è morto nel 2006 nella guerra del Libano. È ateo. “Anche solo pronunciare questa parola, ‘genocidio’, in riferimento a Israele, al popolo ebraico: basterebbe questo, il fatto che ci sia questo accostamento, per dire che ci sta succedendo qualcosa di molto brutto”.
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Il termine genocidio ha un significato giuridico ma anche morale e storico. Secondo le stime di Hamas, sono oltre 60mila le vittime nella Striscia. Per Lancet i numeri erano fortemente sottostimati già lo scorso gennaio. Le ultime settimane sono state monopolizzate dall’attenzione mediatica attorno alla carestia denunciata da organizzazioni attivi nella Striscia e dagli attacchi di Israele ai centri distribuzione aiuti. Il ministro di ultradestra del governo di Benjamin Netanyahu, Amihai Ben-Eliyahu, ha dichiarato nelle scorse settimane: “Tutta Gaza sarà ebraica, il governo sta spingendo affinché Gaza venga cancellata. Grazie a Dio, stiamo estirpando questo male. Stiamo spingendo la popolazione che si è istruita sul Mein Kampf“. L’uso del termine ormai serve a posizionarsi politicamente.
“Voglio parlare come una persona che ha fatto tutto quello che poteva per non arrivare a chiamare Israele uno Stato genocida. E ora, con immenso dolore e con il cuore spezzato, devo constatare che sta accadendo di fronte ai miei occhi. ‘Genocidio’. È una parola valanga: una volta che la pronunci, non fa che crescere, come una valanga appunto. E porta ancora più distruzione e più sofferenza”, ha aggiunto Grossman. “Una volta un giudice della Corte suprema israeliana ha detto che il potere corrompe, e che il potere assoluto corrompe in modo assoluto. Ed ecco, ci è successo: l’Occupazione ci ha corrotto. Io sono assolutamente convinto del fatto che la maledizione di Israele sia nata con l’Occupazione dei territori palestinesi nel 1967. Forse la gente è stanca di sentirne parlare, ma è così. Siamo diventati molto forti dal punto di vista militare e siamo caduti nella tentazione generata dal nostro potere assoluto e dall’idea che possiamo fare tutto”.
A proposito della decisione del presidente della Francia Emmanuel Macron, seguito a ruota da altri Stati, di riconoscere lo Stato palestinese, Grossman ritiene “sia una buona idea e non capisco l’isteria che l’ha accolta qui in Israele. Magari avere a che fare con uno Stato vero, con obblighi reali, non con un’entità ambigua come l’Autorità palestinese, avrà i suoi vantaggi. È chiaro che dovranno esserci condizioni ben precise: niente armi. E la garanzia di elezioni trasparenti da cui sia bandito chiunque pensa di usare la violenza contro Israele”. Grossman resta un sostenitore della soluzione dei due Stati. “Non vedo alternative. Sarà complesso e sia noi che i palestinesi dovremo comportarci in modo politicamente maturo di fronte agli attacchi che sicuramente ci saranno. Ma non c’è un altro piano”.