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Guerra navale nel Golfo Persico: “Il petrolio arriverà a 200 dollari”

Guerra navale nel Golfo Persico: “Il petrolio arriverà a 200 dollari”

È diventata la “guerra del petrolio”. E come tale entra nelle nostre tasche. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno rivendicato di aver colpito due navi nello Stretto di Hormuz: una battente bandiera della Liberia, la Express Room, e la portarinfuse thailandese Mayuree Naree.

«La nave liberiana, di proprietà di Israele, non ha prestato attenzione agli avvertimenti delle nostre forze navali ed è stata fermata dopo essere stata colpita – affermano i pasdaran in un comunicato -. La seconda nave, la portarinfuse Mayuree Naree che ha tentato di passare illegalmente lo Stretto, è stata presa di mira anche lei dopo gli avvertimenti delle forze navali». «Lo Stretto di Hormuz è indubbiamente sotto la gestione delle forze navali delle Guardie: gli aggressori, gli Stati Uniti e i loro alleati, non hanno il diritto di attraversarlo», conclude la nota. Secondo l’agenzia marittima britannica Ukmto, sono almeno tre le navi colpite oggi nelle acque a ridosso di Hormuz. La Marina thailandese ha confermato l’attacco alla Mayuree Naree, che era partita da un porto degli Emirati, aggiungendo che 20 marinai erano stati tratti in salvo dalla Marina dell’Oman, mentre tre risultano dispersi.

L’Iran è pronto ad allargare la portata degli attacchi in risposta all’offensiva americana, cosa che potrà far schizzare i prezzi del petrolio «a 200 dollari». Lo ha detto Ebrahim Zolfaqari, portavoce del quartier generale del comando militare Khatam al-Anbiya. L’Iran, infatti, è pronto a passare da «attacchi reciproci» ad «attacchi continui contro gli avversari» e gli Stati Uniti non saranno più in grado di controllare i prezzi del greggio. «Non permetteremo che nemmeno un litro di petrolio raggiunga gli Stati Uniti, i sionisti (Israele) e i loro partner. Qualsiasi nave o petroliera diretta verso di loro sarà un bersaglio legittimo», ha detto Zolfaqari. E ha lanciato un monito: «Preparatevi a un petrolio a 200 dollari al barile, perché il prezzo del greggio dipende dalla sicurezza regionale che voi avete destabilizzato».

Ogni imbarcazione che intende passare lo Stretto di Hormuz deve ottenere il permesso dall’Iran. Lo ha dichiarato il comandante della Marina del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc, i pasdaran), Alireza Tangsiri, in un post su X. «Era stato assicurato alle navi di passare attraverso lo Stretto di Hormuz? Questo bisognerebbe chiederlo agli equipaggi delle navi Express Rome e Mayuree Naree che oggi (ieri per chi legge, ndr), confidando in promesse vane, hanno ignorato gli avvertimenti e intendevano attraversare lo stretto, ma sono state colpite», ha scritto Tangsiri. Colpiti impianti di stoccaggio del petrolio nel porto di Salalah in Oman da droni iraniani. Secondo quanto affermato dalla società britannica per la sicurezza marittima Ambrey, sono stati colpiti gli impianti di stoccaggio del petrolio nel porto di Salalah, in Oman, riferisce l’emittente qatarina Al Jazeera.

«Stiamo già vedendo l’impatto della situazione in Medio Oriente sull’energia. I nostri sforzi di diversificazione stanno dando risultati. Ma questo non significa che siamo immuni agli choc dei prezzi», ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, alla plenaria dell’Europarlamento. «Dall’inizio del conflitto i prezzi del gas sono aumentati del 50% e quelli del petrolio del 27%. Tradotto in euro: dieci giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei tre miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza», ha evidenziato. In questo contesto l’Italia, che sconta ancora una forte dipendenza dalle importazioni di gas naturale, è uno dei Paesi che rischiano di pagare il prezzo più alto. Se il rincaro del prezzo del gas dovesse durare due o tre mesi questo peserebbe sugli importatori di materia prima, ma non ci sarebbero ricadute a valle. Se invece dovesse persistere per più di tre mesi, questo si rifletterebbe sia sui costi di produzione che sui prezzi al consumatore e l’inflazione potrebbe tornare a correre, arrivando anche al 5%-6%», dice al Corriere della Sera Carlo Altomonte, professore di Politica economica europea dell’Università Bocconi Con la corsa dei prezzi dell’energia, secondo un’analisi condotta da Oxford Economics e ripresa dal Financial Times, nel quarto trimestre di quest’anno l’inflazione in Italia potrebbe aumentare di oltre 1 punto percentuale rispetto alle precedenti previsioni della società di consulenza.

Cronaca di guerra

Una sporca guerra. Un’indagine preliminare dell’esercito statunitense ha stabilito che a colpire, lo scorso 28 febbraio, una scuola elementare nella città iraniana di Minab è stato un missile Tomahawk americano, causando almeno 175 vittime secondo le autorità iraniane, in gran parte bambine. Lo riferisce il New York Times citando funzionari statunitensi, secondo cui l’attacco sarebbe stato il risultato di un errore nell’individuazione del bersaglio: i militari stavano colpendo una vicina base della Marina dei Guardiani della Rivoluzione, ma le coordinate dell’obiettivo sarebbero state generate utilizzando dati obsoleti forniti dalla Defense Intelligence Agency, che indicavano l’edificio come struttura militare. L’immobile, in passato parte della base, era però stato trasformato in scuola anni prima. L’indagine è ancora in corso e dovrà chiarire perché le informazioni non siano state verificate prima dell’attacco. Il caso, secondo il Times, rischia di pesare sull’operazione militare americana in Iran e ha alimentato polemiche dopo che il presidente Donald Trump aveva inizialmente suggerito che la responsabilità potesse essere dell’Iran. La Casa Bianca ha ricordato che l’inchiesta non è conclusa, mentre Pentagono e Comando centrale statunitense hanno rifiutato di commentare in attesa dei risultati definitivi.

La guerra di Israele e Stati Uniti contro l’Iran «continuerà senza limiti di tempo, finché non raggiungeremo tutti gli obiettivi e non vinceremo la campagna». Lo ha affermato il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, dopo una riunione sulla situazione con il capo di Stato maggiore, Eyal Zamir, il direttore generale del ministero Amir Baram, il capo dell’intelligence militare Shlomi Binder, il capo della direzione delle operazioni, Itzik Cohen e il capo del Comando del Fronte Interno, Shay Klaper. La guerra in Iran finirà «presto» perché «non è praticamente rimasto niente da colpire», dichiara Trump, in un’intervista telefonica ad Axios. È rimasta «qualche piccola cosa qua e là… Quando deciderò che deve finire, finirà», ha affermato il presidente Usa riferendosi alla conclusione della guerra. Il capo della Casa Bianca ha quindi ribadito che «la guerra sta andando alla grande. Siamo molto in anticipo rispetto al programma. Abbiamo causato più danni di quanto pensassimo possibile, anche nel periodo iniziale di sei settimane».

Quanto alla nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, avrebbe riportato una frattura al piede e altre lievi ferite nel primo giorno di bombardamenti di Usa e Israele in Iran, quando è stato ucciso il padre Alì Khamenei e ferito mortalmente la moglie. È quanto ha riferito la Cnn, citando una fonte a conoscenza della situazione secondo la quale Mojtaba ha un livido intorno all’occhio sinistro e lievi lacerazioni al viso.