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Lo stretto di Hormuz resta “chiuso” su ordine di Khamenei, ma Trump esulta: il caro-petrolio premia gli affari Usa

AP Photo/Hadi Mizban

Associated Press / LaPresse

AP Photo/Hadi Mizban Associated Press / LaPresse

Parla per la prima volta. Dalla sua elezione. Ma non si mostra. Sa bene di essere nel mirino di chi ha già eliminato suo padre e sua madre. Dice tante cose, Mojtaba Khamenei nel suo primo discorso come nuova Guida suprema dell’Iran in seguito alla morte del padre, Ali Khamenei. Minacce, promesse, aperture ai vicini del Golfo. Ma la cosa più rilevante, concordano gli analisti addentro alle dinamiche del regime iraniano, è la sua invocazione all’unità.

Promettiamo alla defunta Guida suprema” Ali Khamenei “che seguiremo il percorso e faremo del nostro meglio per proseguire quanto fatto in passato e chiedo a tutti i diversi leader politici dell’Iran di fare del proprio meglio per mostrare unità”, dice Mojtaba nel discorso letto da uno speaker della Tv di Stato. “Assicuro a tutti che non rinunceremo alla vendetta per il sangue dei martiri”, promette la nuova Guida suprema. “La vendetta che abbiamo in mente non riguarda solo il martirio del grande Leader della Rivoluzione (il padre Alì, ndr) piuttosto, ogni membro della nazione martirizzato dal nemico è un caso a sè stante per la causa della vendetta”, ha spiegato. “Naturalmente, finora solo una parte limitata di questa vendetta ha assunto forma tangibile, ma fino a quando non sarà completamente compiuta, rimarrà al primo posto”, ha assicurato, “e saremo particolarmente sensibili al sangue dei nostri figli”. Dunque “le atrocità commesse dal nemico, che ha deliberatamente preso di mira la scuola Shajarat Tayyibah a Minab e alcuni casi simili, riceveranno un’attenzione particolare” in questo processo.

Dalle minacce alle aperture

La nuova Guida Suprema dell’Iran ha affermato che l’Iran crede nell’amicizia con Paesi vicini e che continuerà a colpire solo le basi degli Stati Uniti. Il passato non si cancella. L’Iran intende avere a ogni costo un risarcimento per i danni subiti nella guerra in corso, chiarisce Mojtaba Khameni.Un punto che devo sottolineare è che, in ogni caso, otterremo un risarcimento dal nemico. Se si rifiuteranno, sequestreremo i loro beni nella misura che riterremo opportuna e, se anche questo si rivelasse impossibile, distruggeremo una quantità equivalente delle loro proprietà”, ha assicurato. L’arma più efficace è quella del petrolio. “La leva della chiusura dello Stretto di Hormuz deve continuare a essere utilizzata come strumento di pressione””, dichiara Mojtaba Khamenei, “Abbiamo studiato l’apertura di altri fronti dove il nemico ha poca esperienza ed è estremamente vulnerabile. Questi saranno attivati se la situazione di guerra persiste e in base agli interessi nazionali”, ha aggiunto la Guida.

“Tutte le basi statunitensi nella regione dovrebbero essere immediatamente chiuse, altrimenti saranno attaccate”, avverte Khamenei jr. E poi la solenne promessa al leader martirizzato, nonché suo padre. Promettiamo alla defunta Guida suprema” Ali Khamenei “che seguiremo il percorso e faremo del nostro meglio per proseguire quanto fatto in passato e chiedo a tutti i diversi leader politici dell’Iran di fare del proprio meglio per mostrare unità”. I Pasdaran hanno subito aderito all’ordine della nuova Guida suprema di mantenere chiuso lo stretto di Hormuz. «In risposta alla Guida Suprema: terremo lo stretto di Hormuz chiuso e infliggeremo al nemico invasore il più duro dei colpi», ha scritto su X il comandante della Marina dei Guardiani della rivoluzione, Alì Reza Tangsiri, a commento di un post di Khamenei Jr.

Dalle parole della Guida suprema alla verità spiattellata dal tycoon

«Gli Stati Uniti sono di gran lunga il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando i prezzi del petrolio salgono, guadagniamo un sacco di soldi. Ma, di ben più grande interesse e importanza per me, come presidente, è impedire a un impero malvagio, l’Iran, di possedere armi nucleari e di distruggere il Medio Oriente e il mondo. Non permetterò mai che ciò accada», scrive Donald Trump su Truth. La Marina americana «non è pronta» a scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo ha detto ieri il segretario all’Energia, Chris Wright, in un’intervista alla Cnbc. «Succederà relativamente presto, ma non può accadere ora – ha detto Wright – semplicemente non siamo pronti. Tutte le nostre risorse militari, in questo momento, sono concentrate sulla distruzione delle capacità offensive dell’Iran e dell’industria manifatturiera che fornisce le sue capacità offensive».

La sporca guerra miete vittime tra i più indifesi tra gli indifesi: i bambini.

«A (più di) dieci giorni dall’intensificarsi del conflitto in Medio Oriente, la situazione sta diventando catastrofica per milioni di bambini in tutta la regione. Dal 28 febbraio, più di 1.100 bambini sono stati feriti o uccisi nelle violenze. Tra questi, secondo le notizie, 200 bambini sono stati uccisi in Iran, 91 in Libano, quattro in Israele e uno in Kuwait. Questi numeri sono destinati ad aumentare con l’intensificarsi e il diffondersi delle violenze». Lo rende noto l’Unicef. «Le diffuse interruzioni dell’istruzione – spiega una nota – hanno lasciato milioni di bambini fuori dalla scuola in tutta la regione, mentre centinaia di migliaia di bambini sono stati sfollati a causa dei bombardamenti incessanti. Le infrastrutture civili, tra cui ospedali, scuole e sistemi idrici e igienico-sanitari, da cui dipende la sopravvivenza dei bambini, sono state attaccate, danneggiate o distrutte dalle parti in conflitto. Nulla giustifica l’uccisione e la mutilazione dei bambini, né la distruzione e l’interruzione dei servizi essenziali da cui dipendono».

La guerra investe anche le forze italiane di stanza nel Kurdistan iracheno. Nella tarda serata di mercoledì due droni hanno colpito la base italiana di Erbil, nel Kurdistan iracheno. L’esplosione ha provocato un incendio che ha coinvolto almeno due automezzi, ma non risultano feriti tra il personale italiano. Le fiamme sono state contenute rapidamente grazie all’intervento delle squadre antincendio della base, hanno evitato che il rogo si propagasse ad altre strutture del compound. A confermare quanto successo, intervistato da Sky TG24, è stato il comandante della base, il colonnello Stefano Pizzotti. “Eravamo già in condizione di preallarme, verso le 20.30 ore locali è scattato un allarme di minaccia aerea. Ci siamo recati in sicurezza presso i bunker già assegnati, poco prima dell’1 poi c’è stata una minaccia aerea, ancora da accertare, che ha colpito la base italiana, causando danni materiali alle infrastrutture. Il personale sta bene, stanno tutti quanti bene. Ancora non è certa la provenienza della minaccia. Attualmente sul posto ci sono gli artificieri che stanno mettendo in sicurezza l’area, ma l’allarme è cessato”.

Il contingente italiano, ha proseguito Pizzotti, “si occupa di addestramento delle truppe locali curde su richiesta del governo iracheno. Poco prima dell’inizio della crisi era stato effettuato un alleggerimento del contingente. Oggi ci sono meno persone di quelle che dovrebbero esserci nella normalità”. In ultimo, la rassicurazione: “Il morale del personale è comunque alto, volevamo rassicurare le famiglie”, ha concluso Pizzotti. “Siamo preparati ed addestrati per queste situazioni”.