Non ha parlato con le mamme delle vittime degli stupri di Caivano, nonostante una delle due avesse chiesto formalmente di incontrarla per chiederle aiuto. Giorgia Meloni lo aveva già fatto a Cutro, quando si era dimenticata dei parenti delle vittime, e ci è ricascata ieri, nella visita a Parco Verde. Non si è confrontata neppure con la popolazione del rione, che la ha accolta reclamando lavoro. Da quelle parti il taglio del reddito di cittadinanza è stata una sciagura: il colloquio non sarebbe stato sereno. La premier non ha neppure risposto ai giornalisti: come ormai d’abitudine il “punto stampa” si è risolto in un monologo. Giusto per evitare domande incresciose e imbarazzanti.
Il messaggio consegnato ai media subito dopo l’incontro con il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza nella scuola “Francesco Morano”, e prima ancora c’era stato il lungo colloquio con don Patriciello, in sé è di quelli che non si possono non condividere. La premier ammette senza reticenze che i prolungati stupri di gruppo a 9 anni dall’assassinio della piccola Fortunata Loffredo, violentata e uccisa a 6 anni, e dalla misteriosa morte di un altro bambino l’anno precedente “registra un fallimento da parte dello Stato e delle istituzioni”. Uno Stato giusto dovrebbe “difendere i più deboli” invece le istituzioni, non solo a Parco Verde ma nei numerosissimi ghetti identici che proliferano in tutta la penisola, “non sono state sufficientemente percepite e forse sufficientemente presenti”.
E’ arrivata l’ora della svolta, promette Meloni: “Questo territorio sarà radicalmente bonificato. Fermezza dello Stato contro illegalità, criminalità e droga. Vi assicuro che vedrete presto i frutti di questa mia visita in termini di controllo del territorio”. Significa più controlli, questo è chiaro, ma come, con quali mezzi, con quanti agenti, con quale pervasività la presidente del consiglio non lo dice. Quel che dice, in compenso, è un passo avanti netto rispetto alle abituali promesse di reprimere, reprimere, reprimere, solitamente oltre tutto a vuoto. Meloni riconosce che il controllo è necessario ma anche del tutto insufficiente in sé. Occorre un secondo passo: “Dotare questo territorio dei servizi che i cittadini aspettano da tempo”. Un’operazione per la quale promette la convergenza di tutti i ministri e del resto tre di loro, il responsabile degli Interni Piantedosi, quello dell’Istruzione Valditara e il ministro dello Sport Abodi, sono già in loco con lei.
Il primo passo sarà il restauro e il rientro in funzione entro la prossima primavera del Centro sportivo Delphinia, oggi una “discarica a cielo aperto” nella quale si sono consumati gli stupri. Il ministero della Cultura ha messo a disposizione 12 milioni. Serviranno a rendere il Centro polifunzionale, dotandolo di una biblioteca e di una sala multimediale. Arriveranno anche altri 20 docenti, nel quadro di una campagna a tappeto contro la dispersione scolastica, che da queste parti dilaga ed è contrastata, riconosce il capo del governo, solo per modo di dire. Tutto questo implicherà la creazione di posti di lavoro e andranno, parola di premier, agli abitanti del rione, quelli senza lavoro e grazie alla trovata del governo anche senza più reddito di cittadinanza.
Non si tratta, nelle intenzioni del governo, di un intervento una tantum. Caivano dovrebbe diventare da zona flagellata a modello, una testa di ponte nella lotta contro tutte le “troppe zone franche che esistono in Italia”. Allo stesso tempo il primo passo e l’esperimento pilota nella campagna contro il degrado delle periferie che diventerà “centrale nell’agenda del governo”. Lanciata la sfida, la premier si gira e se ne va. Così diventa impossibile chiederle qualche necessario dettaglio. Una campagna del genere è allo stesso tempo necessaria, sacrosanta e urgentissima. Però costa e costa molto.
Annunciarla senza accompagnare la dichiarazione con adeguati stanziamenti già nella prossima legge di bilancio significa parlare a vuoto. Lo stesso controllo del territorio, certamente necessario, richiede uno sforzo strategico che non si può limitare alla militarizzazione dei quartieri ghetto d’Italia. Ma anche su questo piano la premier si è limitata agli annunci altisonanti. “Siamo qui per riportare la presenza seria, autorevole, costante dello Stato italiano, delle istituzioni della Repubblica”, promette Giorgia Meloni. Sperare di farlo gratuitamente o con una manciata di milioni significa prendere in giro che in quell’inferno ci deve vivere.