Non solo il trilaterale sull’Ucraina. Nelle stesse ore in cui a Ginevra va in scena il confronto tra Kiev, la delegazione statunitense formata da Steve Witkoff e Jared Kushsner e gli inviati del Cremlino per tentare di arrivare ad un accordo sulla pace e soprattutto sui territori, nella città svizzera si è tenuto anche l’atteso colloquio indiretto tra Iran e Stati Uniti.
I negoziati iniziati oggi con la mediazione dell’Oman sono ovviamente incentrati sui tre punti che Donald Trump intende imporre al regime di Teheran in cambio di una distensione dei rapporti, a partire dal controverso programma nucleare della Repubblica Islamica.
Al termine della prima giornata, almeno secondo le dichiarazioni del degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, Teheran e Washington hanno “raggiunto un’intesa sui principi fondamentali”.
”Ci sono stati buoni sviluppi rispetto all’ultimo round” di colloqui, ha affermato il capo della diplomazia iraniana. Ora ”entrambe le parti lavoreranno su potenziali documenti di accordo, ci scambieremo le bozze e poi fisseremo un’altra data per il terzo round”, ha aggiunto, annunciando che si sta valutando un terzo round di negoziati.
Una data però non è stata ancora fissata perché un nuovo incontro è subordinato all’elaborazione di un testo di accordo e allo scambio delle bozze tra le parti: resterebbero infatti delle distanze su altre richieste dell’amministrazione Trump, ovvero la riduzione della capacità balistica di Teheran e la fine del programma di finanziamento dei gruppi vicini al regime nella regione, da Hamas ad Hezbollah, passando per gli Houthi.
L’avvertimento di Trump
Prima dell’avvio dei colloqui svizzeri era stato proprio Trump a mettere in guardia l’Iran dalle “conseguenze di un mancato accordo”. “Sarò coinvolto in questi colloqui, indirettamente. Saranno molto importanti. Vogliono fare un accordo, non penso vogliano subire le conseguenze di un mancato accordo”, aveva detto il presidente parlando coi giornalisti a bordo dell’Air Force One.
Da parte loro, fonti iraniane avevano riferito che “la revoca completa delle sanzioni è parte integrante di qualsiasi processo diplomatico e la presenza di esperti economici e tecnici nel ciclo di colloqui ne è un segno”.