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Perché Trump ha ritirato (di nuovo) gli USA dall’UNESCO: “Agenda woke e posizioni anti-israeliane”

President Donald Trump speaks at an event for the signing of the GENIUS Act, a bill that regulates stablecoins, a type of cryptocurrency, in the East Room of the White House, Friday, July 18, 2025, in Washington. (AP Photo/Alex Brandon)

President Donald Trump speaks at an event for the signing of the GENIUS Act, a bill that regulates stablecoins, a type of cryptocurrency, in the East Room of the White House, Friday, July 18, 2025, in Washington. (AP Photo/Alex Brandon)

Ancora una volta Donald Trump ha deciso di ritirare gli Stati Uniti dall’UNESCO. Era successo già durante il primo mandato del tycoon alla Casa Bianca, era l’ottobre 2017, la procedura si completò formalmente nel dicembre 2018. Ed era successo ancora prima durante l’amministrazione di Ronald Reagan nel 1984, gli USA erano rientrati nel 2002 così com’erano rientrati dopo la prima amministrazione Trump con quella di Joe Biden.

L’accusa del Presidente USA all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, la Comunicazione e l’Informazione: posizioni “anti-americane”, “anti-israeliane”, promozione di un'”agenda woke“. Una decisione ideologica dopo l’uscita dall’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), dagli Accordi di Parigi sul Clima e dal patto fiscale globale dell’OCS. Una specie di allergia alle organizzazioni sovranazionali e multilaterali.

Quello che è certo in questo momento è che gli Epstein Files – e il complotto ribaltato sul quale aveva molto propagandato che gli si sta rivoltando contro – stanno ispirando il tycoon come non mai a trovare escamotage e decisioni che possano distrarre l’attenzione mediatica da quella sua scomoda amicizia.

L’organizzazione è stata fondata nel 1945 con l’obiettivo di promuovere la pace e la cooperazione internazionale tramite l’educazione, la scienza, la cultura e la comunicazione. Favorisce la cooperazione e la comprensione tra i popoli, il rispetto dei diritti umani e lo sviluppo sostenibile, la protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale. Il dipartimento di stato Usa ha confermato le indiscrezioni parlando di una “agenda globalista e ideologica per lo sviluppo internazionale in contrasto con la nostra politica estera ‘America First‘” e definendo la decisione di ammettere lo ‘Stato di Palestina’ come Stato membro “altamente problematica, contraria alla politica statunitense” oltre che capace di contribuire “alla proliferazione della retorica anti-israeliana all’interno dell’ organizzazione”.

Dietro il ritiro ci sarebbero però anche ragioni economiche: a seguito di una revisione di 90 giorni ordinata lo scorso febbraio, incentrata su eventuali tendenze antisemite o anti-israeliane, Trump avrebbe deciso anche per via dell’arretrato accumulato e il desiderio di ridurre il peso dei contributi e degli impegni finanziari verso organismi multilaterali che l’amministrazione giudica poco vantaggiosi.

“Il presidente Trump ha deciso di ritirare gli Stati Uniti dall’UNESCO, che sostiene cause culturali e sociali divisive e lontane dal buonsenso che gli americani hanno scelto a novembre”, ha dichiarato la vice portavoce della Casa Bianca, Anna Kelly, come riportato dal New York Post. Lo stop ai finanziamenti era partito nel 2011 con il riconoscimento della Palestina come Stato membro, in seguito al quale anche Israele abbandonò l’UNESCO. Nel luglio del 2023 a Parigi fu ufficializzata la volontà di rientrare nell’organizzazione durante l’amministrazione Biden.