Ma proprio non ce la fate a vivere senza mostri? Qual è il problema? Vi sentite un po’ scadenti e avete voglia di essere sicuri che esista gente molto peggiore di voi? Oppure – e questo per quel che riguarda i giornalisti – avete bisogno di vendere qualche copia in più e non trovate nessun altro sistema se non quello di accarezzare il linciaggio?
Noi sappiamo in realtà pochissimo dell’incidente, a Roma, che è costato la vita a un bambino piccolo. Manuel, 5 anni. Naturalmente la morte di un bambino piccolo, strappato via ai genitori, commuove chiunque. I santi come gli sciagurati. Tocca i nostri sentimenti più semplici e più giusti. Questo va bene. Ma che bisogno c’è di disegnare come creature del demonio le figure di ragazzi dei quali non sappiamo niente? I giornali di questi giorni e le loro ancor più “assetate” versioni online sono impressionanti: una corsa a chi riesce a demonizzare più degli altri alcuni ragazzi sconosciuti di circa 20 anni. E anche i loro genitori.
Fior di intellettuali mobilitati per spiegarci come è possibile la loro perfidia, chi l’ha generata, quanto sta degenerando la nostra gioventù, i telefonini, i videogiochi, la droga… È stato un incidente stradale, e quando si svolgerà il processo vedremo quanta e quale fosse la colpa di chi guidava la Lamborghini. Noi oggi non lo sappiamo. E allora inventiamo, inventiamo, inventiamo. È il bisogno di linciaggio che mi colpisce. Il linciaggio come liberazione dai propri incubi. Il linciaggio come gioia e prova della propria innocenza. Il linciaggio come dimostrazione di forza. Di eticità. Di incorruttibilità. Di sapienza. Sostenuto e lodato e magnificato e amplificato dall’intero sistema dell’informazione.