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Stretto minato, Hormuz è il centro della guerra globale: navi bloccate e colpite, Trump furioso: “Conseguenze militari mai viste”

FILE – In this Nov. 19, 2019, photo made available by U.S. Navy, the aircraft carrier USS Abraham Lincoln, left, the air-defense destroyer HMS Defender and the guided-missile destroyer USS Farragut transit the Strait of Hormuz with the guided-missile cruiser USS Leyte Gulf. (Mass Communication Specialist 3rd Class Zachary Pearson/U.S. Navy via AP, File) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

FILE - In this Nov. 19, 2019, photo made available by U.S. Navy, the aircraft carrier USS Abraham Lincoln, left, the air-defense destroyer HMS Defender and the guided-missile destroyer USS Farragut transit the Strait of Hormuz with the guided-missile cruiser USS Leyte Gulf. (Mass Communication Specialist 3rd Class Zachary Pearson/U.S. Navy via AP, File) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Si alza ancora la tensione sullo stretto di Hormuz, già al centro delle attenzioni mondiali per via del blocco parziale, quasi totale, ai traffici lungo il corridoio, che ha provocato un aumento dei prezzi di petrolio e gas naturale liquefatto dal lancio delle operazione di Israele e Stati Uniti contro l’Iran. Appena una decina di imbarcazioni, da venerdì scorso, hanno attraversato lo snodo dove, prima delle operazioni militari, passava circa il 20% del petrolio e il 25% del gnl trafficato per la terra. Otto riconducibili a Iran e Russia, altre due battenti bandiera liberiana. E adesso si profila anche la minaccia di uno stretto minato tatticamente da Teheran, minaccia che ha fatto infuriare il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Lo Stretto di Hormuz, tra il Golfo Persico e il Golfo dell’Oman, 33 chilometri di larghezza tra penisola araba e Asia Meridionale nel punto più stretto: 20 milioni di barili al giorno di petrolio greggio. 290 milioni di metri cubi di gnl al giorno, circa tremila navi al mese. È vicino al blocco totale, eventualità che non si è mai verificata. “Il controllo dello Stretto di Hormuz ha permesso all’Iran di esercitare influenza sulle relazioni economiche internazionali”, ha dichiarato il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.

Almeno tre navi sarebbero state colpite oggi, la Marina thailandese ha parlato di una nave cargo portarinfuse, tre dispersi. Il colosso danese del trasporto container Moller-Maersk ha confermato al Wall Street Journal di avere 10 navi bloccate nel Golfo Persico, servirebbe una settimana, dieci giorni per tornare a operare normalmente in caso di cessate il fuoco. Più a lungo lo stretto resta chiuso, più il rifornimento delle scorte di petrolio in Asia diventa una sfida“, ha spiegato l’amministratore delegato, Vincent Clerc. “Hormuz è un problema mondiale, che si ripercuoterà su tutte le economie mondiali. Il passaggio da Hormuz diventa esiziale per il transito dell’energia e delle navi che passano da lì. Non per l’Italia o per l’Europa, ma per tutto il mondo, in primis per la Cina”, ha detto il ministro della difesa Guido Crosetto, parlando con i giornalisti in Senato.

Ma secondo Cnbc l’Iran avrebbe continuato a esportare petrolio verso la Cina: almeno 11,7 milioni di barili di greggio sarebbe stati inviati secondo la società di monitoraggio TankerTrackers. Le petroliere avrebbero spento i sistemi di tracciamento. Teheran avrebbe anche ripreso a caricare petroliere anche nel terminal petrolifero di Jask, sul Golfo di Oman, il sito che permette di bypassare completamente lo stretto. Il principale hub di esportazione è l’isola di Kharg, dalla quale partiva circa il 90% di greggio iraniano. Le spedizioni quindi proseguono ma sono molto inferiori. Stando a Kpler, le esportazioni verso Pechino viaggiano sull’1,22 milioni di barili al giorno, circa un milione in meno rispetto a febbraio, quando con 2,16 milioni era stato registrato il livello più alto dal 2018. La Cina aveva infatti puntato a costruire delle riserve che al momento le offrirebbero una copertura tra i tre e i quattro mesi di domanda interna.

A far scattare l’allarme, ieri, una notizia riportata da CBS News secondo cui l’intelligence statunitense aveva scoperto le operazioni dell’Iran per piazzare mine nello stretto. CNN aveva ribadito l’informazione. Il presidente americano Trump aveva minacciato l’Iran di “conseguenze militari a un livello mai visto prima” se Teheran non rimuoverà “immediatamente” le mine piazzate nello Stretto. “Se l’Iran ha piazzato delle mine nello Stretto di Hormuz, e non abbiamo notizie in merito, vogliamo che vengano rimosse IMMEDIATAMENTE!”, aveva scritto su Truth. “Le conseguenze militari per l’Iran saranno a un livello mai visto prima se, d’altra parte, rimuovessero quello che potrebbe essere stato piazzato, sarebbe un passo da gigante nella giusta direzione!”

“Inoltre, stiamo utilizzando la stessa tecnologia e le stesse capacità missilistiche impiegate contro i trafficanti di droga per eliminare definitivamente qualsiasi imbarcazione o nave che tenti di minare lo Stretto di Hormuz. Saranno affrontati rapidamente e con violenza. ATTENZIONE!”. A stretto giro era arrivato l’annuncio dell’US Central Command sull’eliminazione di diverse navi iraniane, incluse 16 posamine vicino allo Stretto di Hormuz. “Sono lieto di annunciare che nelle ultime ore abbiamo colpito e completamente distrutto 10 imbarcazioni e/o navi posamine inattive, e ne seguiranno altre!”, aveva scritto su Truth il presidente americano. Proclami trionfalistici che non avrebbero eliminato il problema né gli asset dell’Iran. Ieri era esploso un altro caso che aveva agitato gli animi.

“Il presidente Trump sta mantenendo la stabilità dell’energia globale durante le operazioni belliche contro l’Iran. La Marina statunitense ha scortato con successo una petroliera lungo lo stretto di Hormuz, per garantire il flusso di petrolio sui mercati globali”, aveva twittato il segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright. Post rimosso poco dopo. E smentito. “Nessuna nave da guerra americana ha osato avvicinarsi al mare dell’Oman, del Golfo persico o dello stretto di Hormuz durante questo conflitto”, aveva chiarito prima il portavoce dei pasdaran Ali-Mohammad Naïni. “Qualsiasi passaggio della flotta statunitense e dei suoi alleati sarà bloccato da missili iraniani e droni kamikaze”, aveva minacciato dichiarato il capo della Marina dell’Irgc, Alireza Tangsiri, secondo quanto riportato da Al Jazeera. A seguire era arrivata anche la smentita della portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. L’annuncio del ministro dell’Energia aveva innescato una corsa al ribasso del petrolio, con una perdita fino al 15% nell’arco di pochi minuti. Dopo aver sfondato quota 100 dollari, il greggio era sceso fino agli 80 dollari al barile.