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Iran, Trump chiede la “resa incondizionata” di Teheran e stoppa ogni accordo: frenata sulle truppe di terra Usa

Iran, Trump chiede la “resa incondizionata” di Teheran e stoppa ogni accordo: frenata sulle truppe di terra Usa

Tenere conto delle dichiarazioni di Donald Trump è ormai un lavoro complicato. Sull’Iran, ma anche sugli altri dossier, il presidente degli Stati Uniti è ormai noto per smentire se stesso nel volgere di pochi giorni, in certe occasioni in poche ore.

La gestione del conflitto in Iran non fa eccezione. L’ultima occasione è quella relativa alla possibilità di inviare truppe di terra nella Repubblica Islamica: ipotesi che Trump ha definito “una perdita di tempo” in un colloquio con Nbc News.

Per il tycoon infatti grazie ai primi sei giorni di offensiva congiunta assieme ad Israele l’Iran “ha perso tutto. Hanno perso la loro marina. Hanno perso tutto ciò che potevano perdere”. Invitato poi a commentare le parole del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, secondo cui un’operazione di terra statunitense sarebbe un “disastro”, Trump l’ha liquidata come “chiacchiere inutili”.

La nuova leadership iraniana

Trump ha poi apertamente sottolineato che è sua intenzione “smantellare completamente” la struttura di leadership dell’Iran, avendo in mente alcuni nomi per la guida del Paese. “Vogliamo entrare e ripulire tutto. Non vogliamo qualcuno che ricostruisca in un periodo di 10 anni. Vogliamo che abbiano un buon leader. Abbiamo persone che penso farebbero un buon lavoro”, ha spiegato Trump nell’intervista, rifiutandosi di fare nomi.

Interrogato su chi potrebbe essere il futuro leader dell’Iran, Trump ha risposto a metà tra il serio e il sarcastico: “Non lo so, ma a un certo punto mi chiameranno per chiedermi chi vorrei”.

Per il presidente Usa infatti la scelta di Mojtaba Khamenei come successore del padre Ali nel ruolo di Guida Suprema, ancora non ufficializzata ma molto probabile, è “inaccettabile”. Parlando con Axios, Trump ha definito il 56enne Mojtaba Khamenei un “lightweight”, un “pese piuma”, utilizzando il lessico tipico del pugilato per definirlo un personaggio di poco conto.

L’obiettivo di Washington è replicare quanto fatto in Venezuela dopo il rapimento e l’arresto di Nicolas Maduro. “Devo esser coinvolto nella nomina, come è successo con Delcy”, ha spiegato infatti Trump riferendosi a Delcy Rodriguez, già vice di Maduro e oggi presidente del Venezuela, a capo del Paese anche grazie ad “tacito accordo” con la Casa Bianca.

Per la legge iraniana è l’Assemblea degli esperti a dover nominare la prossima Guida Suprema, un organo di 88 religiosi. Al momento comunque non è possibile fare previsioni su quanto Trump possa realmente influenzare le scelte di Teheran: il regime, o quel che ne rimane, non ha mai mostrato l’intenzione di piegarsi alle richieste di Washington.

La “fase successiva” della guerra

Quanto alla situazione di “campo”, in Iran secondo Israele e Stati Uniti siamo ormai prossimi alla “fase successiva” degli attacchi e della guerra. Lo hanno detto a poche ore di distanza l’uno dall’altro il generale israeliano Eyal Zamir e il segretario della Difesa statunitense Pete Hegseth.

Commentando infatti gli attacchi notturni contro diverse infrastrutture a Teheran, Zaire ha sottolineato che questa fase “smantellerà ulteriormente il regime e le sue capacità militari” e che “abbiamo in serbo altre sorprese, che non intendo rivelare”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il numero uno della Difesa Usa Hegseth, che nel corso di una conferenza stampa con l’ammiraglio Brad Cooper, capo delle forze armate statunitensi in Medio Oriente, ha spiegato che l’intensità degli attacchi contro l’Iran “sta per aumentare drasticamente” e che gli Stati Uniti non hanno problemi di scarsità di armi sia difensive che offensive, che permetteranno di sostenere l’offensiva “finché sarà necessario”.

Dichiarazioni anche in questo caso particolarmente contraddittorie con quelle di Trump dei giorni scorsi, che aveva parlato di un impegno in Medio Oriente che non sarebbe andato oltre qualche settimana.

La “resa incondizionata” dell’Iran

Una posizione, quella di Trump, che è nuovamente cambiata nel volgere di poche ore. Se infatti il presidente Usa aveva chiesto, o meglio esigeva, il suo coinvolgimento nella scelta della futura leadership iraniana, dunque con la necessità di dover in qualche modo trattare e avere colloqui con Teheran, dalla Casa Bianca c’è stato l’ennesimo stravolgimento.

Tramite il proprio profilo su Truth, Trump ha chiesto la “resa incondizionata” dell’Iran e che intende lavorare con gli alleati per “risollevare risollevare l’Iran dall’orlo della distruzione, rendendolo economicamente più grande, migliore e più forte”.

Un messaggio che si chiude con lo slogan MIGA, ovvero “Make Iran Great Again”, rivisitazione in chiave iraniana del più noto slogan trumpiano “Make America Great Again”.