X

Tra Gratteri e Meloni la campagna referendaria tocca il punto più basso…

Tra Gratteri e Meloni la campagna referendaria tocca il punto più basso…

Forse è inevitabile che la campagna elettorale forse più brutta nella storia repubblicana dia il peggio nello scorcio finale. Di certo i due fronti gareggiano in bassezza e il volo è tanto raso terra da suonare spesso come involontaria conferma delle accuse dei rivali. Non si cimenta solo la truppa dei commentatori schierati: i generali e la stessa generalissima Giorgia non sono da meno. Ieri in un’occasione resa solenne dalla gravità del momento, le comunicazioni della premier sulla guerra che incendia il Golfo e minaccia tutto e tutti, la stessa oratrice ha trovato modo di farci entrare l’immigrazione, quindi i suoi centri in Albania, dunque la magistratura che con le sue ordinanze blocca i trasferimenti oltre il braccio di mare. Insomma, il referendum.

Per andarci leggera, Meloni ha citato, nella conclusione del suo intervento il recente caso dei migranti irregolari condannati per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso, violenza sessuale di gruppo, e – è molto desolante doverlo raccontare – violenza sessuale su minore, che “per i giudici non possono essere trattenuti né rimpatriati perché hanno fatto strumentalmente richiesta di protezione internazionale”. Cosa c’entri con la guerra in Iran è oscuro ma lo è ancor di più cosa c’entri con il referendum, trasformato così in quesito sul diritto di stupro dei clandestini e scusate se è poco.

Pareggiare non era facile ma Gratteri, che non è neppure lui uno qualsiasi ma forse il magistrato più importante d’Italia nonché principale testimonial del No, si sforza e ce la fa. Lo chiamano dal Foglio per martellare sull’arruolamento forzato del vincitore di Sanremo Sal Da Vinci nei ranghi dei contrari alla riforma. Il procuratore di Napoli giura che la sua affermazione infondata sul voto del cantante era solo uno scherzo. Però non si ferma qui: “Se volete speculare fate pure. Con voi del Foglio faremo i conti dopo il referendum. Tireremo una rete”. L’intero centrodestra, ma anche Azione e Iv, insorgono. I membri laici del Csm Aimi ed Eccher chiedono l’apertura di una pratica sulle sconsiderate parole del magistrato. Il Fronte del No, in evidente imbarazzo, non si lascia scappare una sillaba ma insiste nel chiedere le dimissioni della capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, per un’altra affermazione decisamente infelice, stavolta dalle barricate del Sì, quella sui magistrati “plotone d’esecuzione”.

L’aspetto assurdo di una campagna elettorale che prosegue così sin dall’inizio e si avvita sempre più via via che si avvicinano le urne è che Gratteri, con la sua inaccettabile minaccia, avvalora la sparata di Bartolozzi che a propria volta aveva confermato le accuse che il No rivolge al governo sull’obiettivo di “toglierci di mezzo la magistratura”, come da altra perla della capo di gabinetto. L’incresciosa rissa va molto oltre una politicizzazione del referendum che era nell’ordine delle cose ma poteva essere contenuta nei limiti dello scontro politico, senza sconfinare nel trivio. All’origine c’è la comune convinzione di entrambe le fazioni di non poter motivare il proprio elettorato solo a favore o contro una riforma ostica e distante dalla vita quotidiana e di dover pertanto snaturare quanto più possibile. Sino ai deliri sulla magistratura pro-stupratori o alle minacce di regolare i conti.

Va così sin dall’inizio, appunto, ma un cambiamento vistoso negli ultimi giorni è intervenuto. La premier, tenutasi quasi in disparte sino all’ultimo, è entrata in campo a gamba tesa. Il progetto di giocarsi la carta più forte, appunto Giorgia, nelle ultime due settimane palazzo Chigi lo aveva messo a punto da tempo e la tabella di marcia prevede più o meno un’incursione meloniana nell’agone elettorale al giorno. Si spiega così il salto mortale col quale, in un dibattito sulla guerra e oltre tutto in un discorso per il resto molto teso al dialogo con l’opposizione, Meloni è riuscita a infilare nella sua relazione la stoccata contro i magistrati. Oggi la premier concluderà a Milano la manifestazione di FdI per il Sì e ci si possono aspettare fuochi artificiali. Elly Schlein invece sarà a Venezia e sinora anche lei è stata ben attenta a tenersi quasi nelle retrovie. Ma con la premier in campo e a un passo dalle urne non è facile che riesca a mantenere la posizione defilata.