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Ucraina, Putin sferra l’attacco più duro dall’inizio della guerra: Trump rompe col Cremlino e promette i Patriot a Kiev

AP Photo/Aurelien Morissard, left and center, Pavel Bednyakov, right

AP Photo/Aurelien Morissard, left and center, Pavel Bednyakov, right

Riempie di “cazzate” gli Stati Uniti di Donald Trump, come ammesso dallo stesso tycoon, di droni e missili l’Ucraina. È la doppia arma di Vladimir Putin, il leader del Cremlino impegnato in un doppio fronte, diplomatico e militare, con al centro come da tre anni a questa parte la guerra in Ucraina.

Nella notte appena trascorsa, mercoledì 9 luglio, le forze armate russe hanno sferrato l’attacco più duro dall’inizio del conflitto sul suolo ucraino. Secondo quanto riferito su Telegram dall’Aeronautica di Kiev, le forze di Mosca hanno lanciato dalle 20 di ieri sera (ora locale) 728 droni, tra cui centinaia di velivoli senza pilota ‘kamikaze’, e 13 missili, tra cui sette Iskander e sei Kinzhal.

Obiettivo principale dell’offensiva questa volta non era la capitale Kiev, bensì la città di Lutsk, nel nord-ovest dell’Ucraina. Secondo i vertici militari ucraini, la difesa aerea sarebbe riuscita ad intercettare 718 “minacce aeree”, ma ingenti danni sono stati segnalati nelle regioni di Dnipro, Zhytomyr, Kiev, Kirovohrad, Mykolaiv, Sumy, Kharkiv, Khmelnytskyi, Cherkasy e Chernihiv.

Per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky quello avvenuto nella notte è stato “un attacco eloquente che arriva proprio in un momento in cui sono stati compiuti tanti sforzi per raggiungere la pace, per stabilire un cessate il fuoco, eppure solo la Russia continua a respingerli tutti”. “Questa è l’ennesima prova – si legge in un post sui social del leader di Kiev – della necessità di sanzioni pungenti contro il petrolio, che ha alimentato la macchina bellica di Mosca con denaro per oltre tre anni di guerra. Sanzioni secondarie su coloro che comprano questo petrolio e quindi sponsorizzano le uccisioni. I nostri partner sanno come esercitare pressioni in modo da costringere la Russia a pensare a porre fine alla guerra, non a lanciare nuovi attacchi. Tutti coloro che vogliono la pace devono agire”.

Sullo sfondo i rapporti sempre più tesi tra Donald Trump e Vladimir Putin, che non a caso ha deciso di dimostrare ancora una volta le capacità militari e la “presa” russa sull’Ucraina. Nella giornata di martedì le parole come sempre sopra le righe di Trump avevano però dimostrato plasticamente che la tensione sull’asse Washington-Mosca sia a livelli di guardia.

“Non sono contento di Putin, ci riempie di cazzate“, ha detto il presidente Usa usando il termine ‘bullshit’ per definire la posizione che il leader russo esprime nei colloqui sulla guerra in Ucraina. Un rapporto deflagrato dopo l’ennesima conversazione telefonica avuta tra i due la scorsa settimana, al termine della quale Trump si era detto “molto deluso”.

Alla luce dello stallo nei negoziati e dei bombardamenti sempre più intensi delle forze militari russe su Kiev, da Washington è quindi arrivata nelle scorse ore una clamorosa retromarcia sul sostegno militare al Paese di Zelensky, col via libera all’invio immediato di 10 intercettori Patriot, i missili che il Pentagono aveva bloccato, e nuove forniture militari.