Uno dei signori della droga più potenti del mondo, il messicano El Mencho, è stato ucciso in Messico, a Jalisco “con l’aiuto dell’intelligence Usa” dice il ministero della Difesa messicano. Resta in piedi e perfettamente funzionante il suo cartello narcos con affari miliardari in mille traffici tra i quali il controllo dei mercati di cocaina e metanfetamina verso gli Stati Uniti (e l’Europa e l’Australia). Le droghe classiche e sintetiche sono solo un ramo degli affari del cartello che ha dipartimenti come una multinazionale: controlla immense piantagioni legali di prodotti vari tra cui gli avocados, ha in mano parte del controllo della frontiera per lasciar passare migranti verso gli Stati Uniti (non solo latinoamericani, traffica persone dalla Cina) ed è coinvolto nell’estrazione illegale dell’oro in tutto il Sud America soprattutto in Venezuela.
La conseguenza dell’esecuzione del boss è stata una esplosione di violenza in tutto il Messico, un saggio della reazione dei cartelli – non solo di quello colpito – alla rottura dell’equilibrio armato nella spartizione del mercato. Il vero nome del capo narcos ucciso è Nemesio Oseguera Cervantes, il leader del cartello di Nuova generazione di Jalisco. Come è uscita la notizia della sua morte Guadalajara, la terza città più grande del Messico e la capitale dello Stato di Jalisco, ha cominciato ad ardere per esplosioni in strade e palazzi. Da lì l’ondata ha investito le principali località balneari di tutto il Paese, negozi e banche bruciate. L’esercito parallelo di alcuni gruppi narcos ha per ore bloccato le principali autostrade. I morti per ora sono decine, ma è solo l’inizio. Tutto ciò continuerà finché la successione a El Mencho non sarà compiuta e finché non si sarà trovato un nuovo assetto tra cartelli nella contesa per il potere.
Non è detto che il governo messicano abbia la forza per resistere alla guerra intestina dei narcos. I tempi per l’esecuzione del Mencho sono stati tutti sbagliati, lo sa benissimo la presidente messicana Claudia Scheinbaum, una leader di centro sinistra con forte sostegno popolare nella capitale e meno negli Stati periferici. Il governo non poteva permettersi di far fuori El Mencho mentre peraltro sta in piena offensiva contro il cartello di Sinaloa, il nemico principale del gruppo di Jalisco. Ma i tempi sono stati imposti dalla pressione dell’Amministrazione Trump sugli apparati di sicurezza messicani. La presidente Scheinbaum ha mostrato pubblicamente negli ultimi mesi di voler tener testa alle sparate di Trump, lo ha fatto ogni volta che l’accusa di essere a capo di un narcostato le è stata rivolta dalla Casa Bianca come una minaccia diretta alla tenuta del suo governo. Ma il potere di ricatto statunitense su città del Messico è enorme e non si esercita soltanto attraverso i dazi.
L’ascesa del cartello di Jalisco è avvenuta sulle rovine del Milenio, che si è disintegrato tra il 2008 e il 2009. Nel 2009, il signor Oseguera era emerso vittorioso e aveva scorporato le sue forze per formare il cartello di Jalisco. La maggior parte dei cartelli messicani sono dinastici le successioni più pulite tendono ad essere quelle che mantengono il potere in famiglia. Il figlio di El Mencho però è stato arrestato già da tempo, così come molti dei suoi fratelli e il suo luogotenente è in carcere negli Stati Uniti dal 2020. Rosalinda González Valencia, la vedova, potrebbe avere il potere economico per la successione: è la figlia di uno dei più importanti operatori finanziari del cartello, ma sarebbe uno strappo epocale all’assetto dei narcos se fosse una donna ad assumere il comando del cartello finora più potente. Se venisse presto trovato un accordo tra uno dei quattro vice del boss ucciso l’ondata di violenza potrebbe arrestarsi, altrimenti il Messico continuerà a lungo a bruciare nella guerra per prendere il posto di un boss la cui uccisione crea alla presidente Scheinbaum molti più problemi della guerra commerciale di Trump.