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Alla gogna i preti pro-migranti: “Filoislamici, votano NO al referendum sulla riforma della Giustizia”

Guido Calamosca/ LaPresse

Guido Calamosca/ LaPresse

Il referendum si avvicina ed è sempre più forte la tentazione di assoldare pezzi della Chiesa italiana dall’una o dall’altra parte. E dire che il tentativo di equidistanza della presidenza Cei (leggi: cardinale Matteo Zuppi) di qualche giorno fa, non ha risolto quello che pensava di chiarire.

Nelle settimane scorse, Zuppi aveva esortato a recarsi alle urne, “superando il clima di disimpegno e astensionismo”. E aprendo i lavori dell’ultimo Consiglio permanente, organo di “autogoverno” della Cei stessa, aveva detto alcune frasi che lo hanno fatto sembrare a favore del No. ”C’è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti hanno lasciato come preziosa eredità da preservare. Autonomia e indipendenza dei giudici sono connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto, valori da perseguire nelle diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti. La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e l’assetto del Csm sono temi che, come pastori e come comunità ecclesiale, non devono lasciare indifferenti”.

E così mentre si contano i giorni al referendum, la campagna elettorale di “assoldamento” dei vescovi si sposta sui social, tanto per seminare confusione. Si apprende ad esempio da un post di una utente con quasi 28 mila followers su X, che ci sono tre prelati d’eccezione a favore del No. Il primo è il cardinale Pietro Parolin, segretario di stato; il secondo è il cardinale Pierbattista Pizzaballa Patriarca latino di Gerusalemme, il terzo è il cardinale Zuppi presidente dei vescovi italiani. Sembra vero, messa così, ma la credibilità è zero, visto che Zuppi voleva smarcarsi e sganciarsi dalla scelta secca (anche se non c’è riuscito del tutto) e gli altri due si guardano bene dal pronunciarsi. Da Gerusalemme, poi, le questioni italiane dovranno sembrare non proprio così importanti. Sta di fatto che il post è una scusa per rilanciare il pandemonio dei commenti massimalisti contro preti, sinistra e un po’ tutti. Quello che sembra propaganda per il No, diventa una furba propaganda per il Sì.

Come si vede nei commenti. Perle del tipo: “Persone che sono i cavalli di troia per l’invasione di islamici. Si illudono di poter avere il loro sostegno mentre si organizzano come religione-stato con valori incompatibili ai nostri. Vergogna”, visto che siamo nel Ramadan e il tema dell’invasione islamica in Italia tira molto. Oppure commenti come: “Prendendo posizione su un tema terreno che riguarda lo Stato Italiano sono persone divisive! Cosa c’entra l’essere persona umanitaria con il votare sì o no ad un referendum! La sx mangiapreti che si serve di preti per fare opposizione al governo? La sx non ha argomenti!” o anche: “Ma secondo te che gliene frega a loro se vince il si o il no. Prova a chiede se sono disposti a dividere la loro casa ed il loro stipendio con qualche povero. Tutti capaci a predicare”. Solo uno, timidamente, si azzarda a chiedere quando e dove i personaggi ecclesiali si siano espressi così nettamente.

Ma ovviamente nessuna risposta. E con buona pace della dichiarazione del 13 febbraio dell’ufficio stampa della Cei che voleva gettare acqua sul fuoco, rilevando che “la Conferenza Episcopale Italiana non è entrata nel merito della questione con indicazioni di voto. Ha espresso un forte invito alla partecipazione, sollecitando una corretta informazione per una scelta consapevole e sempre nel segno del bene comune. (…) La Conferenza Episcopale Italiana interviene nel dibattito pubblico solo attraverso dichiarazioni ufficiali e su temi di fondo, come ad esempio l’indispensabile equilibrio tra i poteri, che devono porre sempre a loro fondamento la centralità della persona”. Ma evidentemente i vescovi non hanno capito che in questo clima ogni frase viene strumentalizzata e se non vuoi correre il rischio devi tacere del tutto. E siamo solo all’inizio.