X

Sondaggi politici elettorali: i partiti e il referendum sulla Giustizia, l’ultima indagine per il TgLa7 di Mentana

COLLAGE DI FOTO DA LAPRESSE

COLLAGE DI FOTO DA LAPRESSE

All’indomani dell’appello della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni per il SÌ, si presenta grossomodo invariato il panorama dei partiti secondo il sondaggio SWG per il TgLa7. Ormai la sfida elettorale della stagione è alle porte, il referendum confermativo sulla riforma della Giustizia per il quale si voterà i prossimi domenica 22 e lunedì 23 marzo. E sembra ormai condiviso il pronostico di una rimonta e di un ribaltamento, dopo mesi di vantaggio netto del SÌ. Non sempre i pronostici sono stati comunque rispettati.

Appena due giorni fa, sempre per il TgLa7, SWG aveva misurato gli umori sul referendum sulla riforma della Giustizia e aveva misurato anche questo una rimonta con sorpasso a favore del NO, al 52%, contro il 48%. Ribaltamento che era già stato pronosticato da altri sondaggi la settimana precedente. Secondo la stessa indagine, i propensi ad andare a votare si attestano tra il 46% e il 51%. Al referendum confermativo non è contemplato il raggiungimento di un quorum per la validazione dei risultati.

 

Gli orientamenti di voto invece sono stati calcolati rispetto ai dati dello scorso 2 marzo. Scivola dello 0,4% Fratelli d’Italia, il partito della premier comunque al vertice al 29,4%. Anche Forza Italia perde lo 0,2%, fino all’8,2%. Smette di perdere consenso la Lega, al 6,8%, a differenza di Futuro Nazionale, meno 0,2%, al 3,4%. Stabile Noi Moderati all’1%.

Non ne approfitta l’opposizione, troppo poco i più 0,2 e più 0,3 di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle per far immaginare una parvenza di rincorsa, al 21,8% e al 12%. Alleanza Verdi e Sinistra è al 6,8%. Stabile Azione di Carlo Calenda, al 3,3%, sorpassato anche lui dal generale Roberto Vannacci, Italia Viva di Matteo Renzi è al 2,4%. Stabile +Europa all’1,5%. Alla voce generica “altro partito” il 3,4%. Non si esprime il 30%, una percentuale in crescita del 2%, a conferma degli alti tassi di astensionismo a ogni tornata elettorale.