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Ozzy Osbourne: il principe delle tenebre miracolo del metal tra droghe, follie e debolezze

Amy Harris/Invision/AP, File

Amy Harris/Invision/AP, File

Forse non eravamo poi così preparati. Lo sapevamo, certo, però non subito, non così. Sempre a spiazzarci, da vivo e da morto. E chi è morto? È morto Ozzy Osbourne, leader dei Black Sabbath, il principe delle tenebre a tratti, e della tenerezza infinita a momenti.

Ci ha lasciati all’età di 76 anni, esattamente diciassette giorni dopo quello che il 5 luglio doveva essere l’ultimo saluto al suo pubblico, e lui, Ozzy, già lo sapeva. Ci ha lasciati quando invece noi pensavamo rimanesse lì seduto, sul suo trono, quello che spetta solo ai principi e ai re, nella sua Birmingham, a farsi acclamare dalle migliaia di persone che non solo lo hanno amato, ma lo hanno venerato dal primo istante, imitato anche, nel bene e nel male. Pensavamo restasse lì, a contare chi come lui ce l’aveva fatta, anche grazie all’amore, alla famiglia, uno che si era quasi prodigato per autodistruggersi e invece era lì, sopravvissuto e vivo, ad urlare, a piangere, ad avere nella musica l’unica ragione di vita in questo mondo, circondato da tutti i suoi affetti. A sentire quegli applausi come l’ultimo respiro del mondo, a tenere con sé quelle lacrime, come la gioia e la disperazione che si ricordano per sempre.

Quante lacrime si sono viste a Birmingham, quanto dolore tremante Ozzy, da affrontare senza nascondersi e vergognarsi di nulla. Non basterebbero libri per raccontare quello che Ozzy ha dato alla musica e darà ancora, perché è stato ed è il miracolo (la santità in questo caso è solo sua) del metal, un genere che prima di lui non potevamo sapere esistere, con tutto lo stravolgimento musicale, l’innovazione e, perché no, anche quella dannazione che ha portato il suono e i testi di brani come Paranoid, Iron Man, War Pig, tutto quel mondo oscuro che ci fa paura, ma per cui abbiamo sempre una strana curiosità. Se una rock star nel mondo ci deve essere, quella è stata ed è sicuramente Ozzy, senza nessun dubbio, con le sue cadute, risalite, gioie, tenerezze e debolezze profondissime mai nascoste.

Nessun dubbio sull’onestà di Ozzy, per questo è così amato e venerato. Ed è stato così che ci ha aperto le porte di casa sua, con tutto il chiasso del mondo, tutti sbronzi, tutti dolcemente barcollanti. Perché Ozzy barcollava, per tanti motivi, e la terra sotto i suoi piedi non era mai stabile, come la sua vita, fatta di droghe, follie, paradossalmente tanto oscuro da diventare la vera star della tv insieme alla sua famiglia: chi di noi non ha mai visto gli Ousbornes? Il mondo gli ha concesso l’eccesso e la quotidianità più estrema. Ad Ozzy sì, tutto è concesso, tutto si perdona, e tutto ci perdona. Spiazzante come questa sua uscita di scena, spiazzante per chi lo ama, per chi lo ha venerato. E anche per chi, apprendendo la notizia dal tg, ha avuto un attimo di smarrimento, come se iniziassero piano piano a perdersi gli anni e a non ritrovarsi più. Spiazzante anche per chi, facendo questo mestiere, il giorno del proprio compleanno deve scrivere del principe delle tenebre, e lo fa stranamente con gratitudine e senza piagnistei, perché la morte in fondo riesce a donare anche un’altra possibilità, ovvero quella di farci rendere conto, scrivendone, di quanto siamo stati fortunati a vivere nell’epoca di Ozzy Osbourne, principe delle tenebre, fottutissima luce, ora.